Covid-19, Crisi, Imprese, Salento

NONOSTANTE IL LOCKDOWN RIMANE INVARIATO IL NUMERO DELLE IMPRESE ATTIVE

SALENTO – Il numero delle imprese attive è rimasto invariato rispetto ad un anno fa. Nonostante il lungo lockdown, il saldo della nati-mortalità delle aziende, con sede legale in provincia di Lecce, non ha subito gravi ripercussioni.

È quanto emerge da un’analisi condotta da Davide Stasi, responsabile dell’Osservatorio Economico di Aforisma School of Management, socio Asfor (Associazione italiana per la formazione manageriale).

Lo studio prende in esame tutte le imprese attive, cioè quelle iscritte al Registro Imprese che esercitano l’attività e non risultano avere procedure concorsuali in atto. Si tratta, quindi, di un sottoinsieme dello stock totale delle imprese registrate nella Camera di Commercio di Lecce.

Al 31 maggio scorso, le aziende iscritte al Registro imprese erano 64.097, contro le 64.035 del 31 maggio 2019. Vale a dire 62 imprese in più, pari ad un tasso positivo dello 0,1 per cento.

“È molto probabile – spiega Stasi – che i vari bonus, assieme ai contributi e ai finanziamenti a fondo perduto abbiano tamponato la temuta emorragia di imprese. Chiudere definitivamente una partita Iva avrebbe significato perdere il diritto alle diverse forme di sussidio, rivolte in favore di ditte individuali, lavoratori autonomi, liberi professionisti, società di persone e di capitali, cooperative e consorzi. Ci sono settori che, nonostante tutto, hanno registrato una lieve crescita. Le costruzioni sono passate da 9.341 unità a 9.439, ovvero 98 imprese edili in più pari ad un incremento dell’1,05 per cento.

Le attività professionali, scientifiche e tecniche sono aumentate da 1.578 a 1.669, cioè 91 in più che equivale ad un tasso del 5,77 per cento.

Le aziende dell’agricoltura, silvicoltura e pesca sono salite da 8.962 a 9.015, ossia 53 in più, pari allo 0,59 per cento.

Le attività che erogano servizi di supporto alle imprese sono passate da 1.714 a 1.760, vale a dire 46 in più pari al 2,68 per cento.

Di contro, registrano una flessione le imprese che operano nel commercio all’ingrosso e al dettaglio e riparazione di autoveicoli e motocicli che da 21.281 sono scese a 21.057, ovvero 224 in meno, pari ad un tasso negativo dell’1,05 per cento.

Diminuiscono anche leggermente le attività manifatturiere: da 5.552 a 5.481, ovvero 71 imprese in meno, pari ad un tasso negativo dell’1,28 per cento.

Nonostante ciò, in totale, le nuove iscrizioni al Registro imprese sono state maggiori delle cancellazioni.

Anche in Puglia, nei mesi di marzo, aprile e maggio scorsi, sono state costituite più imprese di quante ne siano state chiuse: ben 4.352 nuove aziende mentre ne sono state chiuse 3.351, di cui 1.770 a marzo, 894 ad aprile e 687 a maggio.

In tutta la regione, ad oggi, si contano ben 326.077 attività economiche, tra ditte individuali, società di persone o di capitali, cooperative, consorzi ed altre forme giuridiche di impresa. In dettaglio, 124.761 hanno sede legale in provincia di Bari; 31.644 in provincia di Brindisi; 63.661 in provincia di Foggia; 64.097 in provincia di Lecce e 41.914 in provincia di Taranto.

Nel mese di marzo, in tutta la regione, sono state aperte 2.005 imprese, di cui 794 in provincia di Bari; 140 in provincia di Brindisi; 425 in provincia di Foggia; 400 in provincia di Lecce e 246 in provincia di Taranto.

Nel mese di aprile ne sono state aperte 893, di cui 339 in provincia di Bari; 67 in provincia di Brindisi; 185 in provincia di Foggia; 199 in provincia di Lecce e 103 in provincia di Taranto.

Nel mese di maggio ne sono state aperte 1.454, di cui 537 in provincia di Bari; 113 in provincia di Brindisi; 263 in provincia di Foggia; 358 in provincia di Lecce e 183 in provincia di Taranto.

Nello stesso trimestre dell’anno scorso (marzo-maggio 2019), in Puglia, sono state aperte 7.411, di cui 2.806 a marzo 2019; 2.338 ad aprile e 2.267 a maggio. Sempre nel primo trimestre dell’anno scorso, ne sono state chiuse 7.159, di cui 2.663 a marzo; 2.543 ad aprile e 1.953 a maggio.

Due scenari: uno di lungo periodo, se il virus dovesse tornare con maggiore forza in autunno, imponendo un nuovo lockdown, con effetti prolungati e ancora più gravi e uno scenario di breve periodo, alternativo e più probabile, con conseguenze sui ricavi e sui margini aziendali solo per l’anno in corso, con una crescente ripresa dal 2021.

Uno dei fattori della crescita del numero delle imprese può essere stato l’obbligo di garantire il distanziamento fisico tra lavoratori, al fine di evitare il contagio da Covid-19, che potrebbe aver spinto qualcuno, in assenza di alternative occupazionali, a mettersi in proprio e, di conseguenza, ad aprire una partita Iva per poter proseguire l’attività, dove prima risultava dipendente, collaboratore, oppure socio, come nel caso degli studi associati. Se il coronavirus non ha ridotto, ad oggi, il numero delle imprese, non si può dire lo stesso per i ricavi e i fatturati complessivi (ad eccezione di alcuni settori) che risentono della chiusura temporanea, ma prolungata, di quasi tutte le attività”.

Gli addetti al 31 marzo, in Puglia, sono 951.175, di cui 408.330 in provincia di Bari; 88.310 in provincia di Brindisi; 152.149 in provincia di Foggia; 178.727 in provincia di Lecce e 123.659 in provincia di Taranto.

Al 31 dicembre 2019, invece, erano 405.044 in provincia di Bari; 88.556 in provincia di Brindisi; 150.740 in provincia di Foggia; 179.128 in provincia di Lecce e 123.280 in provincia di Taranto.

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