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Economia, Fisco, Salento, Sindacati

CASSA INTEGRAZIONE, A GIUGNO AUMENTO DEL 175% OLTRE 1 MILIONE E 600MILA LE ORE AUTORIZZATE NEL PRIMO SEMESTRE 2017

Incrementi da capogiro, palese la sofferenza delle nostre aziende.

 

Giannetto: “Incrementi da capogiro, palese la sofferenza delle nostre aziende”

Continua la corsa della cassa integrazione in provincia di Lecce. Nel mese di giugno, si registra un aumento del 175 per cento delle richieste rispetto al mese precedente, mentre a livello regionale le richieste sono in netto calo (-85,3). Secondo il 6°Rapporto elaborato dalla Uil – Servizio Politiche del Lavoro, su dati Inps, ammontano a 585.425 le ore di cig complessivamente autorizzate a Lecce e provincia nel mese di giugno, contro le 212.717 di maggio.

A incidere sul dato generale è soprattutto l’exploit della cig in deroga, che passa da 2.304 a 193.131 ore. Più che raddoppiate anche le richieste di cig straordinaria (da 85.332 a 153.276, +79,6%) e cig ordinaria (da 125.081 a 239.018, +91,1%).

Nel primo semestre 2017, sono state autorizzate complessivamente 1.642.501 ore di cassa integrazione, di cui 664.249 di cig ordinaria, 767.991 ore di cig straordinaria richiesta per riorganizzazione e crisi aziendali (295.368) e solidarietà (472.623), 210.262 ore di cig in deroga (il 487 per cento in più rispetto al primo semestre 2016). È l’industria il settore che ricorre di più all’ammortizzatore sociale, seguito da edilizia, commercio e artigianato.

“Gli incrementi che registriamo da mesi nella nostra provincia sono da capogiro”, commenta Salvatore Giannetto, segretario generale Uil Lecce. “Con i dati di giugno – osserva – si può fare una prima riflessione, quella di “metà anno”, che consente al sindacato, ma anche alla politica e alle aziende di comprendere come, e se, la “ripresina” si stia consolidando o se, come temiamo, essa è frutto di una polarizzazione che vede solo alcune imprese crescere e molte altre in sofferenza.

Le ristrutturazioni e le crisi aziendali permangono, i limiti temporali (durata) imposti dal Jobs act, unitamente al maggior costo, possono spingere alcune realtà produttive a rinviare ammodernamenti e ristrutturazioni. Di fronte a questa situazione, occorre la consapevolezza politica di intervenire con urgenza sul rafforzamento della rete delle politiche attive come unico viatico in favore di persone in cerca di inserimento o reinserimento nel mondo del lavoro. Nelle prossime settimane si aprirà un confronto con il Governo sui temi della crescita e del lavoro. Naturalmente per noi non ci può essere antagonismo tra la protezione sociale (ammortizzatori sociali) e le politiche attive, convinti che l’obiettivo prioritario non può che essere far lavorare, bene, il maggior numero di persone”.

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