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INQUINAMENTO NELLA DIGA PERTUSILLO, ALLARME ANCHE PER IL SALENTO?

di Maurizio Buccarella

Una grave fuoriuscita di quantità non precisata di idrocarburi sta nuovamente inquinando la diga del PERTUSILLO, in Basilicata,come si puo’ vedere nella foto, scattata ieri con un drone da Michele Tropiano, n.d.r.).

Il Pertusillo alimenta gli acquedotti di Puglia, Calabria e Basilicata. E’ una diga artificiale alimentata dal fiume Agri che è formato da circa 650 sorgenti.

150 milioni di mc di acqua dolce ACCERCHIATA da una serie di pozzi petroliferi e dal centro oli, il Cova di Viggiano, che si estende per ben 18 ettari. Tra la Basilicata e la Puglia, questa acqua viene distribuita a centinaia di allevamento zootecnici, irriga migliaia di ettari di terreno fertile e viene bevuta da milioni di persone.

Lo Stato italiano consente le attività di estrazione di idrocarburi nei bacini idrici di ricarica di queste sorgenti, col rischio, essendo un petrolio situato in profondità, a 4 km sottoterra, di determinare inquinamento irreversibile delle falde idriche.

L’energia prodotta da fossile ha fatto il suo tempo e i suoi danni. Vanno bloccati i 3,5 miliardi di euro di sovvenzioni annuali che le ricche società petrolifere ricevono dallo Stato italiano e, salvaguardando e riconvertendo i (pochi, secondo uno studio Cgil) posti di lavoro finora creati.

Perché inquinano, perché il fossile è a termine e perché, al netto della propaganda sul falso mito del più grande giacimento di idrocarburi d’Europa, il petrolio lucano, che è l’80% di quello italiano, rappresenta a mala pena un misero 7% del fabbisogno energetico nazionale di petrolio e un ancora più misero 2% di gas. Con riserve – sulla base degli attuali ritmi estrattivi giornalieri -, valutate per meno di 8 anni di lavoro in tutto. Sono briciole di economia e di unità occupazionali che non giustificano il rischio ambientale finora registrato.

Dopo questa ennesimo disastro, al quale bisogna aggiungere le sei ordinanze emesse l’altro giorno di divieto di prelevare acqua dalle falde attorno al centro oli di Corleto Perticara, sull’altro versante appenninico rispetto alla Val d’Agri, non ci devono bastare più le spiegazioni sempre rassicuranti dell’Eni e degli enti di controllo pubblici.

Vogliamo una indagine più completa e devono emergere le tante complicità per una scelta economica che si è rivelata fallimentare, oltre che deleteria per la salute umana e ambientale.

Il Senatore Vito Petrocelli (M5S) è stato il primo firmatario della Commissione di inchiesta parlamentare sull’Eni in Senato, che dovrà anche occuparsi di ciò che è accaduto in Basilicata in tema di economia da estrazioni e di impatto ambientale. Dopo questo ennesimo disastro ecologico, il Presidente Pietro Grasso dovrà tirarla fuori dai cassetti del Senato dove è stata rinchiusa.

Anche a Bruxelles i nostri Portavoce stanno svolgendo ogni azione politica per affrontare l’emergenza e non far finta di non vedere (V. pagina di Piernicola Pedicini)
Sarà integrata la denuncia alla Commissione europea per inadempimenti del diritto comunitario sul rispetto della Direttiva “Acque”, la 2000/60/CE, commessi dallo Stato italiano e dalla Basilicata in Val d’Agri, depositata dal M5S nel settembre del 2014.

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