SALENTO – Gli infettivologi la chiamano “recrudescenza” e parlano di un irresponsabile aumento della sifilide, della tubercolosi bacillifera (Tbc) e dell’Hiv (l’anticamera dell’Aids) negli ultimi 2-3 anni in provincia di Lecce. 

Lo rende noto l’Associazione Salute Salento.

Le cause? Per il momento sono solo ipotesi supportate dai dati. Al reparto “Malattie infettive” del “Vito Fazzi” i sanitari sono convinti che l’impennata dei ricoveri acuti per Hiv e sifilide si registra in estate e a settembre. Nel mirino dei sospetti il « turismo-spazzatura» dei tossicodipendenti che sicuramente – sostengono gli infettivologi – favorisce la diffusione delle malattie sessualmente trasmesse.

Anche se non sono esenti le persone anziane. L’anno scorso vi furono tre casi di soggetti sieropositivi, non più giovani, che dalla Lombardia e dalla Liguria con la famiglia si sono stabilite nel Salento perché piace il clima e l’accoglienza.

Le indicazioni più evidenti si concentrano però sui dilaganti rapporti omosessuali, sulla mancanza di misure di prevenzione e sulla non conoscenza dei rischi. Il piacere, la vita sessuale libera e sfrenata, soprattutto dei giovani all’arrembaggio del Salento, sarebbero secondo i medici del Fazzi, tra le cause della diffusione dei virus.

L’anno scorso nei due reparti “Infettivi” di Lecce e Galatina (in odore di chiusura) sono finiti 40 – 50 pazienti. In tutto il territorio gli ambulatori della Asl seguono circa 250 pazienti, di cui almeno 15, in un solo anno, al Fazzi. In media 2-3 decessi all’anno.

L’altro motivo di preoccupazione arriva dalla tubercolosi bacillifera, veicolata soprattutto dagli immigrati.

«Il problema serio è la Tbc (una malattia che si credeva ormai debellata)  – spiega il primario del Fazzi Anacleto Romano – Molti dei ricoverati sono extracomunitari e di colore. Noi li ricoveriamo in isolamento, li negativizziamo, poi escono dall’ospedale e magari non hanno il medico curante che li segua nei 6 mesi successivi. Oppure non hanno la possibilità di avere i farmaci, non fanno la terapia orale perché non ci pensano più e quindi contagiano qualcuno».

A parte la Romania dove c’è una diffusione importante della Tbc, il contagio fra gli immigrati di colore è dovuto verosimilmente alle carenti condizioni igienico-sanitarie e alla promiscuità abitativa».

Nel 2014, l’anno boom, nel reparto infettivi di Lecce sono stati ricoverati 19 soggetti affetti da Tbc, di cui 11 stranieri.

Nel 2015 gli stranieri con Tbc al Fazzi sono stati 8 (6 di colore). Nel 2016 fino a settembre, i casi acuti sono stati 9.