Agenzia delle Entrate, Cittadini, Consumatori, Fisco, Giustizia, Sentenza

SENTENZA: L’AGGIO E’ NULLO SE IL CONCESSIONARIO NON GIUSTIFICA LE SPESE

Sono illegittimi l’aggio e gli interessi di mora se il concessionario non giustifica la sua attività e se non indica le modalità di calcolo.

Ciò è quanto affermato dalla Commissione Tributaria Provinciale di Parma che, con una recentissima sentenza, ha accolto il ricorso di un contribuente avverso una cartella di pagamento di cui contestava la legittimità delle predette pretese (sentenza n. 38/3/2019 della Commissione Tributaria di Parma, visibile su www.studiolegalesances.it – sez. Documenti).

I giudici parmensi, ponendosi al fianco della giurisprudenza prevalente, hanno affermato che, in primis, il contribuente deve essere sempre messo in condizione di verificare il calcolo e la correttezza dell’importo da pagare; inoltre, con particolar riferimento all’aggio – ossia al compenso previsto per il concessionario della riscossione, exEquitalia ora Agenzia delle Entrate Riscossione – è stato evidenziato che, affinché possa essere legittimamente richiesto, è necessario che il concessionario dimostri l’attività svolta.

In particolare, i giudici de quo, citando la sentenza della Corte di Cassazione n.17765 del 2018, sottolineano l’esigenza di trasparenza dell’atto tributario e ribadiscono come il contribuente debba necessariamente essere  “messo in condizioni di verificare la correttezza di siffatto calcolo [e la sua correttezza], senza essere obbligato ad attingere aliunde le nozioni giuridiche necessarie per ricostruire il metodo seguito dall’Ufficio nei diversi periodi considerati”.

Inoltre, in relazione all’aggio, i giudici hanno evidenziato come tale ulteriore spesa non abbia per il contribuente natura tributaria, bensì retributiva, e che dunque possa essere richiesto dal concessionario solo qualora egli dimostri la coerenza tra la sua azione e le spese sostenute. Nello specifico, i giudici chiariscono che “Appurata la particolarità del servizio che svolge l’Agente della riscossione, questo viene pagato (ovvero retribuito e commisurato) sulla base dei costi sostenuti – effettivi e reali – per il servizio di riscossione e di esecuzione”.

Alla luce di quanto suesposto ne deriva che l’aggio e gli interessi richiesti nella cartella di pagamento sono illegittimi se risulta che l’Agente per la riscossione non ha giustificato la sua attività inibendo il diritto di difesa del contribuente.

Dott.ssa Francesca Montevero

Avv. Matteo Sances

www.studiolegalesances.it

www.centrostudisances.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *