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“TRICASE CAPISUTTA”, L’ARCHITETTO VINCENZO RUBERTO: “VI SPIEGO COME E’ ANDATA”

TRICASE – Dopo la notizia dell’altro giorno pubblicata in seguito alla segnalazione social di un utente del gruppo facebook “Sei di Tricase se… riguardante lo stemma di Tricase capovolto su dei blocchi di cemento http://www.tricasenews.it/tricase-capisutta-dopo-i-lavori-a-scuola-lo-stemma-di-tricase-e-capovolto/, arriva a stretto giro la spiegazione del direttore dei lavori architetto Vincenzo Ruberto.

“Non trovo imbarazzo a dire che l’ “opera” è stata realizzata sotto la mia direzione dei lavori, circa VENTICINQUE (!) anni fa.

L’intervento generale prevedeva la messa in sicurezza del plesso scolastico (impianti antincendio, segnaletica, vie di uscita, ecc.).

La struttura in argomento rappresenta la perimetrazione di una scala antincendio, interamente in cemento armato, presente in un cortile destinato anche ad attività fisica.

I soldi previsti per l’intervento non erano, come al solito tantissimi, da utilizzare solo per le opere necessarie a garantire un minimo di sicurezza, secondo quanto previsto dalle relative norme, e senza la minima disponibilità per la realizzazione, a tergo, di piccole opere di svago e/o per il gioco, in virtù del fatto che l’istituto scolastico era ed è destinato ai bambini delle elementari.

Da architetto, ma ancor prima da genitore, mi chiedevo cosa si potesse fare per poter ingannare l’occhio su siffatta struttura, necessaria per legge, sicuramente, ma invadente e priva di alcun pregio architettonico. Ebbene, pur non essendo previsto nel computo delle opere, mi sono prodigato a realizzare, a mie spese, dei profili in polistirolo che disegnavano la figura dei numeri decimali.

Elementi, quest’ultimi, che, d’accordo con la Ditta appaltatrice (in quanto opere di particolare difficoltà, non previste nell’elenco dei lavori da realizzare e quindi escluse dal contratto, non messe a bando e dunque non remunerate) dovevano essere applicati, pur nella loro assoluta difficoltà esecutiva, internamente alle pareti in legno costituenti l’involucro della gettata in cemento della struttura in argomento.

Decisi anche, all’ultimo momento, di aggiungere il disegno del nostro emblema araldico, da applicare sulla superficie che vedete in foto. Pur invitando gli addetti ai lavoro a porre la massima attenzione (il tutto andava eseguito in fase di gettata e ad una particolare altezza da terra, come si evince dalla foto), purtroppo, a lavori eseguiti, constatavo che, erroneamente, gli elementi in polistirolo che rappresentavano il nostro stemma, ad eccezione di quelli con il numero, erano stati posizionati in maniera inversa.

A questo punto due erano le soluzioni:

1) coprire il tutto con cemento (faccio presente che tali opere di lavoro non erano previste in contratto e, dunque, non soggette ad eventuale contestazione);

2) lasciarlo a vista, con l’auspicio che l’errore potesse rappresentare per gli insegnanti, motivo di evidenza dello stesso ai loro alunni e propedeutico per l’avvio di uno studio sul disegno originale dell’emblema e sul significato dello stesso.

Decisione, quest’ultima, assunta anche con la direttrice didattica dell’epoca. Spero di essere stato esaustivo nella spiegazione.”

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