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TRICASE – BORGO ANTICO DI CAPRARICA DEL CAPO – 8 AGOSTO 2015 “MACARIA CISTAREDDHA”

Un ritorno alle atmosfere contadini per riscoprire le origini della cucina salentina.

La “Macaria Cistareddha” non è una sagra; E’ UNA FESTA. Ed è una FESTA POPOLARE, nel senso che è stata voluta dal POPOLO CAPRARICESE, di cui l’Associazione culturale “Sant’Andrea” è il segno di una volontà di rinascita e di radicamento assolutamente attestanti la vitalità della Comunità di Caprarica del Capo, popoloso quartiere del comune di Tricase.
“Macaria Cistareddha” è un microcosmo variegato con un certo grado di complessità per le varianti culturali, antropologiche e tradizionali, in essa comprese. Risulta un momento della vita sociale della comunità che interrompe la sequenza delle normali attività quotidiane, opponendovisi come periodo di particolare effervescenza producendo alta accoglienza per gli ospiti, arrivino essi da lontano oppure dai paesi vicini, o che siano gli stessi residenti che per una notte decidano di essere “ospitati e coccolati” dalla propria comunità.

“Macaria Cistareddha” ha recuperato il valore del popolo nel suo momento di festa, intesa come spazio/ambiente dell’anima, luogo di confronto culturale e interculturale, tramite l’organizzazione associazionistica di volontariato culturale, dove le attività per il recupero storico e ambientale dei piatti poveri della tradizionale cucina locale favoriscano l’incontro per occupare collettivamente il tempo libero come tempo festivo e comunitario, contrapposto alla logica individualistica di un tempo privato e personale.

Con tale recupero del momento collettivo di condivisione comunitaria, “Macaria Cistareddha” dà la possibilità di recuperare spazi e ambiti ricchi di senso , significato, riportando e riconsegnando al presente, i valori insiti nel mondo contadino, tramite la riscoperta della memoria storica e di un’identità culturale, a livello individuale, locale e globale, ricercando valori liberatori, veri e autentici, da riapplicare nel contesto sociale attuale per ricrearci e riappropriarci di contenuti significativi nella vita quotidiana, anche tramite la ricerca/azione di animazione.

Solo tale consapevolezza induce ogni anno diecine e diecine di volontari dell’ Associazione “Sant’Andrea” al recupero della “festa”, che diventa tale nel momento della sua preparazione in cui viene consumata, per poi essere aperta, condivisa e spartita con gli altri.

La consumazione della “Macaria Cistareddha” è fatta di gesti antichissimi di nonne e mamme intente a preparare le antiche pietanze povere a base di legumi e verdure, di “pasta fatta in casa”, di molteplici varietà di carni, di verdure di stagione, di pittule e sciusceri: la saggezza di un popolo che nella povertà dei tempi sapeva moltiplicare la solidarietà degli odori e dei sapori. E tutto si svolge lungo un itinerario arricchito delle opere dell’artigianato locale e di una mostra artistico-artigianale nell’antico frantoio ipogeo, nel cuore del centro storico capraricense.
E nell’aria gli antichi suoni e le sempre attualissime parole delle canzoni popolari che accompagnavano la vita nei campi delle donne e degli uomini che sono le origini mai dimenticate della comunità di oggi.
In tarda serata e per tutta la notte in Piazza Sant’Andrea si potrà assistere al funambolico spettacolo degli OPA CUPA guidati dal trombettista CESARE DELL’ANNA.

Specialità da gustare:

  • 1) Antipasti e sformati
  • 2) Legumi, massa e ciciri
  • 3) Carne di cavallo al sugo
  • 4) Crocchette, polpette, panzarotti, patate fritte nostrane
  • 5) Pesce fritto
  • 6) Pasta fatta in casa
  • 7) Carne alla brace
  • 8) Pittule
  • 9) Dolci e frutta

fonte: sagrecapodileuca.com

CAPRARICA DEL CAPO

In merito all’origine del Casale e del toponimo è giusto ricordare che, secondo una vecchia tradizione, in origine esisteva un ovile di capre le quali davano molto latte.

Giacomo Arditi scrive: “E’ vecchia tradizione che quivi in origine esisteva un ovile di capre, le quali per l’aria e i prati confacenti davano molto latte. Da ciò una certa agiatezza dei caprari; e perché il benessere invita all’essere e lo moltiplica ei vennero di passo in passo aumentandosi fino a formare un paesello, che dalla natura dell’industria chiamarono Caprarica (capra-ricca), seguito poi dall’aggiunto del Capo per distinguerlo da un altro villaggio di simil nome esistente in Circondario di Lecce”.

Il casale di Caprarica sorse probabilmente intorno al XII secolo, seguendo per un certo periodo le vicende della contea di Alessano, dove erano feudatari i Della Ratta. Successivamente, la città di Alessano, con tutti i suoi casali e feudi, passò ai Del Balzo; in seguito alla famiglia di Ferrante di Capua e poi a Ferrante di Gonzaga. Andrea Gonzaga, nel 1585, la donò al nipote Ferrante II; poi fu di Luzio Mellacqua, di Pompeo Ventura, di nuovo dei Mellacqua, dei Raho di Lecce e dei Vernaleone. Il Principe di Tricase, Stefano Gallone, comprò il feudo di Caprarica nel 1736 da Giuseppe Vernaleone che da questa data rimase di proprietà della famiglia Gallone.

Oggi Caprarica è un borgo ormai conurbato a Tricase, è a 106 metri di altezza sul mare. E’ situato a Sud-Est di Lecce da cui dista circa 55 km.

Da visitare

Piazza e Castello

Veduta esterna castello

Il Castello di Caprarica del Capo fu edificato nel 1524 dall’architetto tricasino Antonio Renna. Ha una forma rettangolare, 4 torri cilindriche agli angoli, un piombatoio sulla porta d’ingresso; anticamente intorno si estendeva un fossato sormontato da un ponte levatoio. Nel Castello c’erano molte stanze, pozzi, granai, alcune botole dove mettevano i prigionieri e li lasciavano morire e infine una prigione. C’era pure una chiesetta dedicata a S. Cristoforo, oggi completamente distrutta. Al centro della piazza vi è una colonna con sopra la statua di S. Andrea Apostolo, protettore del rione posta di fronte alla Chiesa Matrice.

Sul lato sinistro della Chiesa vi sono due lapidi: la prima voluta dai Capraricesi per ricordare i propri morti caduti sul lavoro negli ultimi decenni; la seconda voluta da Don Eugenio Licchetta, Parroco del luogo, quale ricordo duraturo dell’amore di Padre David Maria Turoldo per Tricase. Sulla lapide marmorea è trascritta una poesia di Turoldo dedicata a Tricase e al Salento.

 

Collinetta e Santuario della Madonna di Fatima

Santuario di Fatima

Degna di nota è la collinetta dedicata alla Madonna di Fatima. La chiesetta che vi sorge venne elevata a Santuario nel 1957 in occasione del quarantesimo anniversario delle apparizioni della Madonna di Fatima.

Sempre sulla collinetta, vicino al santuario, vi è un’antica necropoli e dalla parte opposta un boschetto che si adagia sul costone arricchendo il paesaggio, che da questo punto di osservazione è particolarmente sugestivo, spaziando dal centro abitato fino al mare Adriatico.

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