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OCCHIO AL GATTO SE GRAFFIA

di Roberta Grima – www.sanitasalento.net

Anche il nostro innocuo gattino domestico può graffiare o mordere se infastidito da coccole e carezze non gradite o durante l’eccitazione del gioco, soprattutto quando è molto piccolo.
A farne le spese sono quasi sempre i bambini che più spesso giocano con i gatti senza considerare che sono pur sempre dei felini e come tali molto meno “pazienti” dei cani domestici.

Spesso si tratta di zampate leggere, assestate senza ritirare gli “artigli” o di piccoli morsi che affondando i denti, ma senza serrare le mascelle.
I bambini sono pero’ particolarmente a rischio di infezioni da piccoli batteri negativi, detti “Bartonelle” trasmesse dalla saliva del gatto e possibili anche in caso di leccate sulle parti scoperte del corpo, se la cute è abrasa o ferita.

Può svilupparsi una vera e propria malattia nota dagli anni trenta del secolo scorso come “Malattia da Graffio di Gatto”, caratterizzata da una piccola lesione, simile ad una puntura di insetto, che compare dopo tre giorni circa dal graffio,

Successivamente c’é febbre e tumefazione dei linfonodi. Nella maggior parte dei casi la ferita, anche se impercettibile, va ricercata alle mani e ai piedi e i linfonodi che aumentano di dimensioni dopo 5-7 giorni, diventano duri e dolenti e sono localizzati alle ascelle e al gomito o alla regione inguinale corrispondente alla porta d’ingresso dell’infezione.

In molti casi la malattia ha un decorso spontaneamente benigno, con graduale scomparsa della febbre e delle linfoadenopatie nel giro di 5-6 settimane. In alcuni casi però, nei quali la risposta immunitaria è particolarmente vivace o tardiva e anomala come accade talvolta nei bambini, i linfonodi possono andare incontro a tumefazione eccessiva con ascesso, si possono ingrossare a tal punto da richiedere un drenaggio ecoguidato o nei casi più gravi, una escissione o medicazione chirurgica. Va detto che la malattia non é contagisoa da uomo a uomo.

Casi a decorso prolungato, possono caratterizzarsi da ingrandimento di milza e fegato e comparsa di piccoli ascessi detti granulomi che interessano soprattutto il fegato e provocano febbre persistente, aumento degli indici di infiammazione e alterazione dei parametri di funzionalità epatica. Nonostante in pazienti immunodepressi (trapiantati, HIVpositivi) la malattia possa avere un decorso maligno con encefaliti, neuriti ed ascessi multipli, la malattia è sempre autolimitante e la prognosi è buona anche se nei casi più severi, è necessaria una terapia antibiotica per via sistemica con farmaci specifici (macrolidi o chinolonici).

Come si fa la la diagnosi di malattia di graffio di Gatto?
La diagnosi è essenzialmente clinica anche se può essere confermata da esami sierologici (Anticorpi anti Bartonella) da un’ecografia dei linfonodi e dell’addome, dagli esami biochimici e soprattutto dal dato anamnestico del graffio o morso del gatto.
Fonte di particolare apprensione è l’aspetto di queste linfoadeniti che possono simulare soprattutto nell’adulto, malattie linfomatose.

Come si previene l’infezione?
Il gatto selvatico e quello randagio sono il serbatoio dell’infezione che viene trasmessa al gatto domestico attraverso la pulce. Una volta infettato, il gatto domestico non accusa alcun disturbo ed è indistinguibile da un gatto sano. L’unico modo per evitare l’infezione del nostro gatto domestico è quello di trattarlo con prodotti veterinari anti pulci (collari) e soprattutto evitare contatti con gatti randagi offrendo a questi ultimi cibo che può attrarli in ambienti frequentati anche dal gatto domestico.

L’uomo non può trasmettere la malattia ad altre persone (si tratta di una zoonosi) ma può auto-inocularsi l’infezione ad altre parti del corpo ad esempio grattandosi il punto dell’infezione o i linfonodi e toccandosi successivamente gli occhi (congiuntiva).

Necessario disinfettare subito la zona interessata dal graffio, con alcol e tintura di iodio e rivolgersi ad un medico di fiducia o ad un servizio di malattie infettive che deciderà se impostare una profilassi di pochi giorni con antibiotici macrolidi.

a cura del dottor Roberto Chiavaroli – specialista in malattie infettive c/o ospedale Santa Caterina Novella Galatina

Roberta Grima – www.sanitasalento.net

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