Curiosita'

DAVIDE, INFERMIERE DI TRICASE IN SVEZIA INSEGUENDO I SUOI SOGNI E IL SUO AMORE

Si viaggiare, evitando le buche più dure, senza per questo cadere nelle tue paure…” cantava il grande Lucio Battisti, ed è un po’ la storia che vi racconteremo in questa intervista.

Davide, infermiere di Tricase, vincendo quelle che sono le sue paure, parte per Stoccolma, patria degli ABBA, al fine di realizzarsi professionalmente.

Lui ha inseguito i suoi sogni, ed il suo amore per Isabella, collega italo/svedese, conosciuta al corso di laurea di infermieristica a Bologna.

La Svezia, paese ricco, con un PIL procapite nominale di 55000 dollari annui, ha un benessere diffuso, e una qualità dei servizi pubblici tra i primi al Mondo.

Questa Monarchia Parlamentare, ha un Sistema Sanitario Nazionale, il cui cardine è rappresentato dalla Legge sui servizi sanitari e medici del 1982, che ha delineato tre principi fondanti in ordine gerarchico:

  1. Dignità umana, per cui tutti godono degli stessi diritti.
  2. Bisogno e solidarietà, per cui la precedenza nelle cure sanitarie spetta ai più bisognosi.
  3. Costo-efficacia, per cui la scelta fra diverse alternative deve dipendere dal rapporto fra costi e benefici.

Il sistema Sanitario è di tipo Beveridge, ed è essenzialmente organizzato su tre livelli. Si differenzia dal sistema Britannico-irlandese per la tendenza al decentramento.

Il livello centrale, con il Ministero del Welfare e della Salute, coadiuvato dal Comitato Nazionale per la Sanità e il Welfare (Socialstyrelsen), ha compiti di programmazione, che includono anche la promozione della salute e la prevenzione (se ne occupa il Folkhälsoinstituet, Istituto Nazionale di Sanità Pubblica). I suoi successi sono considerevoli: basti citare la “zero-vision” sulla mortalità per incidenti stradali, cioè l’obiettivo di azzerarla (nel 2007 era 4,7/100.000 abitanti/anno, la più bassa in Europa con l’Olanda); e la più bassa proporzione di fumatori in Europa (quasi dimezzati quelli di sesso maschile negli anni ‘90). Più difficili da controllare risultano l’obesità e l’alcolismo.

A livello regionale , i 20 Landsting erogano l’assistenza primaria, secondaria e terziaria.

In particolare, l’assistenza primaria (in ambulatori polifunzionali, almeno uno per municipio) e secondaria (in 40 ospedali di distretto e 20 ospedali centrali di contea) sono gestite, nella maggioranza delle contee, dai Distretti Sanitari, autorità analoghe alle ASL italiane. Le cure terziarie, invece, sono organizzate in modo peculiare: l’intero territorio nazionale è diviso in 6 regioni, ciascuna comprendente più Landsting per un totale di circa un milione di cittadini, e servita da un ospedale regionale ad alta intensità tecnologica.

Il livello locale, cioè i municipi, si occupa dei servizi di comunità – servizi sociali, assistenza domiciliare, assistenza ad anziani, disabili e disabili psichici.

In questa realtà ha deciso di catapultarsi il nostro collega salentino, un po’ per opportunità, ed un po’ per amore.

Proviamo questa volta ad imitare un sistema che ha trovato fortuna nei format televisivi, l’intervista doppia. Questa idea, nasce, ad onor di cronaca, dai protagonisti dell’articolo, che hanno voluto dare il loro contributo alla comunità infermieristica, condividendo la loro storia insieme, così come condividono tutti i giorni questa interessante esperienza.

  • Ti puoi presentare ai nostri lettori ?

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Davide

DAVIDE: Ciao, mi chiamo Davide e nella vita mi reputo una persona molto fortunata, dal momento che svolgo una professione importante che mi riempie di soddisfazioni personali. Questa professione è l’infermiere. Ho maturato la scelta di esercitare questa bellissima professione solo 3-4 mesi prima dell’inizio del test di ammissione alle professioni sanitarie. Sono cresciuto con un padre e una madre fantastici, ed è stata proprio quest’ultima ad avermi ispirato verso la scelta di diventare infermiere. Io vengo da un piccolo paesino della provincia di Lecce, Tricase. Nell’anno in cui terminai le superiori, il corso di laurea in infermieristica non c’era all’univeristà di Lecce, ed il più vicino era a Bari. Ho deciso alla fine di trasferirmi a Bologna, per poi frequentare l’Alma Mater Studiorum, nella sezione Bologna 1 (ospedale Sant’Orsola-Malpighi).

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Isabella

ISABELLA: io sono di origine italo/svedese ed ho vissuto nei due paesi per tanti anni. Ho studiato infermieristica a Bologna insieme a Davide e ci siamo laureati ad un anno di distanza l’una dall’altro. Quando mi sono trasferita in Svezia ho dovuto aspettare un paio di mesi per sistemare le pratiche burocratiche di riconoscimento dei titoli. Quando i documenti furono pronti mandai i primi curriculum. La terapia intensiva è sempre stata  il mio sogno, ma per iniziare mandai  curriculum in cui mi proponevo per i reparti di medicina e chirurgia. Il giorno dopo il colloquio, avvenuto non molto tempo dopo che avevo lasciato il mio Cv mi offrirono un posto in chirurgia generale del St:Gorans Sjukhus, un rinomato ospedale nel centro di Stoccolma. Mi fecero direttamente il contratto a tempo indeterminato e da li a breve cominciai la mia nuova avventura. Un anno dopo, quando decisi di cambiare reparto, passai ad una medicina d’urgenza, e da li a breve finalmente l’assunzione in una U.T.I.C del Danderyds sjukhus, un’altro ospedale rinomato nella prima periferia di Stoccolma.

  • Quando hai maturato la scelta di partire per la Svezia?

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Davide

DAVIDE: Durante il periodo universitario ho conosciuto la mia attuale compagna, Isabella, la quale mi ha ispirato e convinto a “cambiare aria” in cerca di possibili situazioni lavorative migliori. Detto, fatto, neanche 1 mese dopo la mia laurea, ho fatto le valigie e l’ho raggiunta a Stoccolma, con praticamente un CV vuoto e una conoscenza della lingua svedese pari a zero (sono sopravvissuto grazie a delle conoscenze molto discrete dell’ inglese).

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Isabella

ISABELLA: Quando mi sono laureata ho capito subito che l’offerta lavorativa in Italia era pressochè assente. Ho inviato centinaia di curriculum, ne inviavo talmente tanti che ad un certo punto non mi soffermavo nemmeno a vedere dove li mandavo; Ne inviavo a qualsiasi struttura privata  che mi capitasse sulla schermata di google.

Alla fine la decisione di aprire un’altra porta e, tornare a vivere a Stoccolma. Io ho avuto la grande fortuna di conoscere già la lingua a differenza di Davide, ma sapevo che se l’avessi convinto a venire con me, avrebbe avuto comunque più possibilità lavorative a Stoccolma che in Italia, e infatti, nonostante le difficoltà, é stato cosi..

  • Puoi raccontarci i passaggi burocratici che hai dovuto seguire prima di partire?

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Davide

DAVIDE: Prima di partire in Svezia, mi sono armato solo di passaporto. Essendo questa nazione all’interno della comunità europea, non ho avuto bisogno di ulteriori visti o cose simili. Arrivato a Stoccolma, ho solo dovuto dichiarare di vivere a casa della mia ragazza (che non mi stancherò mai di ringraziare) e fare un bel po’ di burocrazia in modo da ricevere il personnummer (l’equivalente della carta d’identità italiana). Quest’ultima è ottenibile in 2 vie, la prima, quella usata da me, è quella di dichiarare di vivere insieme a un coniuge che a sua volta vive e risiede qui, oppure trovarsi un qualsiasi lavoro. È molto importante avere un personnummer in quanto senza quest’ultimo non si può fare praticamente nulla, dall’account bancario all’intestarsi una scheda telefonica. Questo si ottiene recandosi presso l’ufficio immigrazioni (Migrationsverket) e l’agenzia delle entrate svedese (Skatteverket), poi c’è l’iter del riconoscimento dei titoli.

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Isabella

ISABELLA: In Svezia è tutto molto semplificato al contrario dell’ Italia. Una volta capito qual era l’ente pubblico equivalente al Ministero della Salute sono andata sul loro sito (http://www.government.se/government-of-sweden/ministry-of-health-and-social-affairs/ ) e ho trovato tutte le info necessarie, anche in inglese.

Quello che mi hanno richiesto:

  • il certificato di good standing che ho chiesto all’Ipasvi senza problemi;
  • un certificato dove venisse attestato che il corso di laurea fosse conforme alle direttive europee (reperibile al ministero della salute)
  • un certificato di laurea vidimato dall’Università.

I tre documenti li ho fatti tradurre da un traduttore ufficiale e inviato il tutto all’ente di competenza. Entro tre mesi ho ricevuto la “legitimation” che, é come una licenza per poter praticare la professione e mi rimarrà a vita.

  • E’ richiesto un livello di conoscenza della lingua certificato?

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Davide

DAVIDE: Per lavorare all’interno degli ospedali, è richiesto un buon livello di conoscenza della lingua, ma e dico ma, qui sono tutti così disperati e sotto personale che cercano di assumere chiunque, anche se non è effettivamente pronto a lavorare. D’altro canto, i datori di lavoro (a volte sono gli stessi caposala), assumono infermieri come me, facendoli prima iniziare facendo gli OSS. Io stesso ho fatto questo percorso in quanto è veramente difficile passare dai corsi di lingua scolastici, al lavoro ospedaliero vero e proprio. In Svezia esistono diverse figure ospedaliere, riassumibili come segue:

  • SJUKSKÖTERSKA che sarebbe l’infermiere
  • UNDERSKÖTERSKA ovvero l’equivalente dell’OSS
  • VÅRBITRÄDE una sorta di ”ausiliario”
  • ÖVERLÄKARE/LÄKARE/UNDERLÄKARE rispettivamente primari/medici specializzati, medico di base e infine il medico che sta studiando per i primi 6 anni
  • SJUKGYMNAST, il fisioterapista
  • LOGOPED, logopediatra
  • ARBETSTERAPEUT, terapista occupazionale
  • KURATOR, ovvero l assistente sociale

 

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Isabella

ISABELLA: Confermo la risposta di Davide

 

 

 

  • Ci racconti dell’ospedale dove lavori, dell’organizzazione del lavoro, in generale della professione infermieristica? Esistono specializzazioni riconosciute?

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Davide

DAVIDE: Adesso lavoro presso il Södersjukhuset, il secondo più grande ospedale di Stoccolma. L’anno prima invece ho lavorato in un altro ospedale che si chiama Danderyds sjukhus e prima ancora in una casa di cura per anziani.

Nel reparto in cui lavoro adesso, l’urologia, esistono competenze specifiche. L’infermiere è una figura centrale: qui il professionista pensa, decide, propone e lavora direttamente al fianco del medico, in un rapporto paritario, in modo da garantire le migliore risposte al paziente. Esistono diverse specializzazioni infermieristiche riconosciute nel sistema Svedese, tra cui le più diffuse sono :

  • infermiere di anestesista,
  • infermiere pediatrico,
  • infermiere di soccorso,
  • infermiere specializzato in oncologia,
  • infermiere specializzato in chirurgia,
  • infermiere specializzato in psichiatria

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Isabella

ISABELLA: Le specializzazioni riconosciute sono davvero tante, e ne nascono di nuove ogni anno, in relazione allo sviluppo di nuovi bisogni della popolazione. Ci sono le classiche aree di specializzazioni come esistono in Italia (psichiatria, pediatria ecc.), poi per l’area critica si tratta normalmente di tre specializzazioni separate: ambulanza, terapia intensiva, anestesia. Esistono altre specializzazioni in area medica come l’infermiere di cardiologia e l’infermiere specialista di diabete e tante altre. Queste sono riconosciute da un ente pubblico simile al nostro ministero della salute come specialità, e conferiscono un titolo di specializzazione.

Possedendo questo titolo normalmente c’è anche uno scatto di stipendio, ma questo è molto variabile in base agli anni di esperienza precedenti, sopratutto in quell’area stessa.

A livello organizzativo viviamo sicuramente in un altro mondo rispetto all’Italia.

Forse solamente chi lavora nelle terapie intensive italiane può capire vagamente le nostre organizzazioni di reparto.

Il lavoro è organizzato per team. Ogni team composto da un medico, un infermiere e un oss con cui prende in carico un numero di pazienti, normalmente non più di 6 alla volta, anche se è molto variabile in base al tipo di reparto. Nel team si fa tutto per i propri pazienti. Gli infermieri e gli oss si occupano della parte assistenziale assicurandosi che tutti i bisogni del paziente vengano soddisfatti. Poi durante la giornata si discute insieme al medico quello che sarà il piano di cura del paziente e quali sono gli obiettivi da raggiungere durante il percorso o la singola giornata.

Nella mia realtà è molto utilizzata la patient centered care, il paziente sempre al centro del piano di cura. Si tenta di includere il paziente il più possibile nelle decisioni del suo piano assistenziale, rendendolo partecipe così da farlo protagonista del proprio percorso clinico-assistenziale.

  • Puoi dirci qualcosa sui salari e le progressioni economiche?

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Davide

DAVIDE: Il salario per chi comincia non è male. Io stesso ho iniziato con 24000 kr, l’equivalente di 2500 euro lordi, che diventavano 2100-2400 netti a seconda che si lavora più pomeriggi o fine settimana. Adesso, dopo un anno, sono arrivato a prendere 25000 kr, che possono sembrare tante, ma considerate che qui a Stoccolma la vita è carissima e bisogna avere la testa sulle spalle quando si va a strisciare la carta di credito.

Un altro fattore positivo della Svezia, è che il tuo “prezzo” lo decidi tu nel corso del colloquio. Il datore di lavoro deciderà se accettare o meno. Comunque il salario è rapportato alla propria esperienza, quindi cresce col crescere delle nostre capacità. C’è meritocrazia; se sei una persona che si da da fare, annualmente vengono erogati piccoli bonus che vanno da 100 a 1000 kr mensili in più in busta paga, non per un solo mese, ma per sempre! Tutto questo va poi sommato ai vari finanziamenti che l’ospedale ti concede, come ad esempio 2000 kr per andare in palestra, piscina o qualsiasi cosa per fare sport, o le 1000 kr per evitare di pagare le visite mediche (oltre le 1000 kr, le successive visite mediche effettuate entro l’anno sono gratuite!).

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Isabella

ISABELLA: I salari variano da città a città. Gli stipendi possono essere molto diversi anche in base all’anzianità, alle competenze maturate negli anni, legati al possesso di master o percorso specialistici.

Un grande vantaggio che c’è da noi è che essendoci carenza di infermieri, legata al rispetto di alti standard di staffing, si riesce a contrattare il proprio stipendio. Normalmente si riesce sempre ad arrivare ad un giusto compromesso.

  • Ci parli della città in cui vivi?

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Davide

DAVIDE: Stoccolma è probabilmente la città più cara di tutta la Svezia, ma debbo sottolineare che i servizi sono impeccabili, le strade pulitissime, autobus/metropolitana sono sempre in perfetto orario. Molte attività commerciali aperte a qualsiasi ora. Il clima è freddo, infatti si arriva a toccare i -20 a gennaio, ma non lasciatevi prendere dal panico, sono -20 gradi secchi, quindi tollerabilissimi! Stoccolma è una città bellissima che si affaccia sul mare, essa infatti è composta da un arcipelago che comprende più di 20.000 isole. Gli affitti e i costi di ogni minima cosa sono altissimi (caffè 2,50 euro, abbonamento metro 80 euro mensili, stanze singole che partono da un minimo di 400 euro al mese)

 

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Isabella

ISABELLA: Stoccolma è una città cara purtroppo. Ma è anche la capitale della Scandinavia, come è stata ribattezzata. E’ il centro del nord dell’Europa. È senza dubbi una città stupenda e affascinante, ha tanto da offrire sia per chi ci abita che per chi la visita. Sicuramente una città innovativa sempre a passo con i tempi e le nuove tecnologie.

C’è da dire però, che gli stipendi sono proporzionati al costo della vita.

  • Quale consiglio ti senti di dare a chi decide di partire?

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Davide

DAVIDE: Un consiglio molto importante che vorrei dare a tutti quelli che come me hanno deciso di partire, è quello di avere una piccola base di denaro dato che all’inizio è veramente difficile trovare un qualsiasi lavoro per colpa della barriera linguistica. Non stupitevi se i primi mesi sarete costretti a chiudervi in casa per evitare di spendere. Ma credetemi, tutto questo vale gli sforzi fatti e una volta che si acquisisce un minimo di conoscenza linguistica il gioco è fatto!

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Isabella

ISABELLA: L’Italia è l’Italia ed è difficile lasciarla ma, consiglio a chi decide di partire di non farsi scrupoli e di farsi una meravigliosa esperienza all’estero, perché nazioni come la Svezia, hanno veramente tanto da offrire ad un infermiere. Tanto l’Italia rimane lì e non se ne va da nessuna parte!

A livello pratico consiglio a chiunque decide di partire, una volta scelta la destinazione, di mettersi in contatto con altri italiani del posto e farsi spiegare che iter hanno seguito e ascoltare i loro consigli. Io e Davide siamo a disposizione per chiunque decida di fare il passo in Svezia.

  • Quali progetti futuri?

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Davide

DAVIDE: Progetti futuri? Ne ho un milione! Quando ho iniziato, non contento del mio primo reparto, ho cambiato ospedale, ho preteso un aumento di stipendio (che ho ricevuto) e sono ancora più motivato di prima! Ad aprile, se tutto va bene, riceverò il mio contratto fast, ovvero quello a tempo indeterminato, e non vi nascondo che ce la sto mettendo tutta pur di dimostrare il mio reale valore. L’infermiere italiano deve mettersi in testa che è un professionista di gran valore, abbiamo studiato per 3 anni prima di poter esercitare una delle professioni più belle e importanti al mondo!

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Isabella

ISABELLA: Ora sto facendo un master di terapia intensiva per poter ampliare le mie conoscenze in un ambito che mi ha sempre affascinato.

Andare negli Stati Uniti è il mio prossimo obiettivo. Mi sto informando da anni sulle procedure burocratiche e non sono semplici per nulla, ma io ci provo lo stesso.  Poi vedremo. Vi terrò aggiornati.

 

 

Noi Italiani siamo sempre stati un popolo di esploratori, di viaggiatori, e di grandi amatori. Noi infermieri italiani, in questi ultimi anni, siamo diventati più esploratori degli altri. E’ sempre molto bello raccontare le storie di chi crede nei propri sogni, li insegue, e li tocca da vicino.

Se il viaggio è crescita, la nostra professione negli ultimi anni, sta crescendo moltissimo. L’infermiere Italiano del futuro, sarà un infermiere internazionale, ed io, da questo approfondimento tutto dedicato ai colleghi all’estero, non smetterò di sottolineare l’importanza del viaggio e delle esperienze di scambio internazionale.

Ad Majora.  Fonti notizie: www.saluteinternazionale.info  –  www.ipasvibo.it

Autore: dott. Antonio Torella

 

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