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Approfondimenti, Comuni, Economia, Puglia, Salento

Puglia a più velocità sul fronte dell’efficienza dei servizi pubblici resi dai Comuni ai cittadini

La Puglia è una regione tutt’altro che omogenea sul fronte dell’efficienza dei servizi pubblici resi dai Comuni a cittadini ed imprenditori.

Lo attesta un’elaborazione dell’Ufficio studi di Confartigianato che a livello nazionale ha misurato come le amministrazioni locali abbiano speso i soldi dei contribuenti. Per la Puglia emerge un quadro a più velocità in cui prevalgono, però, i Comuni spreconi e quelli che non riescono a offrire servizi dignitosi, a fronte di un gruppetto di enti locali virtuosi che spendono con efficienza le risorse pubbliche, «prelevate», sotto forma di tasse e balzelli vari, dalle tasche dei cittadini e dei titolari d’impresa.

E qui arriviamo al cuore del problema analizzato da Confartigianato: le tasse sulle piccole imprese sono più alte proprio nei Comuni spendaccioni. Insomma: più tasse e meno servizi.

L’analisi proposta dall’associazione degli artigiani mette a confronto i fabbisogni standard e la spesa, partendo dai dati raccolti su OpenCivitas (Mef e Sose).

In particolare, i fabbisogni standard misurano il fabbisogno finanziario di un ente in base alle caratteristiche territoriali e agli aspetti socio-demografici della popolazione residente, mentre la spesa effettiva storica (per il 2013) è data dalla spesa effettiva del comune per l’offerta di servizi ai cittadini, riportata nei certificati consuntivi e ricalcolata con l’ausilio delle informazioni raccolte attraverso i questionari.

Sono ritenuti «Comuni efficienti» quelli che spendono meno del fabbisogno standard ed offrono più servizi; i comuni cosiddetti «sopra il livello» spendono più del fabbisogno standard ed offrono più servizi; i comuni «sotto livello» spendono meno del fabbisogno standard ed offrono meno servizi; i comuni «inefficienti» spendono più del fabbisogno standard ed offrono meno servizi.

L’analisi sulla spesa dei Comuni accende i riflettori su 12 funzioni fondamentali: asilo nido; settore sociale (al netto asilo nido); smaltimento rifiuti; gestione del territorio (al netto dei rifiuti); trasporto pubblico locale e servizi connessi; viabilità (al netto dei trasporti); istruzione pubblica; polizia locale; anagrafe, stato civile, leva, servizio elettorale e statistico; altri servizi generali; ufficio tecnico; gestione delle entrate tributarie e servizi fiscali.

In Puglia sono stati esaminati 236 Comuni. Il quadro è il seguente: 70 Comuni risultano inefficienti, pari al 29,7 per cento del dato complessivo; 138 si fermano «sotto il livello», pari al 58,5 per cento del totale; 14 si attestano «sopra il livello», pari al 5,9 per cento del totale; solo 14 sono risultati efficienti, pari al 5,9 per cento.

Restringendo l’analisi ai soli comuni capoluogo della Puglia, risulta inefficiente Taranto con una spesa di 142,8 milioni e un fabbisogno standard di 130,6 milioni (gap di 12,2 milioni ovvero il 9,3 per cento).

Anche Lecce risulta inefficiente, con una spesa di 69,9 milioni e un fabbisogno standard di 65,9 milioni (gap di 4 milioni ovvero il 6,0 per cento).

Si attestano «sotto il livello» Bari con una spesa di 227,6 milioni e un fabbisogno standard di 269 milioni (gap negativo di 41,4 milioni, ovvero meno 15,4 per cento).

Sotto il livello anche Foggia con una spesa di 81,7 milioni e un fabbisogno standard di 97 milioni (gap negativo di 15,3 milioni, ovvero meno 15,7 per cento).

Sopra il livello, invece, solo Brindisi spesa con una spesa di 75,2 milioni e un fabbisogno standard di 57,7 milioni (gap di 17,5 milioni, ovvero il 30,3 per cento). Nessuno dei capoluoghi pugliesi risulta efficiente.

«È arduo parlare di competitività e ripresa in una Puglia a quattro diverse velocità, in cui sono così tante le amministrazioni locali inefficienti o sottolivello per ciò che concerne la spesa pubblica  – commenta Francesco Sgherza, presidente di Confartigianato Imprese Puglia.

In realtà non è semplicemente una questione di quantità della spesa ma anche di qualità.

Al netto dei dati dello studio, che fanno ovviamente riferimento anche alle percezioni soggettive dei pugliesi – sottolinea Sgherza – i problemi sorgono specialmente in quei casi in cui non soltanto le amministrazioni spendono più di quanto sarebbe necessario ma scaricano il peso dell’inefficienza sulle spalle dei cittadini e del sistema produttivo. Quando ad un surplus nella spesa corrispondono servizi sotto la media e livelli di tassazione locale più elevati, è allora che al danno si aggiunge la beffa.

In questi ultimi anni – ricorda il presidente – quando si parla di competitività del sistema produttivo, tendiamo a riferirci quasi sempre all’analisi di fattori “esogeni” come mercati, investimenti o risorse comunitarie. Probabilmente, invece, bisognerebbe riflettere più approfonditamente sul fatto che la prima ed indispensabile condizione utile per l’insediamento e la crescita delle realtà produttive è la messa a disposizione di un habitat a misura di impresa. Questo significa servizi ad imprenditori e lavoratori, sicurezza, welfare ed assistenza funzionanti, trasporti e viabilità all’altezza delle esigenze. Più in generale – conclude Sgherza – qualità della vita ed anche un’amministrazione pubblica che non sia fonte di continui ostacoli burocratici, ma vero e proprio partner al fianco dei cittadini».

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