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Ambiente, Politica, Salento

DISCARICA BURGESI, CASILI (M5S): LA REGIONE AVVII IMMEDIATAMENTE LA MESSA IN SICUREZZA

I recenti dati dell’Arpa sullo stato di salute della falda acquifera nei quattro pozzi spia esterni alla Discarica di Burgesi che hanno fatto emergere valori di Diossina e Pcb sotto la soglia dei valori minimi previsti dalla norma secondo Casili non sono sufficienti per tranquillizzare la popolazione.

“Siamo ancora all’anno zero con il cronoprogramma utile per mettere in sicurezza la discarica di Burgesi.” La denuncia è del consigliere del M5S Cristian Casili che incalza: “dopo gli evanescenti annunci del presidente Emiliano e le sue roboanti task force non si vede l’ombra di una strategia concreta per  ripulire la zona dai veleni interrati 15 anni fa”

Gli studi effettuati dal Cnr Ispra hanno confermato presenza di pcb nel percolato a cui si aggiunge  quella di altri rifiuti industriali e pericolosi come pellami e vernici che sono stati tombati negli anni.

“Dove sono finite – si chiede il vicepresidente della Commissione Ambiente – le ricerche promesse con  tecnologie più avanzate rispetto a quelle utilizzate dal CNR Ispra  o le rilevazioni geoelettriche con altri tipi di sonde per chiarire una volta per tutte cosa si cela all’interno di questa bomba ecologica? Non possiamo di certo dormire sonni tranquilli con i risultati delle acque di falda nell’area di Burgesi se prima non abbiamo le idee chiare sullo stato degli inquinanti presenti nella discarica”.

I recenti dati dell’Arpa sullo stato di salute della falda acquifera nei quattro pozzi spia esterni alla Discarica di Burgesi che hanno fatto emergere valori di Diossina e Pcb  sotto la soglia dei valori minimi previsti dalla norma secondo Casili non sono sufficienti per tranquillizzare la popolazione.

“La stessa Arpa ancora oggi ritiene indispensabile effettuare  un’indagine geofisica, di tipo geoelettrico ad elevata risoluzione – spiega il pentastellato – per fugare ogni dubbio sulla presenza di contaminazione organica e valutare l’integrità della geomembrana posta sul fondo del sito a protezione del sottosuolo. La Regione si muova in fretta e si attivi per far partire queste indagini indispensabili per capire  se nella discarica ci siano realmente  i  600 fusti di Pcb che il pregiudicato Rosafio ha dichiarato di aver interrato nel lotto 3  e in tal caso stabilire se siano stati tombati,  incapsulati o meno. Solo in questo modo possiamo disinnescare una bomba ecologica – conclude – che potrebbe da un momento all’altro esplodere inquinando irreversibilmente il nostro suolo e le nostre falde”.

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