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Curiosita', Storia, Tricase

STORIA MINIMA DELLA PANCHINA RIMOSSA

di Alfredo De Giuseppe

Nell’ottobre del 2001 uscì un mio libricino dal titolo “Ore 8, sotto l’orologio” che raccontava con foto e brevi osservazioni la vita di un posto speciale di Tricase. Volgarmente definito “sutta l’orologio” era in realtà un triangolo che comprendeva il campanile (con annesso orologio) del convento dei Domenicani, lo storico bar Dell’Abate e la sede della Pro-Loco dentro la Torre Piccola del 1500.

Ogni mattina, estate e inverno, in quel triangolo attraversato dalla strada si formavano i vari crocicchi, chi all’angolo stretto del bar, chi vicino all’edicola della famiglia De Francesco (che aprì i battenti nel 1946 dentro un sottoscala del convento), e chi sul marciapiede antistante la Pro-Loco. Ogni assembramento per quanto minuscolo aveva il suo significato.

Intanto da tutti e tre gli angoli si poteva agevolmente osservare chi passava in quel momento. Se stavi arrivando in auto c’era sempre qualcuno che faceva il gesto di fermarti, fosse anche per un caffè veloce; se invece eri a piedi non potevi non fermarti. Si dice che per lunghi decenni le donne evitassero di attraversare a piedi quel triangolo onde evitare di subire l’inevitabile sarcasmo degli astanti.

Al bar la mattina c’era il fior fiore della politica, dei professionisti e dei notabili della città, vicino all’edicola c’era una panchina e gli uomini di sinistra, sul marciapiede della Pro-Loco c’erano i consiglieri comunali e i possibili futuri candidati. Insieme a questa ciurma interclassista non mancava mai il personaggio pirotecnico, in fondo accettato anche nella sua diversità, amalgamato in una realtà effettivamente indivisibile. In quel libricino raccontavo Tricase nella sua essenza provinciale, al contempo bonaria e crudele.

Oggi a 15 anni di distanza molte cose sono cambiate. Oltre al terrorismo, al califfato, alle riforme costituzionali di Renzi, a Grillo, a Trump e all’esplosione dei social-network, il Bar dell’Abate ha chiuso: le saracinesche irrimediabilmente abbassate sono un pugno nell’occhio, come a dimostrare che nel punto più visibile di Tricase è difficile fare attività. La Pro-Loco, dopo la lunga chiusura per ristrutturazione della Torre, ha perso il suo antico sapore (e colore): niente sedie all’esterno a godersi il fresco, niente tornei di tressette, e forse nessuna lotta al suo interno per conquistarne la gestione.

Per fortuna l’edicola di un Gigi acciaccato resiste, pur vendendo quasi la metà dei giornali di un tempo. Ora qualcuno dell’Amministrazione Comunale ha pensato bene di togliere anche la panchina. Era l’unico residuato degli anni ’80 quando la piazza fu per l’ultima volta ristrutturata, ma era anche l’avamposto, l’ultimo baluardo di quella socialità di paese, di quell’incontro-scontro di ogni giorno su politica e sport, su Tricase e la sua amministrazione, su pregi e difetti di una comunità sempre difficile da costruire. Insomma quella panchina ora non c’è più, eliminata per un motivo misterioso.

Era pericolosa? Era rotta? Era antiestetica? Ho dovuto fare approfondite indagini per farmi dare una qualche pur lontana spiegazione. Bisogna a questo punto ricordare che tale panchina era situata proprio di fronte alle scale del Municipio e con alle spalle l’altro edificio adibito ad uffici comunali. Pare che nell’ultimo periodo i pensionati che soggiornavano lunghe ore ciondolando fra edicola e panchina avessero preso l’abitudine di notare e far notare i frequenti e abbondanti andirivieni dei dipendenti comunali fra i due edifici. Qualche solerte personaggio (politico o amministrativo non è chiaro ma poco importa) ha deciso che era meglio eliminare quell’inutile avamposto. Non ha pensato che forse sarebbe necessaria una ristrutturazione degli uffici (mai fatta), che forse sarebbe più logico unirli in un’unica struttura, ma ha trovato la soluzione più semplice: eliminare la panchina.

Non vorrei credere che questo sia stato l’unico motivo per cui la panchina è stata rimossa e magari a breve ne sarà rimessa una più bella e capiente. Ma tant’è e tanto riporto. Con un’unica amara conclusione: a questo punto niente più notizie di prima mano né commenti spiritosi o malevoli, niente sghignazzi, niente di niente, rimane solo il Castello con dentro il Potere.

Alfredo De Giuseppe – pubblicato su Il Volantino del 24 settembre (concessoci dall’autore)

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