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Cultura, Provincia di Lecce, Tricase

ALFREDO DE GIUSEPPE: “LE BIBLIOTECHE DI TRICASE”.

Ognuno di noi ha i suoi luoghi di culto, perduti nel tempo, a volte per noncuranza, a volte per dabbenaggine.  A me ad esempio manca molto la Biblioteca Comunale in via Toma. Era un posto angusto, umido e pieno di animaletti, eppure era centro pulsante delle attività politiche e culturali del paese. Era facile entrare, leggere velocemente un giornale, trovare un libro, darsi un appuntamento, vedere casualmente una mostra di foto o di pitture. Ma soprattutto era il luogo dei dibattiti, degli incontri infuocati, delle domande scomode, delle assemblee dei partiti e delle presentazioni dei libri.

Poi piano piano montò la polemica dell’affitto: perché pagare un canone oneroso con tanti locali liberi del Comune? (alla fine si pagavano 600 € mensili!!). Arrivarono anche le polemiche sull’orario, all’inizio c’era un solo addetto, sempre disponibile, innamorato di quel luogo apriva a tutte le ore, al servizio del pubblico come amorevole accompagnamento alla lettura, poi all’improvviso direttori, vice, addetti a varie cose e la Biblioteca che diventa meno disponibile, tutto più complicato, per usarla non bastava più una domandina alla stessa biblioteca ma dovevi entrare in una logica burocratizzata, parcellizzata, infine arrivò il pagamento, la tassa.

Lo spazio, da libero e aperto, diveniva preda di oscuri burocrati, desiderosi di essere al centro della Cultura. Un po’ ridicolo, è vero, eppure ostacolo crescente sull’utilizzo dello spazio. La biblioteca di via Toma era un ambito culturale visibile e vicino, al centro di quello che prima o poi dovrà essere l’isola pedonale di Tricase. L’attuale sede di via Micetti avrà forse risolto i problemi di umidità, ma è stranamente lontana, chiaramente estranea ai percorsi socio-culturali del paese. Quello che per un miracolo, per uno strano miscuglio di combinazioni, era riuscito in via Toma, coniugare uno spazio con la cultura di una comunità, è sparito come d’incanto.

Quando verso l’inizio degli anni ‘80, Valli cominciò a scrivere di Comi anche sul mensile Nuove Opinioni, io da ventenne curioso andai a Lucugnano, e come se fossi un inviato speciale del Corriere della Sera cha va a scoprire un paesino sperduto, cercai di osservare usi e costumi della nostra frazione. Ne uscì fuori un pezzo per certi versi memorabile dal titolo “Tra Comi e Papa Galeazzo: il caso Lucugnano*. L’articolo era molto scarno e intenso come si usava all’epoca e non raccontava nei particolari della mia visita a casa Comi, che per deferenza allora non definii per quella che era: triste, senza anima, senza attività, senza libri, con la porticina semichiusa, il primo piano sprangato,  attenti a non disturbare. Si vedeva lontano un miglio che quell’acquisto fatto dalla Provincia di Lecce nel 1960 era al solo scopo di assicurare dapprima una dimora alla vecchiaia del poeta (di cui tutti i cittadini di Lucugnano avevano un pessimo ricordo) e dopo, negli anni dello spreco generalizzato, un tranquillo e sereno posto di lavoro per un certo numero di “bibliotecari”.

Tornai alla Biblioteca centrale di via Toma e verificai che c’era un solo libro su Comi, che non era stato mai richiesto da alcuno. In seguito fu intitolato al poeta di Casamassella anche l’Istituto Magistrale di Tricase, su pressione dell’allora Rettore Donato Valli che esaltando Comi faceva in realtà un’operazione nostalgia sulla sua stessa gioventù e su quella residenza aristocratica che era stato luogo di ritrovo un po’ snob, un po’ goliardico di poeti ormai a corto di emozioni e di cui lui, giovincello, manteneva un dolce ricordo.

In definitiva Gabellone avrà sbagliato il bando per l’assegnazione di casa Comi, però questi primi 50 anni di gestione sono stati un disastro. Le  biblioteche, al di là delle intestazioni a poeti più o meno minori (e Comi sicuramente è un minore, nonostante tutte le operazioni di marketing) devono essere materia viva, devono vivere dentro il tessuto che le ospita, altrimenti sono sepolcri imbiancati, depositi di carta ingiallita. Ad esempio gli orari di una biblioteca sono fondamentali, stare aperti anche  al pomeriggio per i ragazzi, fino a tarda sera per gli adulti, è sintomo di freschezza, di voglia di cultura, di mettere al centro del paese la propria biblioteca. Gli eventi, così tanto sbandierati, sono un aspetto propositivo, ma la vera forza di una biblioteca è stare al centro del mondo che cambia. Nella quotidianità di un paese normale.

*l’articolo è pubblicato su “A volte bisogna scrivere” di Alfredo De Giuseppe – Ed. dell’Iride – 2000

Pubblicato su “il Volantino” del 3 ottobre 2015 (concessoci dall’autore)                                                    

Alfredo De Giuseppe

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