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Economia, Lavoro, Salento

CREDITO, PENALIZZATE LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE DEL SALENTO

Paradossalmente, non sono state poche le imprese sane che hanno dovuto chiudere bottega in questi anni solo perché ritenute “non bancabili.

SALENTO – Si tagliano ancora i finanziamenti alle aziende, a scapito soprattutto delle imprese di minori dimensioni. In provincia di Lecce, le attività commerciali, artigianali e dei servizi, con meno di 20 addetti, pur rappresentando la stragrande maggioranza del tessuto produttivo locale, risultano le più penalizzate dagli istituti di credito.

Sul totale dei prestiti erogati (tre miliardi di euro), alle micro e piccole imprese è stato concesso meno di un miliardo (per la precisione, 923 milioni e mezzo), contro i due miliardi 78 milioni erogati a quelle con almeno 20 addetti. I prestiti alle micro e piccole aziende rappresentano, dunque, meno di un terzo. Per la precisione, appena il 30,8 per cento, secondo l’ultimo report sul credito, a cura dell’Osservatorio economico, diretto da Davide Stasi, che ha analizzato l’andamento degli impieghi bancari erogati alle aziende salentine.

Per Corrado Brigante, presidente della Cooperativa di garanzia «L’Artigiana», «il problema dell’accesso al credito è sicuramente uno dei più sentiti dai piccoli imprenditori. La serie storica da noi elaborata mette bene in evidenza che, sebbene già nel periodo pre-crisi i livelli di attenzione a questa parte del nostro tessuto produttivo non fosse particolarmente elevata, lo stock percentuale di finanziamenti si è andato via via riducendo.

Paradossalmente – aggiunge – non sono state poche le imprese sane che hanno dovuto chiudere bottega in questi anni solo perché ritenute “non bancabili”. Imprese a cui sarebbe bastato un piccolo aiuto per restare a galla. E la situazione continua ad essere paradossale perché, ad oggi, sono tantissimi i “piccoli” che esprimono la necessità di investire e finanziarsi, proprio per provare a cogliere le opportunità di crescita che mercato globale, nuove economie e innovazione tecnologica offrono. C’è da dire, poi, che le grandi aziende, quelle con almeno 20 addetti, sono quelle che hanno determinato un crescente ammontare di sofferenze e di ‘incagli’ ovvero prestiti non rimborsati alle banche creditrici».

Secondo Brigante, «diventano essenziali quegli strumenti di mutualità che hanno consentito ai piccoli imprenditori di accedere ai prestiti pur a fronte di condizioni di ingresso ai limiti del tollerabile. Il riferimento – spiega – è ai consorzi fidi ma anche a tutti quegli strumenti di finanza agevolata e fatta “su misura” della piccola impresa che caratterizzano la galassia dei nostri servizi».

«Per provare davvero ad invertire la marcia – puntualizza Davide Stasi, direttore dell’Osservatorio – è fondamentale procedere al completamento delle nuove regole del Fondo centrale di garanzia e adottare, nei prossimi mesi, la norma che attua la legge delega di riforma dei confidi. Ciò nondimeno – chiosa – si può agire anche alla fonte, ossia riducendo il fabbisogno di credito delle piccole imprese, magari consentendo la compensazione diretta e universale tra debiti e crediti delle imprese verso la Pubblica amministrazione. Una misura, quest’ultima invocata da tempo e la cui adozione non deve essere più rinviata».

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