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CI SONO I SOLDI, MA LA ASL DI LECCE NON HA ANCORA I NUOVI FARMACI CONTRO L’EPATITE.

Ci sono i soldi, ci sono i farmaci, ma non le cure. E’ il paradosso che stanno vivendo decine di pazienti salentini, malati di fegato, affetti da gravi forme di epatite, da tumore epatico, da cirrosi o persone trapiantate di fegato. In tutti i casi non si riesce ad accedere alle nuove terapie. Eppure dal recente congresso europeo di Vienna di epatologia, che ha visto la presenza dei più illustri nomi della medicina epatica, è emerso che le nuove cure contro il virus dell’epatite, hanno dato ottimi risultati, eliminando del tutto il virus dall’organismo infettato. Il mix terapeutico, in uso in molti paesi europei, è una combinazione di due farmaci: il sofosbuvir e il simeprivir, in alternativa il dasunaprivir o il daclatasvir o ancora l’exviera. Si tratta di un trattamento sicuro, efficace, senza controindicazioni perché non tossico. In Italia, solo alcune regioni del centro nord, hanno a disposizione la combinazione dei due farmaci, nel sud, dove l’epatite e le malattie infettive del fegato sono più diffuse, la nuova terapia, non è reperibile. Motivo, molto probabilmente il costo, pari a 35 mila euro a ciclo, per una durata che varia da un minimo di tre a sei mesi. Eppure la Puglia, ha individuato, con delibera regionale dell’assessore Pentassuglia, i centri autorizzati nel territorio a prescrivere la nuova cura. Oggi però nell’Asl di Lecce, esiste a disposizione dei pazienti, solo il sofosbuvir, senza il secondo medicinale, che invece è fornito a San Giovanni Rotondo, Bari. 

L’Asl di Lecce invece, accusa dei ritardi. Nel reparto di malattie infettive di Galatina, ci sono persone che aspettano la terapia innovativa, tanto attesa. Una donna racconta di essere stata rimandata per ben tre volte dal Santa Caterina Novella, eppure aveva letto sui giornali del reparto di malattie infettive di Galatina come di un centro attrezzato per il nuovo trattamento. Non è la sola, perché sono arrivati sempre negli infettivi di Galatina, diversi pazienti trapiantati nei centri del nord, come Padova, Bologna e Pisa, che, avendo avuto un’epatite recidiva dopo il trapianto dell’organo, non hanno potuto seguire il nuovo trattamento nei rispettivi centri settentrionali, perché riservato solo ai residenti della zona. Motivo per cui si sono recati al Santa Caterina Novella, per ottenere le cure, che però non arrivano. Il rischio per questi pazienti con fegato trapiantato e un’epatite recidiva, è che perdano del tutto l’organo, con le conseguenze che si possono immaginare. Si tratta di casi che non possono aspettare, ma di fatto il danno c’è già, perché ogni giorno che passa la malattia avanza velocemente, mentre l’Asl non ha ancora rifornito il reparto autorizzato dei farmaci innovativi. Quello che attualmente c’è a disposizione, è il sofosbuvir, farmaco adatto per curare solo il 20% dei pazienti affetti da un genotipo del virus C, meno diffuso, al restante 80% delle persone ammalate, viene negata di fatto la terapia combinata dei due medicinali ed efficace per debellare il genotipo 1, che è quello più diffuso del virus dell’epatite.

I ben informati riferiscono che l’ordine di acquisto per i farmaci più innovativi, sia sulla scrivania del direttore sanitario. Il timore è che tale rifornimento tardi ad arrivare, perché il direttore generale, dovendo attenersi alle direttive regionali, di ridurre la spesa farmaceutica, possa decidere di non comprare. La riduzione della spesa farmaceutica è infatti, uno dei tre obiettivi sul quale verrà valutata l’attività di Gorgoni a metà mandato.

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