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Asl, Salento, Salute, Sanita'

ASL LECCE, SCREENING MAMMOGRAFICO RIORGANIZZATO E POTENZIATO

SALENTO – Il programma di prevenzione nell’ultimo biennio è stato riorganizzato e potenziato e sta producendo risultati incoraggianti: non è un traguardo definitivo, ma un solido punto di partenza

Lo screening mammografico della ASL Lecce nell’ultimo biennio è stato riorganizzato e potenziato e sta producendo risultati incoraggianti: non è un traguardo definitivo, ma un solido punto di partenza.

Stiamo ai numeri. Innanzitutto, bisogna chiarire che ogni donna in età da screening dovrebbe fare un esame su base biennale. Nel 2016 la ASL di Lecce ha invitato ad entrare nello screening 23.658 donne salentine (su circa 57mila, la metà della popolazione target da chiamare nel biennio), delle quali hanno risposto positivamente 13.998: in sostanza l’adesione è stata pari al 59,1 per cento, mentre l’estensione (rapporto tra inviti e donne target su base annua) è risultata del 41,06.

Nel 2017 le donne invitate sono salite a 25.978, con un’estensione del 45,3 per cento, e un’adesione di 19.604, pari al 75,4. Dati entrambi in crescita rispetto ad un anno prima. Un trend che si conferma anche nei primi sei mesi del 2018, periodo in cui sono state invitate 13.794 utenti (24 per cento) e di queste hanno aderito in 11.251 (81,5 per cento). Naturalmente, l’estensione va proiettata su 12 mesi, per cui si può stimare che possa toccare all’incirca il 48 per cento.

Si tratta di dati comprensivi di tutte le tipologie di lettere-invito. Non solo, quindi, quelle di prima chiamata (donne che entrano nello screening per la prima volta o donne che hanno completato il ciclo biennale), ma anche solleciti, richiami, mammografie a un anno (per scelta medica) che formano la platea più vasta e variegata delle donne screenate e pienamente inserite nel programma di prevenzione.

Ma come funziona il sistema? Ogni mese vengono inviate circa 2700 lettere-invito alle donne tra 50-69 anni, con data e orari prestabiliti in cui effettuare l’esame. Al di fuori di questa organizzazione, è comunque possibile aderire attraverso vari canali: il Punto Rosa, in cui vi è un contatto diretto tra operatrici e utenti (con circa 1000 richieste all’anno); i medici di base, i quali abbiano segnalato un’utente; l’accesso spontaneo, per cui può bastare una semplice telefonata alle linee dedicate allo screening (0832/215677 – 0836/420369, ore 9-13 dal lunedì al venerdì) oppure l’invio di una mail all’indirizzo screening@ausl.le.it.

Per le donne che per scelta non dovessero entrare nel percorso screening, oppure volessero uscirvi dopo regolare rinuncia scritta (in totale 1039 casi tra il 2017 e 2018), è prevista la possibilità di optare per la senologia istituzionale, dove in ogni caso possono trovare la risposta adeguata al loro specifico bisogno di salute. Attraverso questa modalità, nel 2016 ASL Lecce ha erogato 5137 mammografie, 4762 nel 2017 e altre 2929 sino ad ottobre 2018.

Il percorso di screening, un iter in cui la donna viene accompagnata per mano, è quindi il risultato di diversi fattori che operano nella stessa direzione. Un fattore culturale, connesso alla crescita di una nuova sensibilità tra le donne e favorito dagli stimoli offerti dalle campagne informative. Un fattore organizzativo e strutturale, legato all’aumento dei centri screening (attivi in tutti e dieci i distretti socio sanitari) e al numero di mammografie effettuate per ogni seduta, passate da 15 a 25. Fondamentale è stato poi l’investimento tecnologico, attuato attraverso il collegamento in rete dei vari centri, e l’acquisto di nove mammografi 3D di ultima generazione, distribuiti tra il Polo Oncologico e i distretti, con un netto miglioramento della qualità diagnostica, anche grazie alla refertazione eseguita da due diversi senologi con il metodo del “doppio cieco”.

Va da sé che l’obiettivo ottimale dell’estensione degli screening è fissato tra il 90 e il 100 per cento, mentre quello dell’adesione – come rileva il Rapporto Bersagli della Scuola Sant’Anna – dovrebbe superare il 70 (risultato, questo, già ampiamente centrato). La strada intrapresa dalla ASL Lecce sembra perciò quella giusta, sebbene sia perfettibile. Per allargare la platea delle donne chiamate a fare lo screening, l’estensione appunto, si sta quindi lavorando per aumentare le risorse a disposizione, medici e tecnici in particolare, così da poter far salire il numero di sedute e le ore di impiego delle apparecchiature. Parallelamente, infine, si sta potenziando il fronte della presa in carico delle donne risultate positive, con un’organizzazione in grado di seguirle durante i diversi passaggi da affrontare nel percorso di cura: intervento chirurgico, terapia, esami e visite di controllo.

Author :

Ufficio Stampa

Publication date:

26/10/2018

last update:

26/10/2018

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