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Cultura, Politica, Tricase

MEETUP 5 STELLE TRICASE – PROVINCIA E COMUNE CEDANO “PALAZZO COMI” AL FAI (Fondo Ambiente Italiano)

Non è difficile immaginare cosa possa pensare il comune cittadino davanti alla vicenda politica che riguarda Palazzo Comi. E’ certo che nel corso dei decenni della storia repubblicana l’istituzione provincia è stata avvertita come l’ente più lontano dalla vita del cittadino mentre, a volte, può essere stata considarata per certi versi come quell’ente autorevole capace di proteggere e prendersi cura di quei beni ai quali è riconosciuta un’importanza sovracomunale, come nel caso del palazzo in questione, rilevato a suo tempo dalla provincia di Lecce al poeta Comi in cambio di una rendita mensile. Dall’anno della morte del poeta, nel 1968, pur nel ricordo affettivo della cittadinanza di Lucugnano e nella memoria storica del valore culturale del sito, la storia del palazzo è, di fatto, una cartolina che tende a sbiadire nel tempo salvo qualche importante restauro e per la classica gestione di contenimento delle varie amministrazioni democristiane, di centrosinistra e ultima di centrodestra.

Di un effettivo inserimento del bene culturale nella programmazione e nella strategia di sviluppo turistico nel corso dei decenni non è possibile intravedere un risultato positivo da parte della Provincia che pure tanto si è spesa nel lancio e sostegno del marchio “Salento d’Amare”, la segnaletica turistica, rinnovata da qualche anno non ha portato orde di turisti in visita al palazzo né gli eventi culturali organizzati da associazioni e comune di Tricase hanno suscitato attrazioni particolari. L’unica costante che ha contraddistinto la gestione del palazzo sino ad oggi è stata però, quella sì, la sicurezza dell’impiego di tre o quattro dipendenti addetti alla manutenzione spicciola della struttura e del servizio biblioteca. 

Così son passati i decenni fino ad arrivare ai giorni incandescenti di questo fine 2015, periodo già avviato di riforme, austerity e privatizzazioni incalzanti che non risparmiano la provincia e i suoi beni, eppure oggi tutti accorrono al capezzale del barone Comi, soprattuttto quei politici che sul territorio sbandierano diritti e agitano proteste cavalcando battaglie per pura propoaganda personale e di parte, salvo poi ritrovarsi schierati al fianco dei luogotenenti a Roma nelle decisioni importanti della vita dei cittadini: proviamo a rispolverare qualche parola magica a conferma di quanto sta avvenendo per palazzo Comi? La 275, le trivelle nei nostri mari, la xylella, la gestione dei rifiuti….

Allora è evidente che non possiamo credere a questo teatrino della politica messo in scena con un braccio di ferro tra il presidente Gabellone e il sindaco Coppola, crediamo piuttosto che la politica abbia perso tante occasioni per affrontare la questione per tempo, anche quando, per esempio, l’amministrazione comunale tricasina avrebbe potutto rilevare il palazzo mentre il sindaco Coppola potrebbe delucidarci sul perché la sua enfasi politica cadeva sull’ACAIT, di cui vediamo ancora la stato in cui versa, piuttosto che su Palazzo Comi, e come mai questo, oggi, veniva proposto come permuta con un edificio scolastico alla stessa provincia. Non essendoci chiare queste dinamiche di pensiero stentiamo a credere in questo interventismo dell’ultim’ora da parte del sindaco e rinnoviamo il quesito un po’ a tutti: ma l’amministrazione comunale ha mai avuto un serio piano di sviluppo del territorio? Ha mai vagliato le potenzialità di sviluppo dei beni culturali presenti sul territorio? E’ veramente fantastico che oggi si chieda al cittadino di occuparsi di cultura, come cittadini ci sentiamo traditi da questa politica di navigazione a vista e stanchi di rincorrere beghe causate da dissapori partitici e soprattutto veder piangere dopo che il latte è stato versato.

Ora la questione rimane nei suoi punti fondamentali: c’è un palazzo da recuperare, conservare e valorizzare in tutti i suoi aspetti, lo spettro della gestione privata a soggeti totalmente sconosciuti al territorio e soprattutto poco in sintonia con la comunità locale inquieta non poco la sensibilità di molti ove anche non susciti oltremodo una tale perplessità e certa rabbia nel costatare che l’abolizione delle province resta sulla carta ed, anzi, qui il caso vuole che il canone richiesto per la gestione dei due beni in questione si attesti sui 100.000 euro l’anno: come mai, viene spontaneo chiedersi, la provincia deve far cassa mentre i cittadini sono esclusi dall’elezione stessa dei suoi rappresentanti? D’altra parte, visti i tagli agli enti locali, è difficile credere che le casse comunali possano reggere ad un gettito di spesa tale da poter portare in auge un bene così impegnativo senza pesare sulle tasche dei cittadini dato, tra l’altro, che i capitoli di spesa impegnati per la voce eventi e manifestazioni culturali non sono, come abbiamo potuto costatare, quelli più appropriati. 

In definitiva, non pensiamo che provincia e comune possano offrire la soluzione più adeguata ad un problema portato ormai agli estremi e che anziché dimenarsi in diatribe inutili che porteranno comunque a risultati sterili o peggio, ancor più mortificanti, potrebbero rinunciare per parte loro alle rispettive pretese e proporre congiuntamente la cessione del bene al FAI (Fondo Ambiente Italiano) che si occuperebbe della gestione sottoscrivendo ove possibile protocolli d’intesa per la realizzazione di eventi e manifestazioni culturali sia con la provincia che con il comune.

Ma la domanda definitiva rimane questa: rinuncerà la provincia a quel gettito di cui sopra? L’amministrazione tricasina metterà da parte quell’altezzosità e presunzione improvvisata di potersi fare carico dell’impegno dell’acquisizione e della gestione di palazzo Comi? Noi crediamo che si possa più riporre fiducia in quei cittadini che prendono veramente a cuore e si occupano di cultura come vocazione principale nella loro vita senza guardare a speculazione di sorta e anzi contando sulle migliaia di donazione del 5 per mille come avviene col FAI. A proposito, a titolo informativo, nel consiglio regionale del Fai pugliese siede un certo Edoardo Wenspeare: non sarebbe il caso, visto il suo amore per la terra salentina, chiedere di farsi promotore di quest’azione? Occupiamoci di cultura sì, ma facciamolo concretamente e non solo con i sit in di comitati creati ad hoc in extremis. A riveder le stelle!

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