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Turismo

LA RIPRESA TRAINATA DA ALBERGHI E RISTORANTI – PUGLIA PRIMA REGIONE CON + 9,8%

L’Italia prova a lasciare la crisi alle spalle investendo nel turismo: nel secondo trimestre del 2015, infatti, sono tornate ad aumentare le imprese attive nel settore. Secondo le rilevazioni dell’Osservatorio Confesercenti tra tra aprile e giugno alberghi, bar e ristoranti registrano un saldo positivo di 8.199 unità (+2%) rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. A sorpresa cresce più il Sud del Nord. “Dopo le contrazioni registrate negli anni scorsi, finalmente la ricettività e la somministrazione provano a ripartire”, spiega Esmeralda Giampaoli, Presidente di Fiepet, l’associazione di categoria dei pubblici esercizi Confesercenti.

Tra i settori, quello che cresce più velocemente è la ristorazione (+3%) con aumenti in tutte le regioni d’Italia. Grande dinamismo imprenditoriale anche nella ricettività turistica, che registra un aumento di 1.333 (+2,7%) tra alberghi, pensioni e hotel con la Puglia che traina il gruppo (+9,8%) seguita da Lazio (+6,7%) e Sicilia (+5,8%).

Meno brillanti, ma comunque in territorio positivo, le performance dei bar. Il numero di imprese del settore è sostanzialmente stabile: cresce infatti dello 0,7%, per un totale di 1.467 attività in più, segnale delle persistenti difficoltà del comparto, legate anche all’aumento dell’imposizione fiscale sugli immobili di impresa e delle tariffe per lo smaltimento rifiuti. Anche in questo caso trainano il Sud e le isole, per le quali la crescita del numero di bar si assesta sul +1,9%, nove volte quella del centro-nord (+0,2%) e quasi il triplo della media nazionale (+0,7%).

“Alberghi, ristoranti e bar sono da sempre – aggiunge Giampaoli – per tradizione, cultura, capacità attrattiva un pilastro fondamentale della nostra economia e in particolar modo del turismo. Purtroppo la crisi ha inciso gravemente sulla ricettività: dal 2010 ad oggi i consumi sono diminuiti dell’8,5% nei bar e del 7,9% nei ristoranti. Sono crollate persino le colazioni (-3,3%) e i consumi della pausa-pranzo: il volume d’affari è sceso a 15,1 miliardo di euro l’anno (-18%) con una calo stimato della spesa media del 13%”.

 

Fonte: Repubblica.it

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