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Agricoltura, Salento

LA VOCE DELL’ULIVO: LE ISTITUZIONI PROMUOVANO GLI OLI SALENTINI”.

“Il divieto di reimpianto? Una misura drastica e inutile imposta in tutta Europa solo al Salento”. La Voce dell’ulivo punta il dito contro un veto che rischia di cancellare l’olivicoltura del Tacco d’Italia e chiede, al contrario, incentivi per gli agricoltori che si impegnino a reimpiantare ulivi e iniziative ad hoc per promuovere l’olio salentino.

“È sconcertante notare che in tutti gli altri territori – denuncia la Voce dell’Ulivo- in presenza di organismi da quarantena, non sia stato imposto il divieto di impianto delle specie ospiti come metodo di contenimento delle fitopatie”. “Per tutti gli organismi da quarantena – argomenta l’associazione di produttori -Xylella compresa, le fonti normative comunitarie e nazionali sono le stesse e nessuna di queste impone questa misura drastica, i cui effetti sono ritenuti del tutto inefficaci”. 

L’esempio più eclatante, sottolinea l’associazione di produttori, è quello dell’epidemia di Sharka (patogeno da quarantena) che ha flagellato l’Emilia Romagna e altre regioni italiane ed europee. “Nei territori di insediamento del terribile patogeno non è stato impedito il reimpianto delle specie ospiti. Al contrario, è stato regolamentato l’utilizzo di piantine autoprodotte e di innesti, oltre che l’utilizzo di piante provenienti dai vivai ricadenti nella zona infetta (zona di insediamento), evitandone la loro distruzione e salvando centinaia di aziende”.

E non è l’unico caso. “Desta ancora più stupore – incalzano dalla Voce dell’Ulivo – apprendere che il decreto di lotta obbligatoria, a firma dell’allora ministro per l’agricoltura Paolo De Casto, contro il punteruolo rosso, organismo da quarantena che ha sterminato milioni di palme, non preveda alcun divieto di impianto. Possiamo, dunque, continuare a piantare palme, anche nel Salento, ma non ulivi. Una vera assurdità”.

La Voce dell’Ulivo ha già sottoposto la questione all’attenzione del governatore Michele Emiliano, in un incontro tenutosi a Bari il 1′ settembre, ed ha coinvolto anche altre istituzioni, compreso il ministero delle Politiche agricole.
“Abbiamo chiesto alle istituzioni un impegno formale a lavorare in sede comunitaria per ottenere in tempi strettissimi l’annullamento del divieto di reimpianto ed al contempo un sostegno per rilanciare, con campagne di promozione ad hoc, la produzione olearia salentina”.

Fondamentale la questione degli indennizzi per le piante distrutte dai disseccamenti, per la quale la Voce dell’Ulivo chiede però con forza alle istituzioni una strategia diversa dal semplice contributo agli espianti, mutuando il caso Lombardia: “Gli aiuti vengano elargiti a condizione che l’agricoltore si impegni formalmente a reimpiantare un uliveto almeno di pari superficie, entro e non oltre 12 mesi dall’abbattimento delle piante distrutte dai disseccamenti. La Regione Lombardia ha già applicato con successo questo criterio per gli indennizzi nel caso della Sharka e del Fuoco Batterico, patogeni da quarantena ormai insediatisi in questa regione”.
“Questo – concludono dalla Voce dell’Ulivo – è per noi l’unico modo per scongiurare eventuali speculazioni messe in atto con l’alibi dell’espianto e per garantire la salvaguardia del paesaggio salentino e del suo futuro olivicolo”.

Il Direttivo

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