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PARCHIMETRI E STRISCE BLU: NON E’ SUFFICIENTE LA RICEVUTA DI PAGAMENTO PER CONTESTARE LA MULTA.

Non basta presentare, successivamente alla multa per sosta sulle strisce blu, il ticket con la ricevuta di pagamento, sostenendo che lo stesso non è stato visto dal vigile urbano. Ciò sia perché il conducente ha l’obbligo di esporre il tagliando in modo chiaramente visibile sul parabrezza (essendo proprio onere evitare che il foglietto scivoli o sia poco leggibile), sia soprattutto perché il verbale del vigile è un atto pubblico, e quindi fa fede “fino a querela di falso”.

Questo, in pratica, significa che per contestarne le affermazioni e la veridicità non è sufficiente proporre il consueto ricorso contro la multa al giudice di pace, ma bisogna – in più – attivare uno specifico procedimento (detto appunto “querela di falso”) volto a privarlo di ogni attendibilità, suffragandosi con qualsiasi mezzo di prova (testimoni, ecc.). Con ovvie duplicazioni di tempo e costi.

 È quanto ritenuto dal Tribunale di Bari in una recente sentenza [1].

 Il giudice pugliese aggiunge peraltro che, quanto detto non vale solo per la polizia municipale, ma anche nel caso in cui la contravvenzione sia elevata dagli ausiliari del traffico, in questo equiparati dalla legge[2], in tutto e per tutto, ai normali vigili e, quindi, agli incaricati di un pubblico servizio. E dunque il verbale “costituisce attestazione implicita anche della mancata esibizione sulla vettura di ricevuta che consente la sosta nell’ora di accertamento su indicato”.

[1] Trib. Bari sent. n. 19 del 7.01.2015.

[2] Ai sensi del combinato disposto degli artt. 17 c. 132 della legge 127/1997 e 68 legge 488/1999 i verbali di accertamento redatti dagli ausiliari del traffico dipendenti delle società concessionarie dei parcheggi a pagamento hanno l’efficacia di cui agli artt. 2699 e 2700 cod. civ.: così Cass. sent. n. 20291/2008.

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