Approfondimenti, Cronaca

STRAGE DI USTICA: IL DC9 NON FU ABBATTUTO PLANO’ IN MARE E CHIESE AIUTO!

di Gianni Lannes

Le autorità (tecnici, magistrati, politicanti, giornalisti) hanno sempre detto che l’I-Tigi non ha mai lanciato il segnale di soccorso. E invece, l’ha fatto. Infatti, un radar dell’aeronautica militare (il cram di Marsala) vide tutto in diretta e captò – ma ignorò ostinatamente – anche un Sos del Dc durato circa centocinquanta secondi, vale a dire 2 minuti e 30 secondi, dopo aver subito un attacco aereo da un caccia straniero. Il Dc 9 Itavia aveva il codice di identificazione AJ 421 della rete militare Nato.

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Gli esperti hanno continuamente ripetuto che il velivolo civile era esploso e disintegrato in volo. Lo aveva ribadito più recentemente anche Cossiga, a cui era tornata improvvisamente la memoria, dopo 27 anni di assordante silenzio, aggiungendo che l’aeroplano italiano era stato colpito da un missile all’infrarosso. Però, come si sa, tali ordigni puntano ai motori che ancora oggi sono intatti e visibili al museo della memoria di Bolona.

In realtà, alla prova dei fatti che smentiscono scientificamente le conclusioni della commissione Misiti del 1994, alle 20:59 il volo IH 870 è a 25 mila piedi (7.600 metri) che plana danneggiato ma integro nella struttura. Infatti, permane nella visibilità del radar di Ciampino (che vede fino a 6 mila metri di quota) per 186 secondi durante i quali perde appena 1.600 metri di quota. Nel 1980 certificano questa situazione le relazioni della Douglas, dello Ntsb, della Selenia e dell’Itavia. Inoltre, lo conferma la commissione Luzzati nel 1982. Insomma, l’aereo non precipita rovinosamente sul mare, ma compie un ammaraggio. Quando ha cessato di funzionare il trasponder che trasmetteva alle stazioni il codice 1136? Ecco la conclusione della commissione di indagine Blasi nel 1989:

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«L’aereo ha assunto dopo l’incidente una traiettoria in volo librato e nella direzione del vento della durata di circa 3 minuti fra la quota iniziale (25.000 ft, 7.600 mt) e la quota di scomparsa dallo schermo radar dell’eco primario (valutabile intorno ai 20.000 ft, 6.000 mt). Ciò esclude cedimenti strutturali delle superfici portanti e di stabilizzazione (piani di coda)». 

Dalla sequenza radar appare chiaro che in quel tratto di cielo un velivolo militare non un pallone sonda, ossia la traccia AJ 450 materializzatasi nel mare della Sardegna meridionale compie una manovra d’attacco, e poi si disimpegna percorrendo la delta wiskey 12 che taglia la Calabria. Sulla Sila quella sera non è caduto un Mig libico, bensì un caccia israeliano (rintracciato da ben tre pattugliatori P3C Orion statunitensi decollati immediatamente da Sigonella) a cui hanno fatto la guardia l’indomani soldati italiani giunti da Cosenza, prima che l’aeromobile fosse fatto sparire per mandare in onda la sceneggiata (Cia, Sismi e Sios Aeronautica) del 18 luglio su Gheddafi…

 

Fonte: www.sulatestagiannilannes.blogspot.it

 

 

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