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Cucina, Salento, Tricase

MIGLIORI RISTORANTI 2017, TRICASE E DEPRESSA PROTAGONISTE CON LEMI’ E ANTONIO GUIDA

TRICASE – È stata presentata  il 20 ottobre – a Firenze la Guida Ristoranti d’Italia dell’Espresso 2017.

La guida ogni anno premia gli chef e i ristoranti da tenere d’occhio lungo la penisola, dai giovani promettenti a chi offre il miglior servizio. l’Espresso incorona i migliori con i cappelli, fino a cinque.

– 1 cappello: buona cucina

– 2 cappelli: cucina di qualità e di ricerca

– 3 cappelli: cucina ottima

– 4 cappelli: cucina eccellente

– 5 cappelli: il meglio in assoluto

Per la Puglia sono stati selezionati 13 ristoranti con un cappello tra i quali sue sono salentini: il Ristorante Lemì dello Chef Turco Ippazio che gia’ in precedenza si era contraddistinto nel 2015 per essere stato  inserito sempre nella stessa guida e per aver rappresentato la Puglia al salone del gusto nel mega padiglione di Eataly all’Expo 2015 di Milano e per aver partecipato su invito dello chef Gennaro Esposito della “Torre del Saracino” a Vico Equense, nella penisola sorrentina a la “Repubblica del Cibo”L’altro ristorante salentino e’ il Bros di Lecce.

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Con ben quattro cappelli e quindi tra i primi 15 in Italia si distingue anche il ristorante Seta di Milano guidato dallo Chef Antonio Guida di Depressa.

Antonio Guida classe 1972, terminati gli studi alla scuola alberghiera, dal 1998 inizia come commis di cucina ad accumulare esperienze importanti in Italia, Francia e Asia. Per brevità citiamo qui solo Pierre Gagnaire a Parigi, Enoteca Pinchiorri a Firenze e Don Alfonso a Sant’Agata sui due Golfi (Salerno). Il talento si perfeziona ancora per due anni, quando lavora come sous-chef della Terrazza dell’hotel Eden di Roma.

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Nel 2004 la grande occasione: approda da executive chef al Pellicano di Porto Ercole al Monte Argentario, ottenendo presto la stella Michelin, che diventeranno due nel 2010. Il blasone aumenterà ancora nel 2011, quando l’insegna otterrà le tre forchette nella guida del Gambero Rosso. Questo perché la cucina di Guida esibisce alla perfezione tutti i fondamentali e li mette al servizio di piatti di raro equilibrio. Soluzioni dai sapori netti, limpidi e mai velleitari.  (Gabriele Zanatta per “Guida ai ristoranti di Identità Golose”).

“La novità di quest’anno come detto è che non ci sono più voti in ‘ventesimi’ di punto, ma giudizi espressi con il simbolo del cappello” da cuoco, da 1 a 5 “…perchè edizione dopo edizione ci siamo resi conto della difficoltà crescente, se non dell’arbitrarietà di giudizi espressi in frazione di punto per locali fra loro profondamente diversi e lontani per storia, cultura, dimensione, stile di cucina… Difficoltà tanto più crescenti quanto più si è alzato e si alza il livello medio della cucina del ristorante italiano”, scrive il direttore della guida Enzo Vizzari nell’introduzione. “…i ‘cappelli’ indicano delle fasce di qualità, all’interno delle quali possono trovarsi locali e cucine distanti fra loro ma accomunati dal giudizio che la Guida al livello della cucina praticata”. “Non ci siamo limitati a convertire i punteggi da ‘ventesimi’ a ‘cappelli’, ma abbiamo ripensato il voto di ogni locale in sé e in rapporto ad altri con voto analogo”. 

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