• Tricasenews.it è ancora in fase di aggiornamento, vi chiediamo un po' di pazienza qualora dovessero presentarsi rallentamenti o difficoltà nella navigazione. Grazie!
Senza categoria

Tricase – Dal 16 al 23 luglio Mostra di pittura di Mimmo Camassa “Libera nos a malo”

TRICASE – Dal 16 al 23 luglio 2016, presso le Scuderie di Palazzo Gallone, Mostra di Pittura di Mimmo Camassa “LIBERA NOS A MALO”

Mimmo Camassa nasce a Bari nel 1964. Frequenta il Liceo Artistico, poi per due anni l’Accademia di Belle Arti per poi partecipare a corsi di Arte Sacra. Dal 1986 inizia come autore prima come Madonnaro poi dedicandosi alla pittura sacra, organizzando mostre prima in Puglia e poi sul territorio nazionale: Milano, Roma, Bologna, Ferrara. Riconoscimenti particolari: lettera di ringraziamento dal Vaticano nel 2005 ed invito come autore nella rubrica Dettagli d’autore su UnoMattina Rai 1. Hanno parlato di lui: Alessandro la Porta, Carlo Franza, Donato Valli.

Scrive di lui il prof. Donato Valli:
Mimmo Camassa ha da tempo  raggiunto la sua maturità  artistica attraverso una costanza e  una passione che denotano non tanto una scelta quanto una nativa disposizione verso la pittura e l’armonia compositiva. In tal modo il colore ha conquistato una sua purezza, assai simile a quella d’una perenne infanzia, equivalente a un costante miracolo di natività, al di sopra  di ogni artificio e di una mera tecnica scolastica. Si spiegano così la semplicità, la autenticità, la limpidezza del colore, il quale aggredisce la tavola con una sorta di spontanea intraprendenza, frutto insieme di natura e fede.
Tutto ciò ha fatto sì che l’artista portasse la sua pittura sulla soglia di un naturale, sempre rinascente infanzia, recuperando uno stile e un tempo che sono insieme un omaggio alla sua  ingenua umanità, al suo amore, alla sua incoercibile dedizione. Sicché la sua pittura coincide col dato puro dell’esistere attraverso l’esaltazione, altrettanto pura del colore.

E così che irrompe nella sua fantasia dell’ artista la madia dell’icona, nella quale la fissità dello sguardo, l’immobilità dei profili hanno qualcosa di definitivo, di metafisico, di sacrale; non si tratta della scolastica ripetizione d’un mondo già consolidato di pittura e tanto meno d’una  sorta di moda oggi assai diffusa. Si tratta, invece, del recupero della civiltà  del dipingere cioè del recupero di una storia del colore che ci riporta alle origini della sua essenza primigenia.
Il movimento è sempre in fieri, in quella sorta di mistero, di magia, nei quali si sente esplodere non tanto una tecnica, quanto un valore, una civiltà del dipingere.

O, forse meglio,gli emblemi di quel valore e di quella civiltà.
Si raggiunge, insomma, un livello espressivo che associa  all’incanto della tradizione iconografica la composta decorazione di un reinventato “liberty” con le sue caratteristiche di stilizzazione e di simbolo.
Tutto converge in un istintivo decoro di sentimenti, da intendere come coscienza della propria dignità ed esaltazione di una  fantasia governata dalla misura e dal sentimento di una profonda umanità.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *