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SENTENZE: “POLIZZE VITA, QUOTE DIVERSE PER GLI EREDI”

Quando muore il titolare di una polizza vita, l’indennizzo va agli eredi. La ripartizione, pero, non va fatta in quote uguali, ma seguendo le stesse regole della successione legittima.

Questa la vicenda: R.A. muore, lasciando una polizza vita con beneficiari gli eredi, cioe’ la moglie e i due nipoti, figli della sorella di R.A. . Questi ultimi entrati in linea testamentaria dopo la morte della madre (tecnicamente si parla di “rappresentazione”).

L’assicurazione liquida il capitale della polizza in quote uguali a ciascuno degli eredi. L moglie, pero’ non ci sta. Questo il suo ragionamento: a lei, erede diretta spetterebbe meta’ del capitale, mentre i due nipoti (eredi per rappresentazione) si dovrebbero spartire la restante meta’, cioe’ la quota che sarebbe toccata a loro madre se fosse in vita.

Con la ripartizione in quote uguali tra erede diretto e chi subentra come tale per diritto di rappresentazione, piu’ persone subentrano piu’ si abbassa la quota dell’erede diretto. Cosi’, ad esempio, se alla sorella di R.A., fossero subentrati per rappresentazione nove figli, del tutto irragionevolmente alla moglie sarebbe spettato solamente 1/10 dell’indennizzo.

Il ragionamento della moglie fila, ma sia in primo sia in secondo grado i giudici le danno torto.

La Corte di Cassazione, invece, riconosce come giusto il principio sostenuto dalla moglie. Per determinare le quote che toccano agli eredi vanno seguite le regole della cosidetta successione legittima: la liquidazione va fatta “per stirpi” Quindi, se piu’ eredi succedono in rappresentazione, questi dovranno dividersi la quota che sarebbe spettata al loro ascendente (padre, madre, nonno, nonna).

COMMENTO:

Fino a questa sentenza, la ripartizione dell’indennizzo fra eredi legittimi avveniva per quote uguali, partendo dal principio che l’indicazione in polizza del termine “eredi” serviva solamente a individuare i beneficiari della polizza alla morte del titolare, senza alcuna differenza rispetto alle quote.

Ora, invece, la Corte di Cassazione inverte la rotta, sostenendo che gli eredi beneficiano si’ dell’indennizzo, ma in misurra differente a seconda del grado di parentela.

Corte di Cassazione – sentenza n. 10210 del 29 settembre 2015

Fonte notizia: Altroconsumo Soldi e Diritti.

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