Salento, Salute

SANITA’ PUGLIA: DUE ANNI PER UNA TAC ED UNA MAMMOGRAFIA, MANCANO TECNICI E LE MACCHINE SPESSO SONO FERME.

Siamo al caos: attese sino al 2017 per tac, risonanze magnetiche e mammografie con il paradosso di una donna che ha dovuto sospendere la chemioterapia perché non poteva sottoporsi a Tac total body con mezzo di contrasto e di 300 donne che aspettano, sine die, di poter fare una mammografia. Scatta così l’indagine delle forze dell’ordine, proprio sulle liste d’attesa, per individuare eventuali responsabilità per un servizio diagnostico deficitario visto che non riesce a coprire la domanda.

Nei giorni scorsi, infatti, i carabinieri hanno sentito alcuni addetti ai lavori (a vario titolo) della radiodiagnostica e sul tavolo del direttore generale della Asl, Giovanni Gorgoni, sono arrivate le relazioni che permettono di “radiografare” l’andamento del servizio. Ora si cerca di correre ai ripari e dovrebbero arrivare alcune unità per rafforzare i camici bianchi della radiodiagnostica, ma – al netto delle misure tampone – servono interventi radicali di riorganizzazione dei servizi.

Quel che è certo? Stando ai casi segnalati da Alessandro Finisguerra, responsabile del Tdm (Tribunale per i diritti del malato) del Fazzi e da Angelo Oliva, volontario dell’associazione, nel caso di Tac, risonanze e mammografie, sono saltate anche le corsie preferenziali destinate a chi è affetto da patologiche oncologiche. «Lo scorso 5 maggio – rende noto Finisguerra – abbiamo ricevuto una segnalazione da parte di una paziente con patologia oncologica: aspettava dal 21 gennaio di poter effettuare una Tac total body con mezzo di contrasto. L’esame deve essere effettuato ogni tre mesi, previa specifica preparazione e la signora ci ha comunicato di aver dovuto sospendere anche il ciclo di chemioterapia, in attesa del risultato diagnostico. Il Tdm ha chiesto e ottenuto che l’esame fosse effettuato quanto prima».

Basta? Macché. Nello stesso giorno, al Tdm del Fazzi arriva la segnalazione che una donna, per effettuare una Tac con mezzo di contrasto per una neoformazione all’utero, deve aspettare fino a settembre 2015. Peccato che l’esame dovesse essere eseguito entro dieci giorni, così come indicato dal codice B di priorità indicato dal medico prescrittore sulla ricetta. Anche in questo caso è intervenuto il Tdm che è riuscito a ottenere che la signora eseguisse l’esame nei termini previsti. «Fortunatamente – spiega Finisguerra – il reparto di Radiologia si è mostrato sensibile alla problematica e si è adoperato per risolvere questi due casi che sono l’emblema dell’assenza cronica di un adeguato numero di tecnici».

L’elenco di chi paga sulla propria pelle il prezzo della lunga attesa è lungo: deve aspettare sino a settembre del prossimo anno un paziente che necessita di una risonanza magnetica all’encefalo, come pure deve aspettare marzo 2017 una donna che necessita di una mammografia. Per non parlare poi di 300 donne che aspettano di poter fare la mammografia alla Cittadella della Salute. «Dopo aver avuto diverse segnalazioni – racconta Oliva – sono andato al reparto di Radiologia, alla “Cittadella della Salute”, e mi è stato confermato che c’è un lungo elenco di donne che devono fare la mammografia. Il problema si è determinato dopo una serie di rotture delle macchine».

L’incapacità della Asl, di erogare le prestazioni di radiodiagnostica, nel distretto di Lecce, si spiega con il fatto che, alla carenza di tecnici, si aggiunge la circostanza che Tac e risonanze magnetiche della “Cittadella della Salute” sono ormai troppo vecchie e una delle grandi macchine è addirittura ferma da 19 mesi.

Il reparto radiologico del Fazzi, invece, combatte con un numero insufficiente di tecnici e con una domanda che arriva anche dall’esterno. «Sono in forze, all’unità operativa, 31 tecnici – conclude Finisguerra – e dovrebbero essere almeno 40, ma la cosa più grave è che alcuni di questi non sono pienamente utilizzabili perché hanno problemi di salute. Quattro o cinque tecnici giornalmente prestano servizio presso le sale operatorie e quindi è evidente che le liste d’attesa si allungano».
Dietro ai numeri c’è chi si rivolge alla sanità per avere cura e assistenza, gli operatori sanitari costretti a fare salti mortali pur di dare una risposta, costretti a farsi carico anche della frustrazione e della rabbia di chi sta male e non può accettare di non avere le prestazioni che gli servono.

 

Fonte: Quotidiano di Puglia. 

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