Ambiente, Politica, Tricase

LA QUERCIA VALLONEA “SIMBOLO DELLA PUGLIA” INGABBIATA E DETURPATA…

Oltre 700 anni di storia, albero imponente e maestoso dalle imponenti misure: una circonferenza del tronco di 4.25 m. una fluente chioma larga 25 metri che occupa una superficie di 700 metri quadrati la Quercia Vallonea (Quercus ithaburensis subspecie Macrolepis) costituisce l’entità botanica più rappresentativa e suggestiva della flora salentina, per via della sua diffusione italiana: l’unica stazione spontanea dell’Europa Occidentale, concentrata nel ristretto areale di Tricase.

Conosciuta anche con il nome di Quercia dei Cento Cavalieri. Il nome Cento Cavalieri è frutto di un’antica leggenda secondo la quale le fronde della quercia avrebbe offerto ombra e ristoro a Federico II di Manfredi e ai suoi cento cavalieri armati giunti in terra salentina nel XXII secolo.

Figura tra le specie per le quali a livello mondiale è riconosciuta l’esigenza di istituire riserve per salvaguardare lo stock genetico ( Unesco 1979) oltre ad essere inserita nella lista rossa nazionale delle specie a rischio. Dal 2000 la Quercia Vallonea di Tricase è per il WWF l’albero simbolo della Regione Puglia oltre che di Tricase.

Sebbene oggi la Quercia abbia solo un ruolo ornamentale, in passato ha ricoperto un ruolo di vitale importanza per il commercio tricasino in particolare per gli artigiani conciatori di pelli, attività quella dei conciatori fiorente per decenni in tutto il Salento. Dalle sue ghiande è infatti possibile ricavare una sostanza acida utilizzata nell’arte del pelacane ossia la fase in cui le pelli vengono ripulite da resti animali.

Giungendo ai tempi nostri troviamo la Quercia Vallonea,  “Grande Madre” di Tricase, come simbolo di una natura in balìa dell’uomo e delle sue scelte, per la prima volta dopo molti secoli nessun uomo puo’ accarezzare la Quercia in quanto si trova ingabbiata all’interno di un recinto in fil di ferro a causa di un sequestro effettuato nel 2013, intrappolata  in due lingue di asfalto, circondata da punti luce che furono fonte di non poche polemiche e che devono essere tenuti spenti per non danneggiare la flora e la fauna circostante.  Ad oggi nonostante il dissequestro tutto appare fermo, nel degrado, nell’abbandono e nel silenzio assordante generale anche delle tante associazioni ambientaliste compreso quel WWF che lo eresse a simbolo della Puglia. 

 

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