Economia, Lavoro, Salento

MERCATONE UNO A RISCHIO 120 LAVORATORI.

Mercatone Uno, storica insegna della società Mercatone Business che conta 79 punti vendita in Italia con circa 3.500 dipendenti. In Puglia sono 280 i lavoratori interessati, distribuiti tra sette punti vendita nelle province di Bari, Brindisi e Lecce. Dopo tre anni di contratto di solidarietà (che al momento interessa 200 lavoratori) il loro futuro è più incerto che mai, perché che la società con sede a Imola — fondata a dall’imprenditore Romano Cenni e per anni sponsor di Marco Pantani — ha chiesto al Tribunale di Bologna il concordato preventivo «in bianco».
Questo vuol dire che il gruppo con i suoi negozi potrebbe essere rilevato da altre società interessate a portare avanti l’attività, ma al momento non c’è un piano industriale che delinei chiusure e gestione del personale. Per questo, le sigle sindacali di categoria sono sul piede di guerra da quando, martedì scorso, la società ha diffuso un comunicato stampa per annunciare il concordato, ma senza avvisarle preventivamente.
In Puglia sono attive le strutture di Bari Max a Modugno e Terlizzi (con rispettivamente 39 e 61 dipendenti); quelle di Brindisi e Francavilla Fontana (per altri 24 e 39 dipendenti) e, poi, quelle di San Cesario, Matino e Surano (rispettivamente 40, 44 e 36 lavoratori).
Il contratto di solidarietà (al 20 per cento), firmato nel novembre 2011, aveva interessato tutti i dipendenti, oggi sopravvive soltanto per Bari Max, Francavilla, Matino e Surano. L’annuncio del concordato preventivo, sia pure con la prospettiva di altre società disposte a investire, è stato una vera doccia gelata. «Si decise di collocare anche i dipendenti pugliesi in solidarietà, per far uscire la società dalle secche», spiega Mari Manocchio, segretario generale della Filcams Cgil Puglia. «Ma questo non è evidentemente accaduto e, anzi, ora siamo al concordato preventivo.
La cosa grave è che non hanno presentato un piano industriale per sostenere anche possibili acquirenti, sebbene abbiamo parlato di investitori interessati dall’estero. Non nascondo che siamo molto preoccupati — aggiunge — proprio per l’atteggiamento della società. Per questo gli organi sindacali nazionali hanno già inoltrato una richiesta per un tavolo sia al ministero del Lavoro che a quello dello Sviluppo economico». Per il segretario della Fisascat Cisl di Bari, Giuseppe Boccuzzi, «il caso del Mercatone Uno è l’ennesima dimostrazione di come la grande distribuzione stia naufragando in Puglia e non solo».

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