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Cronaca, Giustizia

CARCERE, RISOCIALIZZAZIONE E GIUSTIZIA. L’INTOLLERANZA VERSO IL “MOSTRO PER SEMPRE”.

E’ tornata alla ribalta la vicenda giudiziaria di Giovanni Scattone, quel ricercatore romano che fu condannato per l’omicidio colposo della studentessa Marta Russo nel 2003 e che scontò la pena inflitta prima in carcere, poi con la detenzione domiciliare ed, infine, con l’assegnazione ai servizi sociali.

In modo quasi schizofrenico, oggi leggiamo ed ascoltiamo, da un canto, numerosi fra politici e mass media che gridano l’urgenza di incidere in modo più gravoso sui responsabili per questo o quell’altro fatto di reato, proponendo aumenti di pena detentiva. D’altro canto, però, in modo totalmente distonico o schizofrenico si fomenta l’emarginazione, l’intolleranza, il concetto del “mostro per sempre” contro coloro che vagliati dalla Giustizia, hanno patito la condanna ed hanno, secondo la Legge, scontato interamente la pena detentiva inflitta.

La questione oggettiva, quindi, coinvolge chiaramente tutti noi e le nostre idee sulla bontà, sull’efficacia dell’intero sistema “giustizia”.

Il sistema, l’insieme di norme e leggi che lo regolano, sono riassumibili in questo modo: se un uomo è ritenuto responsabile di un determinato fatto di reato, dopo i tre gradi di giudizio penale, verrà condannato alla sanzione indicata dalle legge per quello specifico fatto illecito. Per i fatti più gravi la sanzione è detentiva, quindi, si va in carcere per il tempo inflitto dal Magistrato la cui sentenza non sarà più impugnabile e, con la permanenza in carcere si sconterà il debito con la giustizia italiana.

La Legge italiana non afferma che cesseranno di essere uomini, di avere il diritto alla vita, alla salute, al lavoro, alla famiglia, ai sentimenti.

In carcere, poi, tutte le figure professionali che operano ogni giorno avranno come compito primario il condurre questa persona a effettuare una rivalutazione della propria vita, dei propri valori, per equilibrarli con quelli della società. Il sistema penitenziario (con tutte le sue difficoltà determinate anche dalla diffusa cultura dell’emarginazione) si basa per Legge sulla scommessa che, mentre si previene che siano commessi altri fatti di reato, al contempo si rieduca, si riformulano i valori, le capacità soggettive di quella persona così che la stessa possa, scontata la pena, reinserirsi nella società al pari degli altri. 

Ecco perché nella nostra Costituzione troviamo scritto che “(…) la pena deve tendere a risocializzare il condannato”: nel senso che, durante il periodo di privazione della libertà la persona deve usufruire di occasioni, strumenti, interventi e sostegni idonei a farle avviare e portare possibilmente a compimento quel percorso personale. In questo, quindi, deve consistere il cosiddetto “trattamento” penitenziario.

Quando, allora, una persona si trova nuovamente “a piede libero” e commette nuovi reati, non è la sola ad aver fallito: è l’intero sistema giudiziario e penitenziario che ha fallito, è l’intera società che deve muoversi perché il sistema funzioni correttamente e quell’uomo non avverta più il bisogno o l’idea di commettere ancora fatti illeciti.

Ugualmente, quando parte della società addita un insegnante e lo definisce “assassino per sempre”, hanno fallito i Magistrati che hanno scritto quella sentenza, gli Avvocati che lo hanno assistito, i Cancellieri del Tribunale, il Ministro di Giustizia, i Dirigenti del Carcere, gli Psicologi, gli Agenti di Polizia Penitenziaria, i Funzionari giuridico-pedagogici, il Sacerdote del Carcere, i Giornalisti, gl Amici ed i Parenti del colpevole così come della vittima; non sono serviti gli anni ed anni di processo penale, il dolore, la disperazione, le vite spezzate e quelle piegate. Tutto inutile, abbiamo fallito.

Soprattutto, ha fallito la nostra Costituzione che all’art. 3 dice che siamo tutti uguali al cospetto della Legge e all’art. 27 recita che la pena deve tendere alla rieducazione del colpevole.

Avv. Tania Rizzo

Coordinatore Regionale Puglia Giovani Avvocati di A.I.G.A.

AVVOCATO-TANIA-RIZZO

Commissario Dott. Riccardo Secci

Comandante Reparto Polizia Penitenziaria Lecce

COMANDANTE-SECCI

 

 

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