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Economia, Salento

Bankitalia: “Cresce il Salento, ma l’occupazione non decolla”

SALENTO – Dopo tre anni di recessione anche l’economia salentina come quella pugliese è tornata a crescere. Bene l’export, turismo, meccanica, agroalimentare e costruzioni, tra i settori. Ancora male, invece, la disoccupazione – che guadagna ulteriore terreno attestandosi a quota 22% – pur in presenza di aumento degli occupati del 3%, nonché l’accesso al credito che, in questa provincia, ha riguardato prevalentemente le famiglie rispetto alle imprese.

È il quadro emerso ieri all’esito della presentazione del rapporto annuale sull’economia della Puglia elaborato dalla Banca d’Italia in collaborazione con l’Università del Salento alla presenza delle massime autorità istituzionali, imprenditori e rappresentanti del mondo bancario.
 
I dati esposti rispettivamente dal direttore della Banca d’Italia di Bari, Pietro Sambati, dal direttore della filiale di Lecce, Maurizio Cenci, dal preside della facoltà di Economia dell’Università del Salento, Amedeo Maizza, e dal ricercatore Vincenzo Mariani hanno subito messo in luce la buona performance delle imprese del territorio sui mercati esteri nel 2015 (+12,2%), proprio di recente rimarcata anche dalle elaborazioni fornite dalla Camera di commercio di Lecce anche con riferimento ai primi tre mesi dell’anno in corso (+11,5%). «L’export salentino – ha spiegato proprio Mariani – è significativamente migliore rispetto alla media regionale grazie soprattutto all’andamento positivo nella vendita di macchinari e apparecchiature e dei prodotti agroalimentari».

È dunque positivo anche il riferimento agli investimenti trainati anche in questo caso dall’agroalimentare. Mentre manifesta un nuovo crollo il settore delle calzature, molto intenso in tutta la regione ma ancora più proprio nel Salento, sulla scorta della negativa performance del distretto di Casarano, visibile anche nei primi tre mesi del 2016 (-20,9%).
In controtendenza rispetto alle dinamiche registrate durante il periodo della crisi (2007-2015), si fa notare l’agricoltura: «Migliora la produzione di olive, benché colpita in alcune aree della regione dalla diffusine del parassita Xylella fastidiosa, è aumentata di un terzo rispetto all’anno precedente. La produzione di pomodoro da industria è cresciuta di quasi la metà e ha ripreso ad aumentare anche quella di uva, soprattutto l’uva da vino (+18,4%)», mentre crolla il frumento.

Anche le costruzioni concedono segnali di vitalità nel Salento. Lo ha evidenziato con un inciso il direttore Pietro Sambati: «Ristrutturiamo i nostri centri storici e i nostri patrimoni che avranno al di là dell’edilizia significative ricadute sul turismo e anche sull’artigianato». Il dato è direttamente connesso a quello della compravendita di abitazioni (edilizia residenziale) che se a livello regionale si attesta al 3,3% nel Salento tocca quota 2,4%. Per altro verso, lo stesso dato è riconducibile alla ripresa dei prestiti. Sul tema è stato il direttore Cenci a fare il punto: «In provincia di Lecce il credito è rimasto stabile nel 2015; era diminuito dell’1,6% a dicembre ma a marzo, per la prima volta, è tornato positivo: +0,4%. La stessa dinamica è tuttavia trainata unicamente dai prestiti alle famiglie che se a dicembre aumentavano dell’1,4% a marzo addirittura del 2%.

Contro, invece, una situazione ancora di sofferenza di prestiti alle imprese: a dicembre -2,1% e a marzo -0,8%, a fronte, invece, di aumento a livello regionale dello 0,5%». Perché Salento e Puglia in questo fondamentale ambito viaggiano a doppia velocità? «Probabilmente – ha aggiunto Cenci – il dato risente di un effetto composizione: il credito sta crescendo soprattutto verso le aziende di maggiori dimensioni che nel Salento rappresentano una quota assai meno rilevante che a livello regionale». Ne sa qualcosa anche il settore turistico che rappresenta sicuramente un altro punto di favore per il Salento: tra il 2007 e il 2014 sono aumentati gli investimenti in strutture ricettive ma anche i posti letto: +33,1%.
«In provincia di Lecce – recita il rapporto – si è registrato anche un riposizionamento dell’offerta verso strutture ricettive di qualità medio-alta».

Fonte

1 Comment

  1. L’occupazione non decolla perché il turismo anche quello più radicato e diffuso ,può
    arrivare al massimo al 30% degli occupati,l’agricoltura anche se in crescita soffre
    moltissimo dei prezzi alla base molto bassi,E’ vero il calzaturificio è l’abbigliamento che
    prima andavano alla grande hanno delocallizzato a causa dell’invasione senza controllo
    degli stessi articoli esportati dai cinesi.Secondo me questi due settori dovrebbero
    investire nella qualità.

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