Cinema, Cultura

IL FILM “IN GRAZIA DI DIO” DIVENTA UN LIBRO DI SUCCESSO.

Che «In Grazia di Dio» l’ultimo capolavoro del regista Edoardo Winspeare, avrebbe ottenuto un enorme successo di critica e di pubblico, era già nell’aria quando al 64° Festival internazionale di Berlino, la Zdf lo definì «uno dei più bei film della Berlinale». Da quel momento la pellicola che racconta la storia di quattro donne di tre generazioni diverse che si scontrano per poi incontrarsi, il racconto di un fallimento, quello della piccola ditta tessile a conduzione familiare travolta dalla crisi economica che non fa sconti a nessuno e schiacciata dai debiti e dalla concorrenza cinese, la possibilità di un riscatto, ricominciando dalla terra e da un uliveto abbandonato ad un passo dal mare, ha collezionato premi e riconoscimenti, in Italia come all’estero.

Il lungometraggio è persino finito tra i sette titoli in corsa per rappresentare il Belpaese agli Oscar, il concorso del cinema più famoso al mondo, come migliore film in lingua non inglese.

Insomma, un successo forse inaspettato, ma meritato, che va ricercato anche e soprattutto nel messaggio trasmesso, una sorta di preghiera sussurrata nella trama, un invito seducente a rispettare la natura, ad affrontare la vita tornando “alle radici”. E se le radici sono quelle degli alberi di ulivo secolari, incorniciati dai muretti a secco, dal mare blu e delle coste rocciose, a due passi delle piazze e delle campagne, si intuisce bene come il Salento, che ha fatto da sfondo, ne esca a sua volta valorizzato.

Così, contrariamente a quello che di solito accade quando dai best seller vengono tratti film di successo, ecco che nel caso di «In grazia di Dio» l’iter è stato per così dire “inverso”. È dalla pellicola che è stato tratto il libro omonimo, edito da Baldini & Castoldi, che e’ stato presentato il 7 dicembre alla Feltrinelli di Lecce. La penna è la stessa: quella di Alessandro Valenti.

Sarà bello ritrovare tra le pagine Salvatrice, la nonna, legata alla sua casa, alla terra che non ha mai abbandonato, alla volontà di Dio e un amico-amore coetaneo. Le sue due figlie, Adele, una combattente e Maria Concetta, aspirante attrice in cerca della prima occasione, e la nipote Ina, adolescente superficiale e ribelle.

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