Regione Puglia, Salute

EBOLA: LA PUGLIA NON TROVA I MATERIALI DI PROTEZIONE PER MEDICI E INFERMIERI.

“Non si trovano i dispositivi medici contro l’Ebola, è stata fatta incetta del materiale di protezione su tutto il territorio nazionale” e la Puglia ancora é a secco di misure di sicurezza.

“C’è –ha detto il dottor Scardia, responsabile del 118 salentino –qualche difficoltà a reperire l’attrezzatura di protezione per medici e infermieri, che potrebbero fare i conti con il terribile virus dalla febbre emorragica”, segno che evidentemente la Puglia è arrivata troppo tardi sul mercato.

Il direttore sanitario dell’ospedale di Galatina, Giuseppe De Maria,ha fatto qualche settimana fa richiesta all’Asl delle attrezzature per il personale di malattie infettive e pronto soccorso, i più esposti al rischio di contagio, ma ancora non è arrivato nulla in corsia.

Idem al Fazzi, dove fanno sapere che si sono tenute tre riunioni, ma é tutto fermo, si attendono disposizioni regionali. Intanto ebola miete le sue vittime e si sposta dalla Liberia in Sierra leone, spaventando l’Europa e l’America dove il Canada ha già chiuso le frontiere a chi proviene dai paesi a rischio.

La società italiana di malattie infettive e tropicali, l’8 ottobre scorso, ha avvertito che in Italia a rischiare di più, sono le zone costiere, dove gli sbarchi di immigrati sono più frequenti, la Sicilia è la più esposta al possibile virus, ma anche la Puglia dovrebbe impensierirsi.

Eppure il nostro territorio é ancora in alto mare, alla ricerca spasmodica di quanto necessario per far fronte ad un possibile caso sospetto. A Bari, t pensando di effettuare un acquisto centralizzato dei dispositivi di sicurezza, in modo da poter ordinare un quantitativo maggiore a un costo inferiore e avere più facilità nel reperimento del materiale, ma ancora niente.

Nel frattempo c’è chi mette le mani avanti, come Maurizio Scardia, responsabile del 118 di Lecce, che ha distribuito ai suoi mascherine e quant’altro, che aveva di scorta dal precedente acquisto per la sars. In tutta la Puglia però medici e infermieri sono a mani nude. La Regione dovrebbe anche distribuire a tutto il personale sanitario, tramite Asl, un protocollo da seguire in casi di emergenza o sospetta tale, ma anche questo è in lavorazione. Sin’ora si sono susseguite riunioni, anche nella direzione della Asl leccese che, in attesa delle direttive regionali, ha buttato giù una bozza di protocollo che poi andrà in assessorato che, una volta raccolto i suggerimenti di tutte le Asl, partorirà il documento finale.

Il virus però non aspetta e va avanti. A rischiare di più sono medici e infermieri di 118, pronto soccorso e malattie infettive. Il problema cruciale sta proprio nell’organizzazione della rete territoriale. “Occorre – ha spiegato nei giorni scorsi il direttore sanitario Ottavio Narracci – organizzare il trasporto, gli spazi di isolamento, la formazione del personale.” Il problema quindi, non è solo quello del reperimento dei dispositivi di sicurezza, considerato che il 118 che verrebbe allertato in caso di persona affetta dal virus letale, deve essere in grado di riconoscere l’ebola senza confonderla con l’influenza. Diverse, ma entrambe danno inizialmente febbre e stanchezza, poi ebola si traduce dopo un pò in vomito, diarrea, e infine emorragie. Si prevede nei prossimi mesi, un sovraffollamento dei pronto soccorso, proprio per l’arrivo dell’influenza stagionale ed è importante organizzarlo con una zona filtro (triage), in grado di discernere i pazienti sospetti, da quelli semplicemente influenzati. La provenienza sarà un fattore determinate, perché il virus dell’ebola arriva soprattutto dall’Africa Orientale. Probabilmente un altro indice che sarà tenuto presente è la temperatura della febbre, che se supererà i 38,6 gradi, verrà catalogata come sospetta e quindi con un percorso specifico per l’ebola, diversamente il paziente con febbre inferiore ai 38,6 gradi, verrà dirottato verso i canali dell’influenza stagionale. I dettagli però di come gestire il tutto, si conosceranno solo tra qualche giorno, quando Asl e regione presenteranno il protocollo. Ci sarà bisogno poi di attrezzare meglio le ambulanze con superfici in plastica, che possano essere meglio sterilizzate. Infine il personale ospedaliero dovrà capire come comportarsi in caso di ricovero per ebola, laddove ci sarà necessità non solo di isolare il paziente in quarantena, misurargli la febbre a distanza, ma anche fargli prelievi, trasportarli in laboratorio, eseguire esami diagnostici, ed eventualmente isolare persone con cui potrebbe aver avuto un contatto, per questo l’Asl può contare su 7 posti letto di alto isolamento: 4 nelle malattie infettive di Lecce e 3 nel reparto omonimo di Galatina

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