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TRICASE, L’ASSOCIAZIONE COMMERCIANTI: “E’ NOSTRO DIRITTO DI CITTADINI POTER MANIFESTARE”

La Questura nega ai commercianti di Tricase di manifestare

TRICASE – Domenica 10 maggio, la nostra Associazione, la più rappresentativa nel tessuto produttivo locale, con oltre 200 iscritti, aveva organizzato per le ore 20,00 una manifestazione/sit-in non per protestare contro qualcosa o qualcuno ma per portare all’attenzione, della cittadinanza e degli organi di governo locali e centrali, il dramma che stanno vivendo e vivrà, anche una volta superata la fase epidemiologica emergenziale, chi opera nel Commercio, nel Turismo, nei Servizi, gli artigiani e i piccoli imprenditori vittime sacrificali della lotta al contenimento della diffusione della pandemia in atto.

L’iniziativa prevedeva un presidio fisso nella immensa piazza Cappuccini di Tricase, un sit-in di circa 50 persone (in rappresentanza di tutti gli associati, distanziati e con i dispositivi di protezione nel rispetto delle disposizioni anti contagio), dalle ore 20,00 alle ore 22,00 circa, muniti di candele o altro idoneo a creare una piccola fiammella simbolo della speranza di vedere la luce in fondo a questo tunnel e sopravvivere con il nostro lavoro.

Ognuno avrebbe portato con se dei fogli con semplici messaggi di richiamo al Lavoro, alla Sicurezza e alla Speranza di un futuro, per le nostre attività, e la Presidente e due consiglieri, delegati dal Direttivo, avrebbero preso la parola per esporre le richieste che di seguito le elenchiamo:

A) regole di riapertura certe e sostenibili.

B) sostegno economico del Stato nell’adozione delle misure di sanificazione e degli adempimenti relativi (mascherine, igienizzanti, d.p.i. e tutto ciò che comportano le procedure di contrasto al covid 19. Sono misure a tutela della salute pubblica, misure atte a proteggere la generalità dei cittadini e non possiamo immaginarle solo a carico del singolo esercente).

C) esenzione totale per il primo anno e parziale (almeno dimezzata) per i successivi due da Tasse, Tributi, Contributi, Imposte, ecc. sia nazionali che regionali, provinciali e comunali.

D) ricontrattazione degli affitti (per un anno e con agevolazioni anche per i proprietari che aderiranno) e dei mutui per legge (con blocco degli interessi e delle rate per un anno).

E) riduzione della tassazione sugli immobili per le partite iva che svolgono l’attività negli immobili di proprietà.

F) erogazione di contributi a fondo perduto per agevolare la ripresa.

G) prestiti a tasso zero da restituire dal terzo anno.

H) contributo per le spese di gestione (luce, gas, materie prime, dipendenti, etc. etc.).

I) ammortizzatori sociali anche per i titolari di partita I.V.A. al pari di quanto già per i dipendenti e le grandi società di capitali (cassa integrazione, ecc.).

J) pianificazione e programmazione della ripresa (un piano di rientro a regime)

In data 04 c.m. , come previsto dalla legge abbiamo inoltrato la comunicazione a Questura,
Prefettura ed agli altri organi addetti al controllo, chiedendo di comunicarci le prescrizioni ritenute
doverose o necessarie nella realizzazione dell’evento.

Ci stavamo organizzando per invitare Sindaco, Assessori e Consiglieri Comunali di Tricase e ad
inviare la comunicazione alle altre organizzazioni ed ai mezzi di comunicazione di massa chiedendo aiprimi la presenza ed agli altri il loro sostegno.

Avevamo dato per scontato che, nel rispetto delle norme anticontagio, era nostro fondamentale
diritto di cittadini sollecitare l’attenzione sull’emergenza economica e sociale che l’emergenza sanitaria ha generato.

E’ nostro fondamentale diritto di cittadini manifestare democraticamente e pacificamente il nostro pensiero. E’ nostro fondamentale diritto di cittadini esprimere le proprie idee e le proprie ragioni.

Ciò non è stato possibile! La nostra Presidente è stata immediatamente convocata dalla Digos in Questura e con estrema gentilezza, garbo e professionalità gli è stato chiesto di non dare seguito all’iniziativa.

Gli è stato chiesto di aderire all’invito prospettando conseguenze anche penali a suo
carico. NON CE LO ASPETTAVAMO.

Il diritto di muoversi liberamente, di ritrovarsi liberamente, di frequentare liberamente gli altri
cittadini lo abbiamo accettato per la superiore esigenza di tutelare la salute e la sicurezza di tutta la
popolazione. Estrema soluzione cui non vi era alternativa alcuna (è passato da qualche giorno il 25
Aprile, festa della nostra Nazione che ci ricorda che migliaia di uomini e donne hanno rinunciato allaloro vita, lottando per conquistarci la libertà).

Non ci si aspettava la limitazione delle libertà fondamentali del cittadino fino a tale punto e questo
ha provocato indignazione e prese di posizioni nel Direttivo!

Adesso siamo nella fase due, abbiamo organizzato un sit-in e non un corteo o una manifestazione in
movimento per essere certi di mantenere le distanze di sicurezza tra gli individui; lo abbiamo
organizzato di sera e non di giorno perché non ci fossero cittadini in transito che mischiandosi agli
associati potevano portare a ridurre le distanze; lo abbiamo comunicato con larghissimo anticipo in
modo da acquisire ed adeguare l’iniziativa ad ogni prescrizione che l’autorità avesse ritenuto di
ordinare. Ma non ci aspettavamo un NO!!!

Questo “NO” da alcuni è stato ritenuto illegittimo ed incostituzionale ed è stato chiesto di andare
avanti. Sono state minacciate dimissioni e c’è una seria spaccatura in un gruppo, compatto e affiatato, che da circa due anni sta promuovendo (nella comunità locale delle attività produttive) il territorio e lo spirito di collaborazione e solidarietà.

Come facciamo a dire a chi ci Governa che:
1. Chiediamo interventi concreti e un approccio realista alla situazione economica.

2. Che sappiamo tutti che avremo una gravissima contrazione del mercato nei prossimi 18 mesi (come minimo).

3. Che dal Governo ci aspettiamo che si occupi anche di questo e non solo del gel per le mani.

4. Che non ci può mandare in banca a prendere (in prestito) dei soldi che non sono ancora oggi pronti da erogare.

5. Che le tasse che sta spostando di un mese noi non saremo in grado di pagarle perché non abbiamo neanche le risorse per la riapertura e l’adeguamento alle nuove prescrizioni.

6. Che non sappiamo come pagare i fornitori della merce che giace invenduta in magazzino.

7. Che non abbiamo da pagare i nostri collaboratori.

8. Come facciamo a dirgli che forse dovrebbe non trattarci come “vacche da mungitura” e darci il necessario sostegno per riaprire e dare il nostro contributo alla ripresa.

9. Che riaprire non serve a nulla se da qui a poco le nostre attività moriranno di stenti in una “pandemia” economica pari a quella sanitaria.

10. Che l’emergenza economica e sociale, conseguenza dell’emergenza sanitaria, è di pari portata è gravità del Coronavirus. Sempre un’ecatombe dobbiamo provare ad evitare!!! Perché è un’ecatombe di imprese che abbiamo davanti! e questo, nel corpo sociale, porterà a drammi personali, familiari e umani non meno gravi di quelli provocati dal covid19 sui corpi delle persone.

11. Che per salvare il tessuto economico sociale servono misure serie e forti come lo è stato per impedire la diffusione del virus.

Ancora un’ora fa qualcuno di noi, ed a ragione, ha sostenuto che non vi è altro
modo e che dobbiamo esprimere a qualunque costo il nostro pensiero ed il nostro dolore. Che
dobbiamo portare avanti l’iniziativa e avanzare le nostre richieste, necessarie ed indispensabili per
sopravvivere, perché lo dobbiamo a noi stessi, ai nostri figli, alle persone che lavorano con noi e alla
nostra comunità.

Qualcuno voleva che si comunicasse alla Questura l’intento di fare comunque la manifestazione,
sostenendo che il sig. Questore non avrebbe fatto una diffida formale perché sarebbe stata illegittima.

Ma noi siamo persone pacifiche che vogliono vivere serenamente. Dare ai propri cari serenità, pagare le tasse e le spese per mantenere i figli all’università, uscire in strada a testa alta e relazionarsi con le forze dell’ordine continuando a vederle come persone di noi che lavorano per garantirci sicurezza e tutelare i nostri diritti.

Già l’essere convocati dalla Digos ci ha messi in apprensione e poi la nostra Presidente ha una parola che per noi ha un valore da salvaguardare.

Per questo la maggioranza ha deciso di adeguarsi all’invito.

NON FAREMO IL SIT-IN stasera e per far sentire la nostra voce a chi ci governa un’alternativa c’è!

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