Provincia di Lecce

PROVINCIA – LO STATO TAGLIA I FONDI DEL 40% SCUOLE AL FREDDO E LICENZIAMENTI IN VISTA.

Un taglio netto del 40% ai fondi necessari per garantire i servizi ai cittadini. Precisamente un taglio del 39,52% alle risorse già ridotte al lumicino della Provincia di Lecce. Il saldo delle risorse assegnate ai nuovi “enti di secondo livello” col fondo di riequilibrio è negativo: nel 2015 le Province dovranno restituire allo Stato circa 200 milioni. E a questi si aggiunge la scure della Legge di Stabilità: un miliardo di euro in meno. Solo nel 2015.

Per Palazzo dei Celestini vuol dire un taglio netto di 24 milioni in più rispetto al 2013. Di questi, 9 milioni di risparmi sulle spese sono legati all’attuazione della famigerata spending review e gli altri 15 milioni di euro all’attuazione della Legge di Stabilità. Vuol dire che, senza variazioni in corsa, la Provincia dovrà tagliare il 40% delle risorse in bilancio destinate a servizi. E se non fossero bastate le parole di pochi giorni fa del presidente Antonio Gabellone – «Saremo costretti all’interruzione di pubblico servizio» – a dare una misura del dramma, economico e sociale, che potrebbe consumarsi di qui a breve è il dirigente del Servizio economico finanziario provinciale, Pantaleo Isceri.

«Ho due figli al liceo scientifico – spiega il dirigente – e c’è il rischio concreto, concretissimo che si resti senza gasolio per i riscaldamenti. Se il taglio resta così sostanzioso, ma anche se lo riducessero a 10 milioni, non sapremmo come acquistare il gasolio per le scuole».

C’è questo buco nero nei servizi al termine della girandole di cifre, tagli e stime sul destino finanziario e funzionale delle Province italiane e di quella leccese in particolare. Un buco nero nel quale verrebbe risucchiata, fra gli altri, la manutenzione delle strade, delle scuole: «Se cadrà un calcinaccio in un liceo – aggiunge Isceri – si verificherà la necessità di una manutenzione del solaio e siccome non ci saranno soldi, si dovrà chiudere l’aula».

Di più. «Se noi, a titolo esclusivamente d’esempio – puntualizza Isceri – chiudessimo Alba service, chiudessimo Nuova Salento Energia, azzerassimo i trasferimenti alla Ico Tito Schipa e riducessimo all’osso tutte le spese per le scuole, risparmiando su tutto, non basterebbe comunque a far fronte ai tagli per il prossimo anno. Dovremmo comunque intaccare il costo del personale».

E la parola “esuberi” risuona fra le mura della Provincia. I sindacati sono già sul piede di guerra, pronti a dare battaglia «se verrà toccato anche un solo posto di lavoro» ha detto ieri la segretaria Cgil Antonella Cazzato. Il clima, conferma Isceri, «è pesantissimo. Non vedo all’orizzonte – continua – manovre possibili che non incidano sul personale. Anche se l’anno prossimo dichiarassimo il pre-dissesto, con la successiva manovra di riequilibrio dovremmo comunque intervenire sul personale».

Di quante persone si stia parlando, non è ancora chiaro. A livello nazionale dovrebbero essere 12mila. Le prime stime per Lecce, del tutto approssimative, parlano di 100 o 200 esuberi. Si tratta di dipendenti che svolgono funzioni sfilate dal ventaglio dei compiti provinciali dalla riforma Delrio e che le Regioni dovrebbero riassegnare a Comuni e Città metropolitane. La Regione Puglia, però, è molto indietro. Non ha nemmeno insediato l’Osservatorio necessario a censire le funzioni delle Province salentine per poi decidere come spalmarle fra i vari municipi, in forma singola o consorziata.

«Siamo paralizzati, la situazione è peggiore di quel che sembra» si sfoga Isceri, che il 12 novembre incontrerà a Roma i dirigenti dei Servizi economici degli altri enti provinciali, nella sede dell’Upi, mentre il presidente Antonio Gabellone domani sarà a Bari per fare il punto con l’Upi regionale.

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