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PALAZZO COMI: L’OTTIMISMO DEL SINDACO COPPOLA E’ SMENTITO DALLE DICHIARAZIONI DI GABELLONE

La familiarità dei luoghi spiega l’ “amore ed il rispetto” del Sindaco per Palazzo Comi, mentre gli ambienti domestici ne spiegano i toni rancorosi, talvolta decisamente fuori luogo.

Ma, al netto delle note di stile, “veniamo alle cose serie”.

In primo luogo, la nota del Sindaco replica al nostro comunicato ed esplicita la volontà dell’Amministrazione di non spendere un solo euro per Palazzo Comi (“pur rimanendo la proprietà della Provincia e che ci venga confermato dalla Regione il personale”). L’obiettivo è quello di gestire un bene (“programmazione dell’uso e delle attività”) a spese di un altro, ovvero sedersi a tavola e lasciare il conto da pagare alla Provincia ed alla Regione. Perché questo dovrebbe accadere è un mistero. Non solo.

L’ottimismo del Sindaco (“ho buone speranza di farcela”) è smentito dalle dichiarazioni del Presidente della Provincia e dalla messa in mobilità dei funzionari.

In secondo luogo, la nota di replica contiene numerose inesattezze tecniche che tradiscono una lettura disattenta della Legge Delrio.

In terzo luogo, il Comitato non ha offeso, in alcun modo, l’assise consiliare, anzi l’ha presa sul serio. Molto più di quanto ha fatto il suo massimo rappresentante non dando seguito alla delibera di Consiglio votata all’unanimità o giustificando per tempo l’impossibilità di nominare un legale. Tanto che la volontà di “lavorare fianco a fianco per il raggiungimento di un obiettivo comune” passa per un “attacco gratuito al Sindaco Coppola”.

In ultimo, e per scrupolo, ribadiamo che la situazione attuale non è un dato della natura ma è l’effetto di una omissione grave consumata nei sessanta giorni successivi alla pubblicazione del bando: non averlo impugnato.

Questo spiega la persistenza dell’avverbio “ora” nella nota, allorquando questa attesta l’impossibilità attuale del ricorso giurisdizionale: quanto si è sempre chiesto, però, non è altro che l’impegno dell’Amministrazione ad impugnare l’atto di affidamento in concessione. Ma l’avverbio di tempo certifica una persistente rimozione della colpa e della responsabilità che davanti alla protervia dimostrata (“sedicenti custodi della cultura”, “metodi da bettola” , “non hanno studiato a sufficienza da giovani”) non è più possibile nascondere. Difatti non è mai troppo tardi.
#occupiamocidicultura

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