• Tricasenews.it è ancora in fase di aggiornamento, vi chiediamo un po' di pazienza qualora dovessero presentarsi rallentamenti o difficoltà nella navigazione. Grazie!
Cronaca, Tricase

JOY SACCO: A TRICASE NON MUORE UNA DONNA SOLA, MUORE UNA GRANDE ARTISTA

di Eleonora Ciminiello_______”A 4 anni suonavo il pianoforte ad orecchio, a 8 anni ho scritto la prima poesia, a 12 la prima canzone”: poche righe senza compiacimenti, senza ricerca d’apprezzamenti o di vanagloria. Joy Sacco era così: secca, sincera, testarda ed irremovibile sulle sue decisioni, almeno quanto amante della vita, della buona musica, dell’arte e del territorio salentino.

Sul suo blog ufficiale racconta l’arrivo in Salento: “Mi sono trasferita in Salento, un grande azzardo che sta dando i suoi frutti, soprattutto in salute.
Seguitemi, vi terrò aggiornati su eventi locali e sulle mie nuove creazioni. Qui ho trovato molta ispirazione, ho tante idee nuove da realizzare e ve le mostrerò man mano che le concretizzerò″
.

Era un’artista Joy, una musicista con un passato mirabolante: ascoltare la sua storia, a spezzoni e solo quando le andava, era come leggere le pagine di un libro in cui il protagonista è sempre alle prese con qualche avventura. Non stava bene Joy ed aveva scelto il Salento come sua nuova patria. In questi giorni chi ne ha scritto, non conoscendola, l’ha definita una donna lasciata sola: Joy era una delle donne più ferme e decise esistenti al mondo, lei aveva scelto la sua vita, scelto di vivere sola, stabilito di condividere la sua quotidianità con i suoi cani ed i suoi gatti.

I suoi amici non erano solo virtuali: erano reali e tangibili, tanto da condividere con lei lotte, ideali e i più normali eventi della quotidianità.

Forse chi ha scritto di lei ha pensato a ciò che una donna a 56 anni, secondo le convenzioni, dovrebbe essere: sposata, con figli, nipoti, vicini che le riempiono la casa.

Beh Joy non era così, e forse proprio per questo è stata giudicata, da chi ha dato la notizia della sua morte, come una donna abbandonata a sé stessa, senza nessuno; forse proprio l’eccentricità di una scelta, quella di vivere con i suoi amici a quattro zampe in campagna, ha spinto tutti a credere fosse una donna sola, o forse è stato l’allarme lanciato su Facebook da una sua amica, a etichettarla come una donna con soli “amici virtuali”.

Non era così. Era scorbutica, gioiosa e dallo spirito pratico: non potendo più essere una musicista, per problemi di salute, ha continuato a vivere d’arte, creando oggetti da indossare, di ogni genere. Solo qualche tempo fa le era stato affidato il compito di creare le spille per il Popolo degli Ulivi, cui lei era vicina.

Odiava le bugie Joy, tanto da avere la mania di denunciare puntualmente tutti i siti, i blog o le notizie bufala: “bisogna stare attenti alle informazioni che si fanno circolare, perché poi la gente ci crede”, diceva.

È proprio per questa ragione che ho sentito il dovere di scrivere: Joy non è stata trovata, come confermano i carabinieri di Tricase, in stato di decomposizione avanzato. Il suo spirito aveva lasciato il suo corpo, sì, ma non da giorni.

Joy era una donna dalle mille risorse, capace di risorgere ogni volta dai suoi problemi, aveva amici che la amavano, con i quali, come accade anche all’essere umano più convenzionale, non si frequentava ogni giorno. Era una lottatrice contro gli inganni del nostro tempo, un’anarchica, uno spirito libero, un’artista dei nostri giorni, con un bagaglio culturale enorme.

Alla notizia della morte di Joy i suoi amici hanno attivato una rete per l’adozione dei suoi cani e dei suoi gatti, mentre il comune di Tricase si sta occupando dell’allestimento del funerale, la tumulazione invece, avrà luogo, con ogni probabilità, nel comune di Corigliano, dove era residente. La sua mamma arriverà l’ uno settembre.

Non poteva una bugia accompagnare Joy nel suo viaggio verso “chissà dove”, visto che era un’atea convinta, e speriamo di averle strappato almeno un sorriso sornione d’approvazione: vogliamo ricordarla così, mentre la sua bandiera arcobaleno con la scritta “Stop the Hate” si muove idealmente al vento e le note di “E cerca ‘e me capì” di Pino Daniele accompagnano le immagini della sua vita.

Articolo pubblicato su Leccecronaca.it (concessoci dall’autrice)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *