Economia, Regione Puglia

Svimez: Puglia tra regioni piu’ attrattive in Italia

“La Puglia è la regione più attrattiva del Sud e tra le più attrattive di Italia. Oggi a certificarlo è la Svimez in uno studio pubblicato sull’ultimo numero della Rivista Economica del Mezzogiorno”. Così il presidente della Regione Michele Emiliano e l’assessore regionale allo Sviluppo economico Loredana Capone commentano la ricerca realizzata da Dario Musolino dal titolo “L’attrattività percepita da regioni e province del Mezzogiorno per gli investimenti produttivi” che colloca la Puglia al primo posto tra le regioni del Sud con un indice di attrattività di 2,47.

Con un punteggio superiore a 4 su 5 è la Lombardia la regione preferita dagli imprenditori italiani per insediare nuove imprese, seguita da Emilia Romagna (3,92), Veneto (3,86), Piemonte (3,58). Abruzzo (2,59) e Puglia (2,47) in testa alle regioni del Sud, Calabria in coda (1,73).

Condotto su un campione di 225 imprese con sede in Italia, di diversi settori merceologici e almeno 20 addetti, lo studio si propone di analizzare in quali regioni e province italiane gli imprenditori preferiscano insediare un’azienda, e per quali motivi. L’analisi è stata condotta attraverso la somministrazione di un questionario formulato ad hoc, in cui era richiesto di assegnare a regioni e province punteggi compresi tra 1 (molto sfavorevole) a 5 (molto favorevole).

Regioni: Lombardia in testa, Calabria in coda – Con un punteggio superiore a 4 (4,07) è la Lombardia la regione preferita dagli imprenditori italiani, seguita da Emilia Romagna (3,92), Veneto (3,86), Piemonte (3,58), Toscana (3,37), Trentino Alto Adige (3,34). Decisamente diversi i valori nelle regioni del Sud: se Abruzzo e Puglia si collocano a metà della forbice con valori attorno al 2,5 (Abruzzo 2,59; Puglia 2,47) e Basilicata e Molise superano anche se di poco il 2 (Basilicata 2,06; Molise 2,18) le altre si trovano sotto tale soglia psicologica. Campania e Sicilia sono infatti quasi allineate rispettivamente sull’1,98 e 1,99, la Sardegna si ferma a 1,88. In fondo alla classifica la Calabria, con il punteggio di 1,73.

“Per la nostra regione è un riscontro importante – spiega il presidente Emiliano – perché vuol dire che ha funzionato l’intero sistema Puglia: il tessuto produttivo sviluppato e dinamico, la maggiore accessibilità in termini di infrastrutture e servizi di trasporto e logistici, gli investimenti enormi della Puglia in ricerca, innovazione e internazionalizzazione. Abbiamo settori considerati performanti a livello mondiale, penso alla meccatronica e all’aerospazio, ma anche settori, come l’abbigliamento e il mobile, che stanno vivendo una stagione di ripresa. E, cosa importante, tutti questi elementi si integrano in una terra unica e accogliente per vocazione, meravigliosa in ogni suo angolo, ideale da visitare e da vivere”.

“Oggi la Puglia rappresenta una scelta ricca di vantaggi per le imprese e per gli individui – dichiara l’assessore Capone – una regione dove è vantaggioso investire per il pacchetto di incentivi regionali, ma dove è anche piacevole lavorare e soprattutto vivere. Questi elementi di attrattività di cui spesso parliamo negli incontri in Italia e all’estero oggi ricevono un riconoscimento di carattere scientifico. Non possiamo che essere fieri”.

Province: Milano in testa, Crotone in coda. Ma Pescara è più attrattiva di Aosta – La situazione viene confermata anche a livello provinciale: la Lombardia resta saldamente in testa alla classifica, con Milano che svetta al 4,07, seguita da Brescia (4), Monza e Brianza (3,99), Bergamo (3,98). A ridosso, l’Emilia Romagna, con Bologna al 3,95 e Reggio Emilia al 3,92. La prima provincia del Veneto in classifica è Verona (3,88), seguita da Vicenza e Padova (3,84). Quanto al Piemonte, l’attrattività delle province è compresa tra il 3,6 di Torino e il 3,38 di Verbanio-CusioOssola. Firenze (3,36) è la prima delle province toscane in graduatoria (l’ultima è Massa-Carrara con 3,23). Andando invece a Sud, l’Abruzzo si conferma in testa alle regioni meridionali: la prima provincia che si incontra è Pescara (2,6), seguita da Chieti (2,59) e Teramo (2,58), a pari merito con Aosta, poco distante da L’Aquila (2,56).

Bari invece registra un punteggio di 2,49, Taranto, Foggia e Lecce sono allineate sul 2,43. Le province molisane e lucane confermano il dato regionale (2,18 e 2,06). In Sicilia, Catania supera Palermo di poco (2,05 contro 2), mentre Napoli si colloca già sotto la soglia psicologica del 2 con un punteggio di 1,98, quasi allineata con Salerno (1,97). In Sardegna invece la forbice dell’attrattività è compresa tra l’1,89 di Cagliari e l’1,84 di Carbonia-Iglesias. In coda la Calabria, con valori compresi tra l’1,74 di Reggio Calabria e l’1,72 di Crotone e Vibo Valentia.

I risultati non cambiano per tipologia d’impresa – Andando a sfaccettare meglio le diverse tipologie d’imprenditori coinvolti (piccole o grandi imprese, imprese del manifatturiero o dei servizi, imprenditori giovani o anziani, con livello di istruzione differente) il risultato non cambia: tutti valutano in modo negativo l’attrattività delle regioni meridionali. Inoltre, anche se gli imprenditori meridionali assegnano punteggi più alti di quelli settentrionali alle regioni del Sud, visto che ci risiedono e lavorano, comunque la gerarchia Centro-Nord e Sud in fatto di attrattività rimane immutata.

A livello di percezione, Sud più arretrato di quanto non sia in realtà – Interessante inoltre l’analisi che mette a confronto il divario percepito dagli imprenditori a livello soggettivo con quello reale certificato ad esempio dal livello del Pil procapite nelle varie regioni. Lo studio mette infatti a confronto le regioni più sviluppate e quelle meno sviluppate dell’Italia (Lombardia e Calabria) con quelle dell’Olanda (Utrecht e Winschoten) e della Germania (Frankfurt e Flensburg). Dal paragone emerge che in Germania e Olanda il gap di attrattività tra le regioni è percepito in modo inferiore rispetto alla realtà (in Germania il divario di percezione è 1,71 contro il 2,1 del divario reale; in Olanda è rispettivamente 1,44 contro 1,8). Situazione capovolta in Italia, dove se il divario reale è pari a 2, quello di percezione sale a 2,34.

I motivi? Sotto accusa servizi di trasporto carenti e criminalità – Ma quali sono i fattori che inibiscono l’attrattività delle regioni meridionali? Che cosa allontana gli imprenditori dall’insediare imprese nel Sud? Secondo 1 su 4 degli imprenditori intervistati il problema maggiore viene dalla carenza di infrastrutture di trasporto e logistica, quindi dalla scarsa accessibilità del territorio meridionale (26,4%), seguito dalla povertà del tessuto produttivo (presenza di clienti, fornitori, altre imprese: 21,3%). Pesa fortemente anche la presenza della criminalità organizzata (13%). Da rilevare che l’inefficienza della PA, un problema notevole, viene segnalato come tale al Sud soltanto dal 3,5% degli imprenditori.

Cosa fare: Politiche di investimento in infrastrutture di trasporto, politiche industriali e campagne specifiche di comunicazione sull’area – Nella percezione degli imprenditori il Sud si presenta come un blocco monolitico tendenzialmente uniforme e ostile all’attrarre nuove imprese: “l’esistenza di tanti, molteplici, Sud, differentemente attrattivi, si legge nello studio, non è contemplata. In altre parole, per le imprese del Paese gli svantaggi localizzativi nel Mezzogiorno non presentano differenziazioni, diverse gradazioni, territoriali”. I motivi? “Questa macroregione, si legge nello studio, non è conosciuta a sufficienza nelle sue varie e diverse realtà territoriali” e anche la non conoscenza pare frutto di un disinteresse aprioristico verso l’area, di una serie di cliché che fanno fatica a essere estirpati.

Politiche di investimento in infrastrutture di trasporto, politiche industriali e campagne specifiche di comunicazione sull’area sono, secondo lo studio, gli strumenti necessari ad aggredire la scarsa attrattività del Sud. In particolare, servono azioni “nel trasporto ferroviario, nella portualità, nell’intermodalità e nelle piattaforme logistiche” sia per potenziare l’accessibilità del Sud dall’esterno che favorire la mobilità interna integrando a sistema le reti di trasporto meridionali. Per impedire la desertificazione industriale servono misure a sostegno delle imprese e azioni specifiche anticriminalità. Inoltre, last but not least, conclude lo studio, “strategie di comunicazione e promozione, a livello centrale e locale, che consentano di scardinare la cappa mediatica che oggi tende a mettere tutto il Sud sotto un unico cappello”.

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