Salento, Salute

OTTO MALATI ONCOLOGICI DIFFIDANO LA ASL PER SOSPENSIONE DEL SERVIZIO.

Malati oncologici diffidano l’Asl. Si tratta di otto persone affette da cancro al fegato che, tramite il loro legale, Sergio Annesi, hanno scritto il 9 ottobre scorso, una lettera al direttore Valdo Mellone, chiedendo la riattivazione del servizio di cura del quale hanno bisogno e che inaspettatamente è stato sospeso.

Si tratta del trattamento di termoablazione, al quale i pazienti in questione dovevano sottoporsi perché non trattabili chirurgicamente.

Nella lettera dell’ avvocato, si legge che i pazienti oncologici, firmatari della diffida, sono stati ricoverati in regime i day surgery nel reparto di malattie infettive di Galatina, per essere valutati clinicamente. La diagnosi dei medici fatta agli otto ricoverati, è stata di epatocarcinoma non resecabile, pertanto, sono stati inseriti nella lista di attesa per il trattamento di termoablazione, che fa capo al reparto di chirurgia di Casarano.

La metodica è riconosciuta dalle linee guida nazionali ed europee sull’epatocarcinoma, come un trattamento mininvasivo di cura per il fegato con noduli sino a 2 cm, dunque non un intervento palliativo, ma una vera e propria terapia che consiste nell’inserimento di un ago che, collegato ad un generatore esterno, consente in anestesia generale, di bruciare tramite onde elettromagnetiche, le cellule tumorali, senza quindi alcun intervento chirurgico, molto più rischioso e invasivo.

Questo servizio ha funzionato sino a luglio scorso nella chirurgia di Casarano, poi è stato sospeso per mancanza di aghi, che sino a ieri ancora non c’erano, così come non è arrivata alcuna risposta dall’Asl ai pazienti in attesa. Nella diffida i firmatari chiedono la riattivazione del servizio o in alternativa, di essere informati su un eventuale struttura sanitaria dove potersi rivolgere per la termoablazione, in alternativa a Casarano dove il servizio resta tutt’ora interrotto.

Il legale sottolinea nella diffida che si tratta di persone con un tumore, che quindi per il tipo di patologia, non possono aspettare a lungo, posto che il tempo che passa, non fa che progredire la malattia con danni irreversibili alla loro salute. La diffida parte dopo quasi un mese dalla spedizione della lettera, nonostante l’avvocato abbia sollecitato la direzione dell’Asl a riattivare il servizio di cura entro 10 giorni dalla ricezione della missiva.

Sul caso è intervenuta anche cittadinanza attiva con il tribunale per i diritti del malato che ha già scritto all’assessore regionale Donato Pentassuglia, chiedendo un suo intervento in difesa dei pazienti che rischiano di andare a curarsi fuori regione, con i disagi e i costi della mobilità passiva che ne derivano

Al dire il vero qualche settimana fa, il direttore sanitario dell’Asl Ottavio Narracci ha risposto a mezzo stampa, che un alternativa a Casarano , sarebbe il Fazzi, ma non si è ancora riusciti però a dare informazioni ai pazienti sulle modalità di accesso a tale trattamento di cura: come prenotare, dove recarsi, in quali giorni e in quali orari. Resta però da capire un aspetto, hanno detto dal tribunale per i diritti del malato: come è possibile che a Lecce ci sono gli aghi per il trattamento e a Casarano l’Asl non li compra da dicembre 2013?

 

Fonte: www.sanitasalento.net

 

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