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“L’ARIA CHE TIRA” RITORNA A TRICASE PER PARLARE DI BANCHE

TRICASE – Nella mattinata del 5 maggio, una troupe del programma televisivo “L’aria che tira” in onda su LA7 , è nuovamente tornata a Tricase per realizzare un servizio incentrato sulle difficoltà di accesso al credito attraverso le garanzie dello stato.

Il servizio della giornalista Paola Moscardino e’ andato in onda ieri mattina.

Sono stati intervistati commercianti e artigiani che hanno raccontato le non poche difficoltà incontrate per accedere al credito. Come Stefania Palmieri, imprenditrice che ha sostenuto spese per aprire un caffe’ letterario e una struttura turistica, progetto bloccato dalle problematiche legate alla pandemia da Covid-19.

Recatasi in banca per cercare di ottenere il prestito di 25mila si è sentita rispondere che il fatturato 2019 non era sufficiente.

Gianluigi Protopapa titolare del negozio di abbigliamento “GRS” ha evidenziato il fatto che, se un imprenditore si reca in banca lo fa perchè in qualche modo vuole riprogrammare la sua attività e non può trovare un prestito coperto da garanzia statale al 100% con tassi vicini al 2%, facendo venire meno di fatto le promesse che lo stesso stato aveva fatto in precedenza.

Successivamente è stato intervistato l’avvocato “Pietro Lugi Nuccio” che ha criticato il sistema bancario che si muove a fatica nonostante la garanzia statale e la burocrazia che si e’ creata intorno a questo tipo di finanziamenti. Inoltre l’avvocato Nuccio ha fatto notare che nella eventualità di un default del pagamento del prestito viene attivata l’Agenzia delle Entrate Riscossione con i suoi metodi non proprio ortodossi.

Il servizio si chiude con l’intervista a Massimo Lisi della “Tre Campane” che mette ha mostrato i macchinari oramai fermi da mesi, tutta la produzione già pronta per partire, ferma in magazzino a causa di una crisi di proporzioni mai viste prima. “Siamo sempre soli, le banche ci vengono incontro, si, ma sempre guardando prima ai propri interessi e mai ai nostri. Tanta gente è andata a chiedere aiuto, trovando le porte chiuse. Noi piccoli artigiani come tanti altri lavoratori abbiamo dato tanto a questo stato – conclude rassegnato Massimo – accettiamo tutto e andiamo avanti.

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