Ambiente, Cultura, Tricase

ALBERO ITALIANO DELL’ANNO, LA QUERCIA VALLONEA DI TRICASE STRAVINCE

TRICASE – La Quercia Vallonea di Tricase con oltre 350mila voti si e’ aggiudicato il titolo di Albero Italiano dell’anno avendo la meglio sulla Quercia di Fossalta che si trova vicinoa Portogruaro, la Quercia delle Checche che sorge in Val d’Orcia, in provincia di Siena e il Leccio dell’Etna, un grosso leccio, nato lungo le falde dell’Etna.

L’annuncio e’ stato dato ieri, 21 novembre da Giant Trees Foundation. 

Con questo straordinario risultato la Quercia Vallonea potra’ rappresentare l’Italia al concorso europeo Tree Of The Year 2020! (Albero Europeo dell’anno 2020!).

“La Puglia vince dichiarando un’amore profondo per la sua quercia (oltre 350mila voti!)”, si legge nel post, “ed ora aspettiamo la proprietà ed il Comune di Tricase per ritirare il meritatissimo premio! La Fondazione sarà felice di adoperarsi affinché questa meraviglia possa godere di salute a lungo“.

La Quercia Vallonea si è subito guadagnata la prima posizione nella classifica degli alberi in concorso e non ha mai retrocesso durante tutti i mesi di votazione.

La cerimonia di premiazione è prevista per sabato 30 novembre presso Villa Florio a Buttrio, in provincia di Udine.

Con i suoi 700 anni e un tronco di ben 4,25 metri, e 700 metri quadrati di foltissima chioma la Quercia Vallonea  è l’albero più antico del Salento. E’ candidata a diventare patrimonio nazionale dell’UNESCO. Nell’anno 2000 il WWF l’ha identificata come “Albero-Simbolo” della Puglia.

La Quercia Vallonea di Tricase è conosciuta anche come “Quercia dei cento cavalieri”: come spesso accade, molte sono le leggende che vengono tramandate dalle tradizioni locali.

Si narra, per esempio, che Federico II, durante una sua visita in Terra d’Otranto, in seguito agli scontri avvenuti a Barletta, abbia trovato riparo sotto la chioma della quercia insieme ai suoi cento cavalieri durante un temporale [Fonte: Terrarossa]. Da qui il soprannome.

La quercia rappresenta per il territorio salentino un simbolo ma anche un supporto all’economia locale perché dalle sue ghiande si può ricavare il “tannino”, una sostanza utilizzata nella concia delle pelli.

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