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Politica, Tricase

TRICASE – ALFREDO DE GIUSEPPE: “ASSOLTO PER ADUNANZA SEDIZIOSA”.

Probabilmente alcuni lettori de “il Volantino” ricorderanno un mio intervento nel febbraio 2015 in cui denunciavo di essere stato condannato con Decreto Penale per aver organizzato e promosso un incontro fra i cittadini della zona 167 di Tricase, senza la preventiva autorizzazione dell’Autorità di Polizia. Rimetto in fila i fatti per come si sono effettivamente svolti e chiariti in sede processuale nella seduta del 21 dicembre 2015:

Qui l’articolo pubblicato sul “Il Volantino”  per rinfrescare la memoria dei lettori LE ADUNANZE SEDIZIOSE

Il Comune di Tricase tenta con un progetto datato 2007 di dare una sistemata alla degradata zona delle case popolari, ma fa un clamoroso autogol: pur di rispettare un progetto sbagliato, ghettizza in via permanente i residenti con la chiusura di una strada e la costruzione di un’inutile marciapiede/passeggiata/pista ciclabile di circa 400 metri e che non si collega con nient’altro;

Nel marzo 2013, mentre ancora ci sono le ruspe e le maestranze, raccolgo documenti, progetti oltre ad alcune lamentale dei residenti e scrivo un articolo dal titolo “Lavori in corso…pessimi”

Nell’aprile 2013 un gruppo di residenti fa copia e incolla del mio articolo, lo trasforma in petizione sottoscritta da circa 60 persone e lo presenta all’attenzione dell’Amministrazione Comunale; il Sindaco prontamente risponde sul Volantino: “facciamo finire questi lavori come previsti dal progetto, poi troveremo una soluzione”;

Trascorrono alcuni mesi, i residenti sentono aumentare il disagio provocato dalla conclusione dei lavori senza che nessuno raccolga le loro proteste e decidono di organizzare una piccola manifestazione proprio sul marciapiede della discordia;

• Uno dei residenti si reca presso il Comando dei Vigili Urbani e protocolla una comunicazione in tal senso per il 10 novembre 2013, piove a dirotto, la manifestazione viene rinviata alla domenica successiva;

• Non viene nessun vigile a controllare, nessuno pensa di fare nuova comunicazione anche perché si intuisce subito che sarà una riunione con pochissime persone e comunque sembra quasi un incontro condominiale, una cosetta senza alcun clamore mediatico, dove gli unici invitati oltre al sottoscritto sono i consiglieri comunali di maggioranza e minoranza (ce n’erano solo due);

La riunione sortisce un incontro formale con il Sindaco presso la Casa Comunale che di fatto non modifica alcunché, che però certifica ulteriormente che c’è un movimento di protesta fra i cittadini del cosiddetto Bronks;

Il Sindaco in sovrappiù chiama il Comandante dei Vigili e chiede formalmente se quella riunione fosse stata autorizzata (anche se poi scriverà che non era certo sua intenzione arrivare a incriminazioni penali);

Il Comandante fa una breve istruttoria, vede che l’articolo pubblicato coincide con la petizione e invia documentazione alla Procura della Repubblica, che d’ufficio, senza mai che fossi sentito da nessuno, mi condanna a una sanzione di 3.900 euro e la menzione sul Casellario Giudiziario; sembrava uno scherzo e invece era kafkianamente vero;

Il processo tenutosi, su mia opposizione, presso il Tribunale Penale di Lecce ha definitivamente chiarito che era stato il movimento spontaneo dei residenti ad organizzare tale incontro (dimostrato dalle testimonianze e da una serie di documenti fra cui la comunicazione ai vigili, la petizione sottoscritta dai residenti e gli stessi articoli de “il Volantino”) e che io non potevo essere condannato per il solo fatto di aver scritto un commento su tutta la vicenda; in effetti si era trattato di una piccola e pacifica assemblea, con poche persone e senza alcun risvolto legato all’ordine pubblico;

Sono stato assolto “per non aver commesso il fatto”, dovendo però affrontare un inutile processo, costi e dispendio di tempo mio e di altre sei-sette persone;

Tale processo però ha raggiunto un altro importante scopo: i residenti della 167 in questi mesi hanno pensato che è ormai inutile lottare per il proprio diritto di essere uguali agli altri cittadini di Tricase; non vogliono essere coinvolti in questioni di Legge e hanno accettato la conclusione che il Potere (anche al di là delle singole persone) ragiona sempre e soltanto a protezione di se stesso e che tutto il resto non conta;

Il marciapiede, l’assurda cesura che li ha ghettizzati oltre a quanto già lo fossero per altri e più importanti motivi è ancora lì, forse nessuno se ne occuperà più. Lo scopo principale dell’intimidazione nei miei confronti è stato raggiunto: i cittadini, specie i più deboli, devono subire in silenzio, anche un semplice flash-mob potrebbe essere pericoloso, la città non corre più il rischio di vedere la zona 167 integrata con negozi e attività varie, che i residenti stiano tutti buoni e tranquilli, si eviteranno almeno un processo.

Io personalmente non mi sono mai intimidito e per quanto mi sarà possibile continuerò a seguire una faccenda che mescola degrado e arroganza, una progettualità concettuale e non pragmatica, una filosofia di arretratezza.

alfredo de giuseppe

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