Covid-19, Natale, Religione

MONS. VITO ANGIULI: “IL NATALE AL TEMPO DEL COVID-19”

Si fa un gran parlare circa il modo di vivere le prossime festività natalizie in questo tempo di
pandemia. Mi sembra opportuno proporre qualche considerazione. Nella festa di Natale
convergono aspetti differenti e, solo per certi versi, convergenti: la dimensione liturgica e mistica,
il significato antropologico, il risvolto sociale ed economico. Di solito, le feste liturgiche, e di
conseguenza anche quelle natalizie, si colorano di espressioni esteriori di vario genere, tali da
creare un clima gioioso nella comunità ecclesiale e nella società civile. In un tempo difficile, come il
nostro, nel quale occorre mantenere la giusta prudenza per evitare il diffondersi della pandemia,
distinguere i livelli e le modalità espressive della festa può essere un aiuto a viverla con gioia anche
se in un clima di sobrietà e di frugalità.

Nel dibattito pubblico, i discorsi vertono soprattutto sulla questione sociale ed economica.
Ci si domanda come contemperare l’atteggiamento prudenziale per evitare una nuova ondata
della pandemia con la possibilità di consentire l’apertura delle attività commerciali, turistiche e
alberghiere, per dare un maggiore respiro all’economia. Il problema non è di poco conto, né è di
facile soluzione perché bisogna tutelare la salute senza mortificare le attività lavorative.

Un aspetto tipico della festa di Natale è la sua dimensione antropologica. “Natale con i
tuoi”, si è soliti dire. Il Natale, infatti, è la festa nella quale i membri della famiglia si riuniscono per
la gioia di trovarsi insieme con i propri congiunti e con i propri amici, superando la dispersione
causata da motivi di lavoro o di studio. Dal punto di vista umano, non si può rinunciare
all’appagante appuntamento con coloro con i quali condividiamo i legami parentali e gli affetti.
Purtroppo, il virus chiede che si agisca con grande cautela anche in ambito familiare. Per questo
forse sarà necessario fare qualche sacrificio e vivere la festa in modo più sobrio e contenuto.

Il Natale si caratterizza soprattutto per la sua dimensione religiosa e rituale. In questo
senso, la Messa celebrata con la partecipazione della comunità cristiana è assolutamente
imprescindibile. Impagabile è la bellezza di sentirsi avvolti da un’atmosfera religiosa con i suoi
richiami biblici e i suoi risvolti etici. Le liturgie del tempo di Natale rievocano alcune pagine
evangeliche, la cui risonanza è resa ancora più accattivante dal fascino delle poesie e delle
narrazioni tipicamente natalizie. Le altre ricorrenze e tradizioni, con tutte le loro consuetudini di
canti, di gesti, di usanze costituiscono un patrimonio spirituale e culturale così intenso da creare
un clima di pace che tocca il cuore di credenti e non credenti.

In stretta unità con il rito liturgico c’è la dimensione mistica. Si tratta dell’aspetto più
importante, anche se non sempre adeguatamente messo in risalto. Gesù è nato non solo a
Betlemme duemila anni fa, ma rinasce spiritualmente in coloro che lo accolgono con fede e amore
e si esercitano nelle virtù evangeliche. Tutti i più grandi teologi e maestri di spirito della Chiesa,
come Origene, sant’Ambrogio, sant’Agostino, san Bernardo, san Tommaso e molti altri ancora,
ripetono la stessa dottrina che si può formulare con questa domanda: «Cosa giova a me che Cristo
sia nato una volta a Betlemme da Maria, se egli non nasce per fede anche nel mio cuore?».

Ecco il vero senso del Natale: la nascita spirituale di Cristo nel cuore dell’uomo! Nessuna
avversità o ristrettezza causata dalla pandemia può impedire che questo miracolo accada. Di
miracolo, infatti, si tratta. La condizione necessaria è che si abbia fede. Il Concilio Vaticano II,
tuttavia, dichiara che nel cuore di ogni uomo di buona volontà «opera invisibilmente la grazia», e
che «lo Spirito Santo dà a tutti la possibilità di venire in contatto, nel modo che Dio conosce, col
mistero pasquale» (Gaudium et Spes, 22).

La speranza, naturalmente, è che si possa celebrare il Natale come è di tradizione, senza
troppe restrizioni. Se però queste si dovessero rendere necessarie, è auspicabile che si faccia tesoro della maggiore sobrietà e di un più diffuso clima di silenzio per riflettere sull’essenziale: la
nascita spirituale di Cristo in noi! Un mistero al quale dovremmo sempre aspirare, qualunque siano
le condizioni nelle quali ci troviamo a vivere.

Articolo pubblicato sul “Quotidiano di Lecce”, 29 novembre 2020.

  • Vito Angiuli
    Vescovo di Ugento- S. Maria di Leuca

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *