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DIMENTICATO PER 11 ORE SU UNA SEDIA A ROTELLE IN ATTESA AL PRONTO SOCCORSO DI CASARANO.

Trapiantato di fegato, con uno scompenso renale e cardiaco, si presenta al pronto soccorso di Casarano, perché stava male, non urinava da sei ore. Così inizia una lunga sofferenza di un anziano signore salentino, affetto epatite C. “Ho accompagnato mio padre – racconta la figlia– al pronto soccorso del “Ferrari”, perché era giallo in volto, senza urinare da diverse ore, con i valori tutti sballati, la bilirubina alta. Di solito quando altre volte mio padre si è sentito male, è sempre entrato al pronto soccorso immediatamente, perché è un paziente critico, non abbiamo mai avuto difficoltà ad accedere, ma questa volta è stato diverso. Siamo arrivati alle 12 e 15 di giovedì prima di Pasqua.

Una volta entrati nel pronto soccorso, mio padre è stato accolto dall’infermiere di turno, che ha preso visione di tutta la documentazione sullo stato di salute, preso in esame frettolosamente, con la conclusione di paziente diabetico, con gambe gonfie, quindi paziente poco critico, corrispondente al codice verde. In altri termini le pagine che spiegavano quella che era la malattia di mio padre, trapiantato di fegato con gravi scompensi renale e cardiaco, sono state lette in due secondi, per arrivare all’individuazione di un paziente senza alcuna urgenza, che poteva aspettare. Così è stato – continua la figlia, che denuncia la grave superficialità da parte dell’infermiere del pronto soccorso, perché non si ripeta più ciò che è accaduto a sua padre. “Alle 16 –aggiunge la donna – mia madre fa un primo sollecito, intanto era finito il primo turno dell’infermiere, subentra il collega del secondo turno, che ci chiede di avere pazienza. Nel frattempo, mio padre resta seduto su una sedia a rotelle, dalle 12 e 15 del mattino, sino al pomeriggio, senza ancora aver urinato, in attesa di una visita medica, che arriva alle 16 e 45, quando finalmente viene visitato da una dottoressa, che prende visione delle pagine che riassumevano il suo stato di salute. 

Quello che emerse, è che il caso andava riconosciuto come codice giallo, almeno così ci riferì la dottoressa – si trattava per lei di un paziente critico, con un’urgenza, sebbene non fosse ancora emergenza. Certamente –ha aggiunto la figlia – non era un codice verde, senza alcuna priorità. Sono stati quindi eseguiti tutti gli esami di routine, dopodicchè, veniamo dimenticati, non riceviamo notizia alcuna, mio padre continua a rimanere su quella sedia a rotelle. Alle 21 era terminato anche il secondo turno, incontriamo la dottoressa che stava per andare via e mia madre le chiede se non fosse il caso di fare una flebo a papà, per la fuoriuscita dei liquidi.

Ci siamo sentiti dire che era stato già ordinato all’infermiere, che però non l’aveva ancora somministrata. Dopo le 21, vengono chiesti i consulti agli specialisti: il cardiologo e l’urologo. Finalmente sentiamo parlare di scompenso epatico, quello che doveva essere individuato da subito, vista la documentazione presentata. Mio padre viene ricoverato, ma sino alle 23 è rimasto seduto sulla maledetta sedia a rotelle. Non l’ho mai visto piangere, ma quel giorno l’ha fatto per ben due volte, era stanco non ce la faceva più, dalle 12 alle 23 è stato tenuto sempre seduto, senza urinare, senza conforto, senza notizia, a digiuno, in ambienti sporchi. Non si può ancora nel 2015, vedere malati dimenticati, togliendo loro persino la dignità. Nessuno al pronto soccorso ha avuto un pizzico di umanità e far sdraiare papà almeno su una barella.” Spero che chi dovere intervenga affinché ciò non avvenga più, perché quel giorno mio padre non era il solo caso, ho visto un’altra donna in condizioni simili ad attendere una giornata intera in un angolo, dimenticata da tutti.

Fonte: www.sanitasalento.net

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