Alessano, Cultura, Religione

RIAPRE AL CULTO LA CHIESA DI S. MARIA DEGLI ANGELI DEI CAPPUCCINI DI ALESSANO

 LUOGO CARO A DON TONINO BELLO TERZIARIO FRANCESCANO

ALESSANO – La Diocesi di Ugento – Santa Maria di Leuca comunica che Venerdì 1 Novembre alle ore 17.00, S.E. il Vescovo Mons. Vito Angiuli, benedirà e aprirà al culto la Chiesa di S. Maria degli Angeli del Convento dei Frati Minori Cappuccini, luogo caro a don Tonino Bello, Terziario Francescano, dopo il recente restauro dell’altare maggiore ligneo a cura della Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio e col generoso contributo del popolo di Alessano, della Fondazione Banca Popolare Pugliese “Giorgio Primiceri”, della Curia di Ugento, della Fondazione don Tonino Bello e del Comune di Alessano.

Un lungo e complesso recupero compiuto dall’esperto restauratore Dario Taras, da Alessandro Remigi, entrambi di Specchia, dalla Dr.ssa Danila Caccioppola e dall’artigiano Cosimo Imperatori, ambedue di Alessano, per ciò che riguarda la parte lignea dell’altare e Rita Raffaella Cavaliere per le tele.

Il pregevole altare maggiore ligneo della Chiesa conventuale dei Cappuccini di Alessano, vero e proprio capolavoro di ebanisteria e monumento nazionale, fu realizzato nella prima metà del secolo XVII per volontà della duchessa di Alessano Donna Laura Guarini, che unitamente al consorte Don Filiberto Ayerbo d’Aragona intese così esprimere gratitudine per la tanto attesa nascita del primogenito Giuseppe Antonio. Le maestranze convocate per l’occasione, forse provenienti da Martina Franca, evidentemente molto esperte nelle arti dell’intaglio e dell’intarsio, apparecchiarono un complesso telaio ligneo in essenze pregiate (palissandro, noce, mogano, acero e altri) e arricchito da masselli finemente intagliati e appendici decorative finite a gesso.

L’originario assetto della struttura, tipicamente post-tridentino, includeva alla base una mensa addossata per la celebrazione ″Versus Dominum”, successivamente rimossa e traslata poco più avanti così da consentire il rito ″versus popolum” introdotto dall’ultima riforma conciliare. La sorprendente macchina d’altare è articolata in tre settori verticali simmetricamente disposti: quello centrale, della larghezza di circa 4 metri, si estende in altezza sino a lambire l’intradosso della sovrastante volta a stella, situato a oltre 8 metri dal piano di calpestio; quelli laterali, dell’ampiezza di 2 metri ciascuno, superano di poco la quota d’imposta delle appese angolari.

Una chiara articolazione si ravvisa anche nell’orditura orizzontale: alla quota inferiore il vero e proprio altare ora privo di mensa, sormontato da una coppia di gradini, dominato al centro dal prezioso tabernacolo ligneo e stretto tra le due porte a battente con ferramenta originale, comunicanti con la retrostante sacrestia; più in alto, al di sopra di una semplificata trabeazione all’apparenza sorretta da una coppia di mensoloni, l’imponente dossale interpretato, al centro, da un ordine gigante di lesene trabeate su piedistallo poste a incorniciare la pregevole tela settecentesca raffigurante il Perdono di Assisi, e sui due lati da un ordine minore in forma di edicola entro cui si inseriscono le due tele minori dedicate a S. Anna con la Vergine Bambina (destra) e al Profeta Isaia (sinistra). Più in alto, al centro, l’ovale raffigurante San Giuseppe con il Bambino, che al pari della pala centrale e delle due tele minori fu probabilmente realizzato dal cappuccino Fra’ Angelo da Copertino.

Gli esami sull’opera, non invasivi, eseguiti preventivamente dai restauratori, hanno permesso di intervenire accuratamente per la sua bonifica e il suo recupero attraverso il trattamento antitermico, la catalogazione dei singoli pezzi, lo smontaggio dell’intera struttura, la pulitura di tutti gli elementi, la realizzazione di nuove strutture portanti, l’incollaggio e la ricostruzione degli elementi decorativi mancanti, l’equilibratura cromatica dei nuovi elementi, la protezione di ogni pezzo con vernici naturali e, infine, il riassemblaggio dell’altare con nuovi elementi di ancoraggio.

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