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Salute

LE DONNE DELLA CONSULTA LILT SCRIVONO AL MINISTRO LORENZIN. “NON SI FA ABBASTANZA PER RIDURRE IL CANCRO AL SENO”.

Egregia Ministro Lorenzin,

chi Le scrive è un gruppo di donne che il cancro al seno lo conosce direttamente. La maggior parte di noi ha attraversato e sta attraversando la fatica delle cure, dei controlli e tutte le conseguenze che la malattia comporta e lascia, anche a distanza di anni segnando, per sempre, la qualità della vita personale e di chi vive con noi.

Ciascuna ha in testa una domanda: perché oggi ci si ammala così frequentemente e si muore come 20 anni fa? L’anno scorso, nel nostro Paese, 48.200 donne sono state colpite dal cancro al seno e, tra le morti per tumore, questo rimane la prima causa (fonte Aiom-Airtum). Perché sempre più donne giovani e giovanissime si ammalano e sempre più donne perdono la vita nonostante gli avanzamenti diagnostici (precocità) e le moderne cure?

Titolate dall’esperienza personale sappiamo che l’era delle raccomandazioni e dei consigli a mangiare sano, fare sport e figli, allattarli, non fumare non basta più. Tra noi ci sono molte che hanno partorito, non hanno familiarità per malattia, di età non indicate tra le fasce a rischio, abituate al movimento, che non hanno mai usato contraccezione ormonale, eppure ci siamo ritrovate, tra capo e collo, con una diagnosi di tumore.

Per sentire le Istituzioni vicine e per risparmiare ad altre donne quello che noi stiamo vivendo, vorremmo un piano strategico di azione mirato alle cause che, la scienza informa, sorpassano le singole scelte individuali concernenti gli stili e le abitudini comportamentali e risiedono nello scadimento generale delle condizioni di vita nelle quali si viene al mondo, si cresce e ci si sviluppa. Intendiamo con questo i veleni, le esposizioni e le contaminazioni che nell’organismo umano fanno un tutt’uno sino a modificarne la struttura e a gettare le basi per le patologie, tumori e altro, anche a distanza di molti anni. A dirlo sono organismi scientifici internazionali (OMS, IARC, UNEP e altri) che mettono in guarda dai pericoli derivanti dalla chimica intorno a noi che avvelena e fa ammalare le persone e l’ambiente. Pericoli che sono nelle nostre case, nei prodotti di uso quotidiano per l’igiene personale e la cosmesi, nei cibi, negli arredi, tutta una serie di molecole e di sostanze che gli esperti definiscono interferenti endocrini.

Per noi, ogni iniziativa di divulgazione e di educazione alla salute e ogni azione volta a proteggerla devono porsi l’obiettivo prioritario di informare sulle cause e di concorrere alla loro riduzione e alla loro eliminazione. I messaggi devono essere chiari e insistere sull’urgenza che salute è contrastare, all’origine, tutte le fonti di malessere e non rincorrere la malattia per scoprirla presto e curarla. La diagnosi di cancro è già una sconfitta della ragione e dell’intelligenza (di tutti) nonché una ferita al cuore per chi la riceve.

L’Istituzione, a nostro avviso, non fa abbastanza per inquadrare l’emerga cancro al seno nella prospettiva delle azioni di riduzione e di evitamento della malattia; ad oggi concentra i suoi sforzi e impegna le sue risorse per promuovere l’anticipazione diagnostica e migliorare l’assistenza. In questo ci sentiamo non comprese e vediamo lo svilimento delle nostre storie di malattia: non è abbastanza curare, vogliamo non ammalarci, perché il cancro al seno stravolge l’esistenza per sempre.

Confidiamo nella Sua sensibilità e autorevolezza affinché sia data, nel nostro Paese, attenzione massima alla questione cancro al seno affrontandola con rigorosi e diffusi interventi nell’ambito della prevenzione primaria.

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