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LA GUERRA E’ ALLE PORTE. IN PRE ALLERTA I CORPI SPECIALI ITALIANI. ECCO COSA STA SUCCEDENDO IN REALTA’.

L’Egitto, che ieri ha bombardato le postazioni Isis in Libia con 7 raid aerei, invoca la coalizione Onu. La Giordania ha già vendicato il suo pilota, bruciato vivo dalle milizie del Califfato. Il Ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni, parla di un probabile intervento in Libia e, nel frattempo, ha chiuso l’ambasciata a Tripoli, l’ultimo baluardo occidentale nel paese che fu di Gheddafi.

I tamburi di guerra suonano sempre più forte e oramai sembra inevitabile che la questione Isis venga affrontata sotto il profilo militare, ancor prima che politico. Del resto, come si può trattare con dei pazzi sanguinari? Al di là di presunte teorie complottistiche, il dato di fatto – almeno per l’Italia – è che l’Isis è sull’uscio di casa: i nostri connazionali residenti a Lampedusa e in Sicilia sono spaventati, a dir poco, e temono che tra i profughi che continuano a sbarcare ci possano essere anche dei terroristi legati ad Al Baghdadi, il terrorista iracheno, autoproclamatosi “califfo” dello Stato Islamico.

Il Premier Renzi cerca di frenare i ministri con l’elmetto ma c’è poco da fare: il raid egiziano di ieri è stato approvato dagli Stati Uniti e Al Sisi, premier egiziano, è in stretto contatto anche con Putin, che non porrebbe certo il veto ad un’eventuale risoluzione Onu contro l’Isis.

Con questi presupposti è normale che l’Esercito Italiano sia in pre-allerta.

Come riporta La Nuova Sardegna, sempre molto ben informata su quanto succede nell’isola, “l’allerta per il momento non è ancora scattata. Mentre ci sarebbe una sorta di pre-allerta per tutti i «corpi d’èlite» dell’Esercito italiano e quindi anche per la Brigata Sassari. Il comando di piazza Castello sarebbe già in fibrillazione. Del resto, il ministero della Difesa è stato chiaro: 5mila soldati devono essere pronti a partire per la Libia. La minaccia è diventata ancora più concreta nella serata di ieri quando alcune motovedette della Marina italiana, che stavano soccorrendo un barcone di naufraghi al largo delle coste libiche, più o meno in mezzo al Mediterraneo, sono state minacciate con le armi dagli scafisti”.

“Del resto – scrive ancora La Nuova Sardegna – se il comando delle operazioni dovesse essere affidato a esperti militari di Africa e Medio Oriente, la Brigata Sassari sarà sicuramente coinvolta. Uno dei suoi comandanti più recenti, il generale di divisione Luciano Portolano, è attualmente impegnato in Libano e la missione potrebbe essere affidata proprio a lui”.

Ok, ma quante truppe bisognerebbe mandare per bonificare il paese libico e riportare la pace?

Gli esperti parlano di una coalizione con non meno di 60 mila uomini con equipaggiamento pesante: carri armati, elicotteri di attacco, mezzi trasporto truppe, genio. L’Italia dovrebbe partecipare con non meno di una brigata corazzata o meccanizzata tipo Ariete o Garibaldi: due reggimenti di fanteria, uno di cavalleria corazzata, uno di carri armati, uno di artiglieria semovente, per un totale di almeno 7 mila soldati.

Cosa li aspetta in Libia?

Secondo un’analisi diffusa ieri dal Rid Rivista italiana difesa, “ISIS disporrebbe oggi in Libia di un numero di combattenti che oscilla tra i 2.000 e i 3.000, cifre decisamente superiori alle stime del Pentagono che, non più tardi di dicembre, parlava di 300 miliziani presenti unicamente nella zona di Derna e nel vicino altopiano del Jabal al-Akhdar. In realtà ad essi, praticamente tutti membri del Consiglio della Shura dei Giovani Islamici di Derna, fondato dal saudita Abu al-Baraa el-Azdi, si sono aggiunti molti uomini di ritorno dal teatro siriano/iracheno. In particolare parliamo di quelli appartenenti al Battaglione Bitar, un contingente formato da circa 500 miliziani precedentemente schierati a Deir Ezzor (Siria) e Mosul (Iraq) che ha portato il numero di militanti della “Divisione Barqa” di ISIS, presenti nell’area di Derna, a 800 unità.”

La situazione italiana è molto più seria di quanto si creda. Il Rid parla infatti di un drammatico episodio avvenuto domenica ai danni di “una vedetta della Guardia Costiera, uno dei natanti da ricerca e soccorso tecnicamente all’avanguardia nell’affrontare condizioni meteo marine estremamente avverse, ma anche disarmati” che ha provocato più di un brivido nella schiena e, si spera, motivo di allarme e di attenzione per la Difesa italiana.

“In quest’occasione”, rivelano le fonti del Rid “si è trattato infatti “solamente” di un gruppo di scafisti che rivolevano i ferri del mestiere, ossia un barcone sequestrato dai nostri (inermi) guardacoste. Ma cosa sarebbe successo se si fosse trattato di un commando di jihadisti, decisi a uccidere o catturare militari occidentali?”.

Bella domanda. A cui il Governo dovrà rispondere il prima possibile.

fonte: Infiltrato.it

 

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