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Agricoltura, Cultura, Lavoro, Specchia, Turismo

“COSI’ RINASCERA’ BORGO CARDIGLIANO”, PARLA ANTONIO LIA

di Francesco Greco – www.giornaledipuglia.com che si ringrazia per la gentile concessione.

A Benigni piaceva nascondersi nelle cavità naturali degli ulivi secolari (voleva comprare un uliveto), o spuntare all’improvviso dai vicoli del centro antico, fermarsi davanti alle panchine e divertire gli anziani con le sue gag. Claudio Abbado amava ascoltare la sua musica seduto all’ombra dell’immenso albero di magnolia di Casino Forni. Inge Feltrinelli aveva preso casa qui e gli aspiranti scrittori le facevano la “posta” per porgere “brevi manu” il manoscritto.

A Piazza del Popolo ai tavolini trovavi Natalia Aspesi (“Repubblica”) e Diego Abatantuono apprezzava la cucina all’antica di Antonietta alla “Bettola”, mentre il Nobel per la Fisica Carlo Rubbia adorava il gelato di Martinucci e anche Prodi, da premier, ci passò le vacanze.

Un’energia dolce, un’alchimia strana richiamava il meglio dei vip dall’Italia e dal mondo: spettacolo, scienza, politica, a Specchia, sud Salento, a due passi da “Finibus Terrae”, uno dei borghi più belli d’Italia.

Da “voce” ignota all’economia locale, un pò rurale, un po’ legata all’edilizia grazie alle rimesse degli emigranti, il turismo divenne il motore dello sviluppo. Tra fine anni Novanta e Duemila il “miracolo economico”: 12 nuovi ristoranti, 500 posti-letto. Ebbe successo l’idea di “albergo diffuso”. La strada dei negozi, una via Condotti in 16/mi, offriva le eccellenze dell’enogastronomia locale e il made in Italy, qui è nata la prima “Notte bianca” di Terra d’Otranto e Paolo Pisanelli ha portato il “Cinema del Reale” (a luglio).

L’eccellenza Specchiasol (piante officinali per prodotti di bellezza) si radicò e oggi si è affiancata la coltivazione della moringa. La vecchia gelateria Martinucci ha raffinato i prodotti portandoli all’eccellenza e si è affermata a livello mondiale (Lombardo invece ha scelto di rimanere piccolo, di nicchia).

Ambiziosa, Specchia voleva diventare una piccola Davos, e dialogava con l’Unesco, l’ambasciatore USA era di casa, da cittadino onorario Rubbia inaugurò la centrale eolica d’avanguardia, esperimento-pilota, ricerca e innovazione.

Borgo Cardigliano negli anni ’30 era stata la masseria dei Greco, sfamava 600 persone, le famiglie coltivavano l’ulivo, il tabacco, la vigna, il grano. Il mondo era in b/n, l’economia autarchica. La domenica si celebrava messa, c’era la scuola (insegnarono prima la madre, poi la sorella dell’on. Antonio Lia).

Dopo un lungo oblio, da villaggio-fantasma divenne di proprietà comunale e dal 2002 al 2008 funzionò come albergo, 200 posti-letto, 300 al ristorante tipico, diretto alla grande da Marino Orsi. Si proponevano mostre d’arte (a piazza del Popolo spuntò una galleria con artisti di fama internazionale), teatro, presentazioni di libri. Fu usato anche come set cinematografico.

Fu la Specchia di ieri, anni ruggenti, invidiata (anche da città di mare), format vincente. E oggi? La magia è svanita, qualche vip ha messo il cartello “Vendesi”. L’allegoria del declino: le erbacce che soffocano Cardigliano (da due anni il guardiano senza stipendio).

6 volte sindaco e 3 parlamentare nella prima Repubblica, inventore del Gal Santa Maria di Leuca, vice-presidente di FinPuglia, sottraendo tempo alla famiglia, viaggiando fra Roma, Bruxelles e Bari, l’on. Lia (Dc e affini) fu l’artefice di quel successo. E oggi soffre nel veder vanificato tanto lavoro, l’ennesima cattedrale nel deserto di cui il Sud è pieno (gli Interporti di Surbo e Melissano, per esempio).
Ma ha qualche idea per tornare all’antico splendore, pensa che la fenice può rinascere dalle sue stesse ceneri.

DOMANDA: Come fu restaurato Cardigliano?
RISPOSTA: “Ho sempre suggerito di arricchire il Comune di un parco-progetti in modo che ogni volta che esce un bando il Comune si trovi pronto per partecipare. Sul mio tavolo da Sindaco ne era sempre accatastata una quantità. Il Consiglio Regionale della Puglia nel 1987 approvò la legge n. 7, che prevedeva il finanziamento di idee presentate dai Comuni.
Noi ne avevamo pronti tre: l’acquisto delle abitazioni abbandonate del Centro Storico per un albergo diffuso, del Bosco e Casina Daniele con una ventina di ettari e di Borgo Cardigliano per un complesso agrituristico.
Il Governo bocciò la legge ma il Comune non si arrese e presentò la richiesta di finanziamento alla Cassa del Mezzogiorno che valutò positivamente le tre proposte.
Qualunque cittadino di Specchia, ragionammo, almeno una volta nella vita si è posto una domanda: se fossi proprietario di Cardigliano, cosa farei? Decidemmo di farci finanziare quel progetto e ricevemmo fondi europei per 15 miliardi delle vecchie lire. Acquistammo dalle tante famiglie Greco l’intero immobile che oltre alle costruzioni si componeva di 198 ettari. Riuscimmo a fare un albergo con 200 posti letto, un ristorante per 300 persone, una sala convegni con 200 posti a sedere, un grande spazio per la cultura. Cardigliano fu scelto anche come set cinematografico e fiction tv. Da lì prese il volo il turismo nel nostro paese”.

D. Ha in mente il rilancio?
R. “Nel 2001 la gestione fu affidata – dopo una pubblica gara che prevedeva l’assunzione, da parte del vincitore, di personale residente nel nostro Comune – alla Società Rota s.r.l. che gestì il complesso fino al 2006, con competenza e professionalità. Nel 2007 alcuni ospiti presero a lamentarsi della gestione e degrado. A primavera 2008 notammo un peggioramento che se non affrontato avrebbe causato la distruzione. Decidemmo di revocare la gestione. Il Consiglio Comunale si divise. Presi atto della mancata fiducia e mi dimisi da Sindaco. Nel dicembre 2008 il Prefetto di Lecce nominò un Commissario, a giugno 2009 ci furono le elezioni. La società Rota continuò la scellerata gestione, il Complesso si deteriorò sempre più. Il gestore chiese al nuovo Sindaco di ridurre i tempi di apertura da giugno a settembre. L’anno dopo la società chiuse Cardigliano.
Seguirono proteste. A luglio 2016 fu allestita una mostra. A oggi Cardigliano è ancora affidato alla società Rota.
A Specchia si sono costituite 10 aziende agricole di giovani imprenditori. Abbiamo sollecitato il Comune a deliberare la concessione dei 150 ettari circa del terreno agricolo libero da concessioni, con lo slogan “Terre ai Giovani”, l’affidamento delle terre di Cardigliano. Il Comune, tornato in possesso, lo dovrebbe assegnare a giovani che hanno acquisito esperienze come chef, cuochi, maitre d’hotel, ecc. a Roma, Milano, Venezia, Londra. Si creerebbero nuove opportunità lavorative”.

D. Si parla di Specchia sotterranea…
R. “Specchia ha nel sottosuolo tanti frantoi ipogei, il Comune, infatti, è nel sistema delle strade dell’olio.
Col contributo del Ministero dell’Ambiente, Gal Santa Maria di Leuca e Regione Puglia, a metà anni 2000 abbiamo restaurato 5 frantoi. Sono divisi da un diaframma, è facile metterli in comunicazione, anche quelli nella parte bassa del paese. Far visitare Specchia sotterranea sarebbe intrigante per la nostra vocazione turistica”.

D. Altro mantra: la “Valigia delle Indie”, cos’è?
R. “E’ una mia idea nata dall’esperienza di un servizio di trasporti che nell’800 partiva da Brindisi per raggiungere le coste dell’Egitto, la Turchia e tornare a Brindisi. Sono stato 12 anni in Parlamento da componente della Commissione Trasporti, ho partecipato al riordino del sistema portuale italiano: la Puglia, con 800 km di costa, non ha mai avuto, nella storia moderna, una sola Autorità Portuale, anzi per tutto il Sud, dopo Napoli c’era Messina. Presentai una proposta di legge per inserire nel sistema portuale italiano i porti pugliesi. Se viene da più Parlamentari ha più possibilità di diventare legge dello Stato. Chiesi ai colleghi pugliesi di sottoscrivere la proposta, nessuno aderì. Alla fine capirono che se volevano che il riordino passasse, la mia proposta doveva essere accettata, così fu.
Nel 1994 la Puglia entrò nel sistema portuale italiano con tre Autorità: Bari, Brindisi, Taranto. Nessuno se ne accorse. Ho avuto il plauso dei proprietari delle flotte navali di Rotterdam che con le navi, per trasportare le merci dall’Oceano Indiano, sono costretti ad attraversare il Canale di Suez, tutto il Mediterraneo, lo stretto di Gibilterra, risalire parte dell’Oceano Atlantico lungo il Portogallo e la Francia per raggiungere Rotterdam per poi, su gomma o ferrovia, trasferire le merci all’Interporto di Bologna per lo smistamento in Europa. Con la mia legge, se attuata, le navi, dopo l’attraversamento del Canale di Suez, potevano indirizzare le loro rotte verso i porti pugliesi mettendo in attività l’Interporto di Surbo, allora il più grande, moderno e attrezzato d’Italia”.

D. Specchia “paese autonomo”, cosa vuol dire?
R. “Oggi è tra i paesi più conosciuti nel sistema turistico pugliese e nazionale, uno dei 20 Borghi da vedere in Italia, 500 posti-letto, i nostri ristoranti sono frequentati tutto l’anno. Se si realizzasse la mia idea su Cardigliano si potrebbero creare tantissime opportunità di lavoro. L’intraprendenza e l’intelligenza dei miei Concittadini potrebbero sviluppare altre idee. Non mi è mai piaciuto tendere la mano per elemosine, anche politiche, lesinare un posto di lavoro, una comoda sistemazione in un ufficio per qualcuno. Dobbiamo sforzarci per usare meglio quanto la natura ci ha dato: il mare, l’ambiente, il territorio, le bellezze monumentali, i centri storici, la cultura, il rapporto con le persone, la carica umana”.

D. Come nacque l’idea di albergo diffuso?
R. “Gli emigranti che con le loro rimesse costruivano le nuove abitazioni, lasciando spesso in abbandono le abitazioni nelle quali erano cresciuti e avevano vissuto i genitori. Quelle case abbandonate erano nel centro storico, allora sporco, senza acqua, fogna. Con la legge regionale n. 7 presentai il progetto per l’acquisto e la trasformazione in albergo diffuso dove la seduzione del posto avrebbe creato, col passaparola, un turismo a dimensione dell’ospite che trova quella familiarità e rapporto umano nella sua città scomparsi da tempo. Così è avvenuto, peccato che quell’esperienza si sta esaurendo…”.

1 Comment

  1. Nessun politico ha fatto quanto Antonio Lia per il nostro territorio, non so se ritornerà a fare il sindaco, ma di certo non si vede in circolazione un’ alternativa così carica di passione e competenza. Tutti arrampicatori di scrivanie. Grazie Antonio LIA. Pinuccio RICCARDI

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