Salento, Sport

INTERVISTA A CAMILLO PLACI’, IL VOLLEY SALENTINO E’ VIVO NONOSTANTE LA CRISI.


La sera prima della finale per il terzo e quarto posto alle Olimpiadi di Pechino (23 agosto 2008, ndr), in cui poi con la Russia abbiamo battuto l’Italia per 3-0 conquistando un importantissimo bronzo, come sempre prima di andare a letto ero sul balcone della mia stanza nel villaggio olimpico a fumare una sigaretta. In quel momento, nonostante dopo poche ore sarei stato impegnato in una gara in cui c’era in palio una medaglia olimpica, il massimo a cui uno sportivo può aspirare, la prima cosa a cui ho pensato sono stati gli inizi della mia avventura nella mia terra, il Salento
Ho pensato a Don Tonino Bello, che tanto ha fatto per promuovere la pallavolo in realtà, poi diventate grandi, come

quella di Ugento, ed a come anche lui ha contribuito in maniera importante alla mia carriera”. A parlare è Camillo Placì, allenatore di volley di spessore internazionale che ha dato tanto al movimento pallavolistico salentino e che a sua volta ha ricevuto tanto dalla sua terra d’origine, in uno dei passaggi più significativi dell’intervista che ha rilasciato in esclusiva SalentoSport.

Nato l’11 novembre 1956 a Specchia, nel cuore del Salento meridionale, proprio nella sua città d’origine Placì ha mosso i primi passi di una carriera da maestro della pallavolo che lo ha visto passare da realtà locali come Acquarica, Calimera, Ruffano,Cutrofiano ad altre di maggiore tradizione come la gloriosa Falchi Ugento o il Taviano, fino a raggiungere i vertici del volley nazionale (con Cuneo e Modena) ed internazionale (allenatore in seconda di Russia e Bulgaria e poi prima guida tecnica di quest’ultima) che lo hanno proiettato fino alle olimpiadi ed ad essere riconosciuto come uno dei migliori allenatori nel panorama europeo. Con noi ha fatto una retrospettiva su una carriera costellata da tante soddisfazioni e zero rimpianti, non risparmiando opinioni importanti sul volley salentino ed italiano, e sui Mondiali in corso in Polonia. Con uno sguardo al futuro.
Da Specchia a Taviano passando per Ugento, i primi passi parlano salentino. Cosa ti ha dato la tua terra e quanto è stato importante l’inizio a due passi da casa?
“Tutte le squadre in cui ho lavorato all’inizio della mia carriera sono state importanti per me, perché erano realtà che volevano fare bene, chi a livello locale chi in un panorama di maggior prestigio, vedi Ugento. Con queste squadre ho avuto la possibilità di fare grande esperienza, che si è andata ad accumulare negli anni e mi ha reso l’allenatore che sono oggi, anche se non si smette mai di imparare e di migliorarsi. Poi, in quegli anni, nel Salento come nel sud Italia in generale, perché è una cosa che ho constatato anche quando ho guidato il Corigliano Calabro, c’era una grandissima voglia di fare e di dimostrare la propria bravura in un contesto che vedeva maggiore scarto tra sud e nord di quanto ce ne sia oggi. Questa passione che i miei inizi salentini mi hanno inculcato me la porto dietro tutt’oggi, insieme ad una mentalità tutta nostrana che, in assenza di risorse, mi ha insegnato ad affrontare e risolvere i problemi guardandoli in faccia, anziché commentarli e girarci attorno”.
Nella sua carriera ha avuto grandi soddisfazioni. Se dovesse scegliere il momento più bello?
“Giocare un Olimpiade credo sia il massimo a cui un pallavolista, ma direi uno sportivo in generale, possa aspirare, ed io ho avuto la possibilità di disputarne due, nel 2008 a Pechino con la Russia e nel 2012 a Londra con la Bulgaria. Nel primo caso, il sogno olimpico è stato poi condito da una vittoria con l’Italia che ci ha regalato un bronzo straordinario e delle emozioni incredibili che solo una manifestazione tanto importante può darti a livello sportivo. Quattro anni dopo la finale per il terzo posto, sempre con l’Italia, è andata meno bene, ma il cammino della Bulgaria è stato comunque esaltante e tra i momenti più belli della mia carriera. Poi, come ho detto prima, gli inizi in provincia di Lecce mi hanno regalato momenti che porterò per sempre nel mio cuore”.
Rimpianti, al contrario, ce ne sono stati?
“A livello personale assolutamente no, perché nel corso della mia carriera ho sempre lavorato al massimo nella realtà che vivevo in quel momento, riuscendo a migliorarmi e, passo dopo passo, a fare esperienze lavorative sempre più importanti. Ho imparato sin da subito che bisogna pensare al momento, perché solo così pui esprimere il meglio di te e dare tutto nel contesto che stai vivendo, godendoti anche le cose belle che questo può offrirti. Se invece di fare ciò avessi pensato al futuro, a dove sarei potuto arrivare, probabilmente avrei fatto meno bene e non sarei riuscito a salire sui treni che, quando ti impegni nel lavoro che stai facendo, passano più volte nel corso della carriera, perché guardare troppo avanti ti può sfasare. Dal punto di vista sportivo, l’unico rimpianto può essere rintracciato nella finale persa a Londra con l’Italia, ma questo fa parte del volley”.
Dopo Londra 2012 la Federazione bulgara ti assegna il ruolo di primo allenatore della Nazionale, con la quale avresti dovuto giocare i Mondiali in svolgimento adesso in Polonia. Invece cos’è successo?
“È successo che a luglio ho rassegnato le mie dimissioni, dopo anni di soddisfazioni con la Bulgaria che fa ormai presenza fissa nell’élite del volley mondiali e con la quale avevo conquistato sul campo le qualificazioni ai Mondiali in Polonia. Poi la Federazione ha preso decisioni che non mi sono piaciute e mi hanno lasciato molto peprlesso, per questo ho deciso che il nostro rapporto lavorativo non potesse più continuare a quelle condizioni”.
Parlando di volley giocato, qual è la sua opinione sull’andamento generale dei Mondiali? Cosa pensa dell’Italia, le cui prestazioni stanno deludendo molto, e quali sono per lei le favorite alla vittoria finale?
“Se c’è una cosa che risalta agli occhi subito vedendo le gare di questo campionato del mondo, è che il livello medio è salito tantissimo negli ultimi anni. Ci sono tante Nazionali di recente tradizione pallavolistica che stanno dimostrando grande bravura, contribuendo a rendere questo tornero uno dei più equilibrati mai visti. I risultati pur sorprendenti che si registrano, vedi la vittoria di Porto Rico per 3-1 con l’Italia, non sono certo casuali, anzi sono dettati da una preparazione all’altezza della manifestazione. Per quanto riguarda gli azzurri, nonostante l’inizio non ottimale nel girone eliminatorio e nonostante la partenza ad handicap che si trovano a dover superare nel secondo turno, direi che nulla è perduto, visto che spesso le grandi del volley mondiale arrivato alle grandi manifestazioni preparandole in modo da essere nella forma migliore nella seconda parte delle stesse. Per la vittoria finale, infine, vedo favoriti Polonia, Russia e Brasile”.
Tornando a casa nostra, quali sono le prospettive della pallavolo salentina?
“Quello salentino è un movimento florido, in cui le poche risorse a disposizione visto il momento di crisi generale sono contrappesate dalla grande voglia di fare volley di realtà piccole e medie che però puntano in alto. Ci sono squadre buone e giocatori di talento, ma per fare un vero salto di qualità dovrebbero esserci compagini capaci di arrivare ai vertici nazionali, perché i giocatori bravi migliorano davvero solo giocando con e vedendo i campioni giocare, e questo è possibile solo nelle massime categorie. Per questo sono contento che una realtà come Alessano abbia raggiunto l’importante traguardo della Serie A2. Ci sono altre ottime società come la stessa Ugento e, in campo femminile, Maglie, ma ce ne vorrebbero di più perché aiuterebbero la crescita. Le potenzialità della pallavolo salentina sono davvero tante, ma servono aziende pronte ad investire nelle società e nelle strutture, e questo non è solo un problema locale ma italiano in generale”.
Ed i progetti per il futuro di Camillo Placì? A luglio si parlò di contatti con Trento: erano solo voci di mercato estivo?
“Quelle di un mio avvicinamento a Trento erano voci infondate, anche perché in quel periodo ero ancora sotto contrato con la Bulgaria. Successivamente alle mie dimissioni dalla Nazionale bulgara mi sono arrivate due offerte da altre Federazioni e due da club stranieri. Ho rifiutato i due club ed una delle due Nazionali, mentre per decidere sull’altra aspetterò la fine dei Mondiali per poter valutare tutte le opportunità che possono venirsi a creare”.

Fonte: SalentoSport

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