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Ambiente, Politica, Salento, Trasporti, Tricase

I NEMICI DEL TERRITORIO…..

È del 22 settembre la notizia che i depuratori di Tricase e Corsano sono stati sanzionati con delle multe per illecito amministrativo relativamente ad alcuni importanti discostamenti dei valori massimi consentiti, nell’ambito dei controlli effettuati nel mese di agosto sulle acque reflue nei loro pozzetti d’ispezione. Una notizia di secondo livello, appena scorsa sul web, neanche commentata dalla carta stampata. Una notizia a cui siamo abituati, una cosa che tutti sanno e soprattutto sentono: i nostri depuratori non funzionano.

Nel triangolo che prende il nome di “Matine” fra i Comuni di Tricase, Tiggiano e Alessano, insistono alcune discariche abusive, ormai coperte di terra rossa, recentemente rinvenute dalla Guardia di Finanza nell’ambito dell’inchiesta promossa dagli oppositori a quel mostro inutile definito “nuova 275”.

I Comuni interessati, in collaborazione con la Regione, dovevano relazionare intorno a tali discariche, analizzare i dati, informare i cittadini sui rischi per la salute, bonificare ove possibile, iniziare le procedure di rimozione delle tombature abusive effettuate negli anni. Ad oggi nessun atto è stato messo in pratica dai Comuni interessati.

Nella zona industriale definita Tricase – Miggiano – Specchia sono state commissionate e realizzate la bellezza di 5 nuove rotatorie interne alla stessa zona industriale dopo la ben nota mega rotatoria sulla Lucugnano-Montesano. Va ricordato che tali (costose e supponenti) rotatorie stradali vanno a servire dei terreni incolti, delle desolate strade asfaltate e nessuna industria, essendo da tempo sparita dalle nostre contrade la benché minima idea industriale.

Dal 3 di ottobre i treni della FSE che vanno da Maglie a Gagliano non possono superare i 50 kmh, per ragioni di sicurezza, all’improvviso scoperte dopo l’incidente sulla tratta Andria-Corato dello scorso luglio. Nessuno di noi aveva davvero sperato nella riorganizzazione delle scalcagnate ferrovie salentine, ma adesso, e chissà per quanto tempo, è proprio impossibile salirci.

C’è un filo rosso che lega questi quattro episodi, colti quasi a caso dalle cronache degli ultimi giorni? Secondo me si, c’è un legame che li tiene tutti insieme, c’è una flottiglia che li tiene, c’è un torpedone pieno di gente attiva, i nemici del territorio. Chi sono? Tanti demagoghi del progresso, tanti cercatori di voti, tanti onesti intellettuali e giornalisti che si intrecciano e si rimirano intorno alla parola cultura e non vedono mai ciò che gira intorno alla loro sedia.

Al loro bel culo, direi, quasi sempre al riparo da inquietudini occupazionali, da sempre legati da potenti amicizie, con un docile sentire di importanza e protezione. Gente abituata a parlare come amanti della loro terra e pronta a far scatenare l’inferno distruttivo delle case ovunque, dei paesi senza limiti e senza piani razionali.

Sono quelli che da qualunque palco parlassero, da qualunque parte pendessero, non hanno mai visto le case sulla sabbia, le discariche abusive, le strade inutili, i depuratori difettosi, le ferrovie stuprate, i diserbanti su ogni filo d’erba, l’architettura ignorante e le manie di grandezza di ogni singolo paesello.

Questi sono i nemici del territorio, i nomi e cognomi dateli voi, ognuno nel suo segmento di competenza, ognuno con la sua storia vera, non quella nascondibile dietro paraventi politici, più o meno rivoluzionari.

Un Sud fatto di chiacchere fuorvianti che riescono a colpire la maggioranza silente, dall’unità d’Italia ad oggi (prima non sapeva neanche leggere). Ci sarebbero i sistemi di buon senso e poco costosi per rimediare ma sono troppo semplici per posti barocchi e corrotti come i nostri: noi amiamo la retorica, le cose ben fatte le lasciamo alla Norvegia e alla Svezia.

Eppure basterebbe iniziare: le rotatorie si possono fare senza i cordoli in cemento, bastano delle linee fosforescenti e dei segnali ben congegnati; per i treni bisognerebbe nominare tre manager svizzeri e affidargli la gestione completa; i depuratori che sversano a mare andrebbero chiusi, trovare soluzioni innovative, non certo allungando i tubi verso il largo; una pista ciclabile potrebbe costeggiare l’intero Salento, da Porto Cesareo a San Cataldo, passando per Leuca; alcuni edifici, ormai ecomostri, andrebbero abbattuti con il beneplacito di tutti, magistratura inclusa.

Questo e tanto altro si potrebbe fare con impegno e dedizione, tenendo comunque conto dei tanti ragazzi che cercano, in questo mare magnum di ipocrisia e sciocchezze, di organizzare la loro azienda e la loro vita con sistemi più naturali, con uno sguardo aperto al futuro che non sempre significa immaginare come Elon Musk di andare velocemente su Marte, ma anche di gestire meglio ciò che qui abbiamo in abbondanza: sole, terra e fantasia.

Alfredo De Giuseppe – pubblicato su 39° Parallelo e su Giornale di Puglia – concessoci dall’autore –

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