Si è tenuto nei giorni scorsi a Palazzo Turrisi a Lecce il convegno interregionale Puglia-Campania della Sie, la società italiana di Ematologia.“Nuovi farmaci in Ematologia”, questo il titolo del meeting organizzato dai due delegati Nicola Di Renzo per la Puglia e Lucia Mastrullo per la Campania e che ha messo a fuoco un confronto-aggiornamento fra i massimi specialisti dei tumori del sangue.Salute Salento ha intervistato Nicola Di Renzo, primario del reparto di Ematologia al Polo Oncologico del “Vito Fazzi”.

«Nonostante un periodo di ristrettezze economiche e di personale – sottolinea Di Renzo – affrontiamo tutto con grande sforzo e spirito di abnegazione. Nel day hospital arrivano ogni settimana circa 50 nuovi pazienti per la prima visita. Pazienti che oggi possono contare su prestazioni diagnostiche e terapeutiche adeguate ai tempi».

L’incontro fra gli specialisti è servito a mettere a fuoco i numerosi farmaci innovativi che oggi sono già prescrivibili dal servizio sanitario nazionale e altri che sono in arrivo.

«In questi dieci anni – spiega Di Renzo – è migliorato l’approccio terapeutico, la razionalizzazione e la diagnostica. Oggi abbiamo a disposizione farmaci-bersaglio contro un’alterazione biologica delle cellule neoplastiche ematologiche. Anziché usare lo stesso farmaco su 100 pazienti per ottenere l’efficacia su 20, lo usiamo sul 20 per cento dei pazienti per ottenere 100. Questo – chiarisce – comporta una diagnostica raffinata che non è alla portata di tutti. Purtroppo sul territorio  salentino – lamenta Di Renzo  – c’è anche chi continua a trattare in maniera inopportuna se non dannosa i pazienti ematologici, malgrado vi siano due centri di riferimento uno a Lecce e l’altro a Tricase. Sono problemi purtroppo non solo della Puglia».

Circa la sostenibilità dei costi, dall’incontro è emerso che fra i paesi del G7 l’Italia è quello che spende meno per i farmaci (5 mld di euro /anno).

Ma ciò che più penalizza i pazienti italiani è che l’accesso ai farmaci innovativi, definiti “salvavita”, in Francia e in Germania avviene in media 1,5 – 2 anni prima rispetto all’Italia.

«Questo perché – spiega Di Renzo – in Italia il sistema per la contrattazione del prezzo viene fatto con ritardo dall’Aifa (l’agenzia italiana del farmaco). Un ritardo che potrebbe risultare a doppio taglio perché molti pazienti non sanno ancora che ci sono delle leggi che consentono delle cure transfrontaliere: ci si può curare in Germania o in Francia a carico del Servizio sanitario nazionale».

Fonte notizia: Salute Salento