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PROGETTO FRUTTA NELLE SCUOLE, 27 MILIONI DI EURO, ERRORI NELLA GESTIONE, SCARSA QUALITA’ E POCA CHIAREZZA DA PARTE DEL MINISTERO.

Sono sempre meno chiare le finalità  della campagna Frutta nelle scuole, l’iniziativa europea per incentivare il consumo  che secondo dati ministeriali avrebbe raggiunto nel 2013,  1.050.000 alunni delle scuole primarie e al quale si era gia’ interessato Il Fatto Alimentare.. È di pochi giorni fa la risposta a un’interrogazione al Ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali presentata dall’on. Chiara Gagnarli (M5S), Il parlamentare, prendendo spunto anche dagli articoli apparsi sul sito internet de Il Fatto Alimentare, ha chiesto chiarimenti su un progetto costoso che fino ad oggi si è tradotto «in risultati deludenti e in un enorme spreco di denaro», senza dimenticare la scarsa qualità della frutta distribuita e l’enorme quantità di rifiuti prodotti, temi oggetto di un’altra interrogazione a firma dell’on. Arianna Spessotto (M5S).

 Una puntuale richiesta di chiarimenti alla quale il ministero ha fornito una risposta del tutto insoddisfacente che, senza citare un solo dato,  fa riferimento a non meglio identificati “monitoraggi”, specificando che «gli utenti delle scuole primarie coinvolti nel programma hanno consumato almeno una porzione di frutta in più al giorno – e che-  le relative famiglie hanno recepito il messaggio educativo connesso al programma. Si tratta di una risposta inconsistente», afferma Gagliardi. Una situazione tanto più grave se si considera che per l’anno scolastico 2015/2016 il progetto è stato già rifinanziato: il contributo complessivo della UE è di 150 milioni di euro di cui 26,9 milioni per il nostro paese, il secondo beneficiario dopo la Germania.

Purtroppo la gestione della campagna è tutt’altro che soddisfacente. Anche quest’anno come già avvenuto in passato, gli aggiudicatari per la distribuzione della frutta sono stati resi noti solo a dicembre, in seguito al blocco del procedimento dovuto al ricorso al Tar da parte di uno dei concorrenti, e ilcalendario della distribuzione è partito da gennaio 2015. Come se non bastasse la formazione degli insegnanti è ancora in corso e le altre sezioni del sito sono ferme all’edizione 2013/2014. Leggendo l’elenco delle imprese che hanno vinto le gare di appalto,  sembra inevitabile porsi qualche interrogativo sui criteri geografici che hanno portato ad assegnare ad aziende pugliesi la distribuzione della frutta in Piemonte, mentre le scuole sarde sono rifornite da una società con sede a Lecco. È difficile poi pensare a questa enorme quantità di frutta che arriva nelle scuole senza un adeguato coordinamento con il gestore del servizio mensa. Lo spirito del progetto è quello di fare mangiare ai bambini la frutta al posto delle merendine e di altri fuori pasto che i genitori danno ai figli  per l’intervallo delle 10,30  o per quello delle 16,00 nelle scuole dove si adotta il tempo pieno. Tutto ciò si trasforma spesso in un enorme spreco di materie prime, visto che agli alunni vengono consegnate due porzioni di frutta,  ottenendo come risultato l’esatto  contrario di quanto auspicato dal progetto.

C’è poi un altro aspetto da considerare. Le aziende fornitrici vincitrici dell’appalto devono, sottoscrivere con gli istituti una convenzione che prevede un rimborso alle scuole per l’attività di assistenza alla distribuzione della frutta pari a 2,00 euro ad alunno.

Si può pensare che una scuola con poche risorse, possa essere disincentivata a segnalare eventuali problemi sull’apposito modulopredisposto nel sito del ministero, per non  essere esclusa dal contributo annuale versato dall’azienda incaricata dell’approvvigionamento. Molte delle segnalazioni arrivate in redazione  (cui si aggiungono quelle pubblicate sulla pagina di Facebook) fanno riferimento a frutta non mangiabile perché troppo matura o troppo acerba, a interi lotti non lavati o conservati in modo inadeguato. A questo si aggiunge il problema degli imballaggi da smaltire, visto che – come specifica il dettaglio del progetto – in molti casi viene servita frutta o verdura porzionata con un aggravio di costi rilevante, anche se da fonti ministeriali risulterebbe che vengono utilizzati imballaggi biodegradabili.

«Teoricamente in un’iniziativa come questa potrebbe avere una valenza molto positiva, purtroppo si riscontrano errori nell’attuazione , legati alle modalità di distribuzione e gestione della frutta», osserva Gabriella Iacono, responsabile di Milano Ristorazione. È anche successo che i gestori delle mense debbano rispondere alle proteste dei genitori non informati del fatto che i prodotti contestati non sono quelli serviti dalla mensa ma fanno parte del progetto Frutta nelle scuole. «Dal canto nostro – assicura la parlamentare del Movimento 5 Stelle  – continueremo a vigilare perché i fondi di questo progetto vengano utilizzati al meglio, sia nell’attività di formazione dei docenti che nel coinvolgimento dei genitori, per insegnare davvero ai nostri bambini quale è il modo corretto di mangiare”.

 

 

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